Attualità

La manifestazione al Circo Massimo . Veltroni: «L'Italia è meglio di chi la governa»

Roberta D'Angelo lunedì 27 ottobre 2008
La "sua" Italia, quella «migliore della destra che la governa», non lo ha deluso. È accorsa al Circo Massimo partendo anche dall’estero, dice il segretario, in gran numero. Quanto grande sia questo numero è sempre difficile calcolare, tra la cifra urlata dal palco – «Siamo due milioni e mezzo» – e confermata indirettamente da Veltroni, e i duecentomila secondo le fonti della Questura. Ma lo stadio è pieno e questo basta al leader del Partito democratico per confermare la sua leadership. Walter Veltroni guarda la sua gente sventolare le bandiere sotto un cielo plumbeo che resiste a scaricare la pioggia, e mentre parla l’intero staff dirigente gli sta alle spalle, braccia conserte, ad ascoltare. È il giorno dell’unità del Pd, perché, avverte il vicesegretario Dario Franceschini, «di fronte a un’emergenza si serrano le fila. Lo ha capito la gente e anche il gruppo dirigente». Walter sventola la sua piazza sotto gli occhi di chi non avrebbe voluto la manifestazione in tempo di crisi economica mondiale, di chi la voleva più "contro" il governo e di chi la voleva "per". Lui riesce ancora una volta nella sua specialità: un po’ per ma anche un po’ contro.Così l’ex sindaco di Roma non delude chi voleva un Pd responsabile, pronto a dire, ma soprattutto a proporsi per fare la sua parte. Veltroni sforna la sua ricetta condita al veleno, contro la crisi economica, puntando su quell’economia reale che l’esecutivo-Berlusconi finora non ha toccato, dice, perché il premier «è totalmente inadeguato a fronteggiare la gravissima crisi». Un esempio? «Perché Berlusconi può arrivare ad annunciare una decisione non presa come la chiusura dei mercati, facendosi smentire perfino dalla Casa Bianca? Se lo avessero fatto Brown o Merkel sarebbe successa una catastrofe, invece non è successo niente, perché sanno chi è lui». Dunque, il consiglio pd: «Ridurre, a partire dalla prossima tredicesima, il peso delle tasse sui lavoratori dipendenti e sui pensionati; destinare a questa misura 6 miliardi di euro, in un insieme di interventi che valgono lo 0,5% del Pil». Un intervento «rilevante ma sostenibile», tanto più dopo le decisioni sui parametri europei, per una finanza pubblica «risanata dall’azione di un uomo che quando governava pensava al Paese, e non a se stesso: Romano Prodi». È vero che la spesa pubblica va ridotta. Ma «spendendo meglio, non spendendo meno e basta, senza preoccuparsi di cosa ne sarà delle scuole, degli ospedali, della sicurezza dei cittadini». Il punto è che nell’azione del centrodestra «non c’è traccia di lotta all’evasione fiscale».Ed è la scuola l’altro tavolo che il Partito democratico è pronto ad aprire. Il segretario ha più volte parlato in questi giorni la stessa lingua degli studenti che protestano in tutta Italia. E una folta rappresentanza lo ha seguito fino alla destra del palco. «Avete cammuffato i tagli sotto le mentite spoglie di una "riformetta" che ha mortificato la dignità culturale e professionale dei docenti, la partecipazione di genitori e studenti». Ed ecco, «noi vi facciamo una proposta: il governo ritiri o sospenda il decreto», «modifichi con la finanziaria le scelte di bilancio fatte e avvii subito un confronto con tutti i soggetti interessati».Fin qui la promessa di una manifestazione "per" è rispettata. Ma Veltroni ora cerca la rivincita sulla sconfitta elettorale della scorsa primavera. «L’incredibile riuscita di questa manifestazione farà venire il sangue amaro a molti – ironizza, – . Questa manifestazione è la realtà, rispetto al mondo virtuale». E la realtà è un «Paese antifascista», dice il leader piddì, pronto a cavalcare le polemiche sul passato. Un Paese «interculturale» e «non razzista», con un governo che invece incita all’odio razziale, secondo Veltroni. È il Paese della «legalità», dove «un ragazzo rischia la vita e continua a combattere contro la camorra»: è lo scrittore Saviano a cui «va il grazie di tutti noi». Insomma, per il governo «la democrazia è un consiglio di amministrazione». Quindi Walter sciorina il repertorio ormai noto contro l’avversario. Per concludere che «un’altra Italia è possibile. La faremo insieme», perché l’opposizione è una condizione «pro tempore per il Pd».