Attualità

Verso il Consiglio Europeo. La doppia partita del premier Conte

Redazione Romana mercoledì 19 giugno 2019

Rispettosi delle regole europee, determinati a evitare la procedura d'infrazione per disavanzo eccessivo, ma convinti della bontà delle politiche economiche messe in campo: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, interviene in aula alla Camera per illustrare la posizione dell'Italia sui maggiori dossier europei e, tra questi, la lente che Bruxelles ha puntato sui conti pubblici. «Siamo tutti determinati ad evitare» la procedura di infrazione europea, «ma siamo anche convinti della nostra politica economica. Vogliamo un dialogo costruttivo con l'Unione Europea, e l'Italia intende rispettare le regole, senza che ciò impedisca di farci portatori di una riflessione incisiva su come adeguare le regole stesse perché l'Unione sia in grado di affrontare crisi globali», sono state le parole di Conte. Il premier sarà domani a Bruxelles per la due giorni di vertice con gli omologhi europei. Sul tavolo del Justus Lipsius, il palazzo che ospita i summit, si incroceranno due partite cruciali per l'Italia: le nomine dei nuovi vertici europei e, appunto, la procedura di infrazione. Al momento, nella rosa di nomi che circolano per gli alti incarichi comunitari - da Michel Barnier a Christine Lagarde passando per Guy Verofhstadt e Olli Rehn - non figura nessun italiano.

L'Italia punta a ottenere un portafoglio economico di rilievo in Commissione come Commercio, Bilancio o Concorrenza: «L'Italia auspica per sé un portafoglio economico di prima linea», sottolinea Conte per il quale la bussola da seguire nell'indicare le alte cariche deve essere quella del voto europeo e, dunque, "di fondamentale importanza è che da tale confronto emerga un segnale ai cittadini circa la capacità di
tenere conto della domanda di cambiamento dei cittadini». Un modo per dare forza alla posizione
italiana: la Lega del vice premier Matteo Salvini è infatti uno dei partiti più votati, dietro solo ai polacchi di Diritto e Giustizia e al Partito Popolare del cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Per quello che riguarda il tema della procedura di infrazione, la data da segnare sul calendario è quella del 9 luglio quando spetterà
all'Ecofin decidere se confermare o meno la decisione della Commissione di avviare la procedura di infrazione nei confronti dell'Italia. L'Italia, dunque, è impegnata per evitare la procedura, ma la vera sfida rimane la modifica delle regole europee che Conte considera troppo sbilanciate sul versante della stabilità, a discapito delle prospettiva di crescita economica. «L'Unione sia attrezzata ad affrontare crisi finanziarie sistemiche e globali e assicuri un effettivo equilibrio tra stabilità e crescita e tra riduzione e condivisione dei rischi», è l'auspicio formulato dal premier: «Binomi, questi, complementari e non in contrasto tra loro come continuano a sostenere i fautori di un approccio procedurale che ha costretto l'Europa a criticare ex post proprie decisioni e misure che sono poi i cittadini europei ad aver pagato e a rischiare di pagare in prospettiva». In aggiunta a questi dossier, il governo italiano porterà al primo Consiglio Europeo della nuova legislatura europea, una propria agenda di priorità: «Una governance europea sulle migrazioni, sui rimpatri e di contrasto al traffico illegale di esseri umani; realizzazione di forme di salario minimo europeo; un budget dell'Eurozona per la stabilizzazione economica, che metta al riparo da turbolenze finanziarie; un impulso concreto per incentivare investimenti pubblici produttivi; una Unione che promuova politiche
ambientali per l'economia circolare, senza che ciò incrini l'unità europea; una adeguata tutela europea dei prodotti agricoli, etichettatura e tracciabilità, rispettosa di imprenditori e consumatori; miglioramento della cooperazione al contrasto del terrorismo internazionale e del crimine organizzato; una politica di difesa comune adeguata».

M5s-Lega: tagliare le tasse e niente manovre recessive
M5s e Lega impegnano il governo a «favorire uno spirito di piena collaborazione e dialogo con le istituzioni Ue, assicurando che venga preservata la sostenibilità delle finanze pubbliche in un quadro di non aumento e di progressiva riduzione della pressione fiscale, nel segno della sostenibilità sociale e senza manovre recessive, al fine di scongiurare l'effettivo avvio di una procedura d'infrazione per debito eccessivo». Così la risoluzione di maggioranza presentata alla Camera.

Tria: minibot non servono e nessuno vuole uscire dall'euro
«Nessuno nel governo pensa che dobbiamo uscire dall'Eurosistema. Questo è sicuro». Lo sottolinea in un'intervista al Financial Times il ministro dell'Economia Giovanni Tria. «Non so - aggiunge - se le proposte di Salvini come quelle sui minibot in realtà aprano la strada per un'uscita dell'Italia dall'euro: «Spero che questa non sia la realtà. Io non la penso così». Tria ribadisce «come economista» di non essere d'accordo con questa idea: «Sono un ministro e tutto quello che posso dire è che non abbiamo bisogno di uno strumento» come i minibot.  «Possiamo pagare il nostro debito normalmente usando la nostra moneta, l'euro», conclude e «quindi non abbiamo bisogno di altri strumenti valutari».