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Coronavirus. I grandi esclusi dai vaccini? Sono i disabili

Antonio Maria Mira martedì 5 gennaio 2021

Nel piano nazionale delle vaccinazioni anti Covid i disabili e chi li assiste, in primo luogo le famiglie, non ci sono. Nell’elenco delle categorie prioritarie per la somministrazione del vaccino ci sono, come è noto, il personale sanitario, i residenti e il personale delle Rsa, le persone in età avanzata. Nessun riferimento ai disabili, tranne quelli "ricoverati" nelle Rsa, in gran parte anziani.

Nessuno ai caregiver, alle badanti, ai familiari di queste persone fragili.

Eppure il 2 dicembre, proprio in occasione della presentazione del piano delle vaccinazioni, la Camera aveva approvato una risoluzione che impegnava il governo «ad assicurare in via prioritaria la protezione vaccinale» alle «persone che versano in condizioni di fragilità».

I disabili, dunque. Risultato? A livello nazionale nessuno, mentre l’unica Regione che si è mossa è il Lazio che con una propria determinazione ha inserito nella "fase 2" le «persone con comorbidità severa, immunodeficienza e/o fragilità di ogni età», cioè i disabili e anche le persone che frequentano le Rsa in modalità semiresidenziale, non considerata nel Piano nazionale. Dal resto delle Regioni ancora nulla.

Una grave mancanza denunciata più volte in questi giorni dalle associazioni del mondo della disabilità. Anche perché la prima richiesta di attenzione risale addirittura al 31 ottobre, ed era stata fatta a livello europeo. Più di due mesi fa Yannis Vardakastanis, presidente dell’Edf, il Forum Europeo sulla Disabilità, che coordina tutte le associazioni, chiedeva di «includere le persone con disabilità e le organizzazioni che le rappresentano nella pianificazione delle strategie di vaccinazione, fornendo loro, così come alla loro rete di sostegno, un accesso prioritario a vaccinazioni sicure, affidabili e gratuite».

Il 3 dicembre, in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, il Cese, il Comitato Economico e Sociale Europeo fa proprio l’appello e lo rilancia con forze, come ci ricorda Pietro Barbieri, che nel Cese è presidente del Gruppo di Studio sui diritti delle persone con disabilità, sottolineando però come «in nessun luogo decisorio dell’Ue è stato presentato un protocollo dove si sottoscriva che le persone con disabilità debbano avere la priorità ad accedere ai vaccini». Solo il 23 dicembre Stella Kyriakides e Helena Dalli, Commissarie Ue per la Salute e la Sicurezza Alimentare e per l’Uguaglianza e la Parità di Genere, rispondono assicurando «il nostro impegno a prendere tutte le misure necessarie per proteggere la salute dei nostri cittadini, comprese le persone con disabilità». Niente di più. Nel frattempo solo Irlanda e Svezia inseriscono i disabili tra le persone da vaccinare prioritariamente, così come la Gran Bretagna, facendo un lungo elenco di precise condizioni patologiche e aggiungendo «condizioni analoghe».

In Italia nulla, tranne il Lazio, una promessa fatta dalla Sicilia all’Anci e alcune aperture di altre regioni ai semiresidenziali.

Anche se proprio le Regioni avrebbero l’autonomia per proprie iniziative. La reazione associativa è durissima. «Eravamo convinti che si trattasse solo di una svista, magari data dalla solita superficialità e poca conoscenza della disabilità che, non di rado e nostro malgrado, siamo costretti a registrare anche da parte di chi, invece, quelle conoscenze dovrebbe avere. Ma nonostante i nostri ripetuti e pressanti appelli, a distanza di settimane, assistiamo ad un "assordante silenzio" da parte del ministro Speranza e del commissario Arcuri», è l’accusa di Roberto Speziale, Presidente dell’Anffas.

E anche Fish e Fand hanno scritto a Speranza, chiedendo «con urgenza e certezza la garanzia e il pieno accesso alle cure e alla salute in condizione di sicurezza ed agibilità anche rispetto alle differenti disabilità, a partire dai vaccini che dovranno essere garantiti per tutte le persone con disabilità e alle persone con quadri clinici di particolare rischio e non solo per coloro in stato di ricovero».

Come ci ricorda sempre Barbieri, «è evidente la contraddizione tra l’aver esentato i disabili dal rispetto del distanziamento e dall’uso delle mascherine, e non aver previsto per loro la priorità per i vaccini». E non basta tenerli chiusi in casa, perché non prevedere il vaccino per cargiver e badanti li mette a forte rischio. Ancor di più per alcuni disabili che per le proprie patologie non possono vaccinarsi e dovrebbero essere ancor più tutelati. Così come le famiglie dei disabili mentali gravi che stanno vivendo da mesi condizioni difficilissime e temono di portare a casa il contagio.