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Appelli. «Vaccini anticovid accessibili a tutti. Così rischiano anche i Paesi ricchi»

Redazione Internet mercoledì 7 aprile 2021

I vaccini devono essere disponibili per tutti

C'è qualcosa che proprio non va nella campagna vaccinale a livello mondiale. I vaccini sono pochi, mal distribuiti e molto costosi. In questo modo una parte notevole della popolazione mondiale resterà indietro. Ma anche a fare finta di niente dal punto di vista morale, si dovranno fare i conti con le ripercussioni negative sull'economia.

La scarsità di dosi e i costi insostenibili per i paesi in via di sviluppo, infatti, potrebbero far pagare un prezzo altissimo anche alle nazioni più ricche, che si sono assicurate finora la stragrande maggioranza delle forniture: in media quest’anno si ipotizza fino a 2000 dollari in meno di capacità di spesa pro-capite, per l’Italia circa 1500 dollari. Insieme Usa, Regno Unito, Giappone, Germania, Francia e Italia potrebbero perdere 2.300 miliardi di dollari.

In occasione degli Spring Meetings del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale di questa settimana e in vista del G20 Finanze di oggi, arriva l'appello urgente di Oxfam e altre Ong per una nuova emissione di diritti speciali di prelievo, una loro riallocazione a favore dei paesi poveri, la cancellazione del debito e il rispetto degli impegni sull’aiuto allo sviluppo.

Appare quindi necessario accettare la proposta avanzata da India, Sud Africa e altri 100 paesi, per la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale sui brevetti delle Big Pharma.

I leader delle nazioni più ricche sono chiamati ad affrontare con decisione il problema della cronica scarsità dei vaccini, che sta innescando accese dispute tra paesi, anche tra quelli ricchi, e serie difficoltà economiche ovunque. Devono quindi non tergiversare ulteriormente con la deliberazione di una nuova, per quanto limitata, emissione di diritti speciali di prelievo (Dsp) per 650 miliardi di dollari, fornendo liquidità extra ai paesi a basso e medio reddito che ne hanno disperato bisogno.

Solo così si potranno garantire protezione sanitaria e sostegno economico a chi si trova in maggiori difficoltà nell’affrontare il Covid-9, mentre il virus continua a diffondersi e mutare, mettendo a repentaglio la vita e la salute delle persone ovunque e continuando a minare l'economia mondiale, che è sempre più interconnessa. L’attuale approccio alla produzione e alla distribuzione dei vaccini, infatti, penalizza anche i paesi ricchi.

Difendendo gli interessi del settore farmaceutico, i paesi ricchi di fatto stanno danneggiando anche le proprie economie nazionali. – sottolinea Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia - È un bizzarro atto di autolesionismo finanziario ed economico, di cui pagheremo tutti il prezzo, anche i cittadini dei paesi che come il nostro hanno avviato la campagna vaccinale e vivono le conseguenze della grave insufficienza di dosi disponibili”.

Ecco perché i leader di Usa, Regno Unito e dei Paesi Ue, devono impegnarsi da subito a sospendere i monopoli detenuti dai colossi farmaceutici, consentendo una campagna di vaccinazione di massa a livello globale entro l’anno.

La mancanza di una simile, decisa, azione globale da parte delle economie avanzate sarebbe pura miopia e porterebbe secondo le stime più pessimistiche dell’International Chamber of Commerce, a 9.200 miliardi di dollari di perdite economiche aggregate a fine 2021, di cui circa la metà ricadrebbe proprio sulle nazioni più ricche.

Vediamo queste ipotesi economiche nel dettaglio:

Gli Usa potrebbero perdere fino a 2.700 dollari di capacità di spesa pro-capite nel 2021, ossia circa 1.300 dollari in più del sussidio erogato dall’amministrazione Biden. Arrivando a fine anno a registrate un calo del Pil nazionale di 1.300 miliardi di dollari.

Allo stesso modo l’Italia potrebbe registrare una contrazione della capacità di spesa pro-capite di 1.495 dollari; il Giappone di 1.451; il Regno Unito di 1.380, ossia circa il 70% della busta paga mensile media; la Francia di 1.239 pro-capite, equivalente al costo medio di un affitto; il Canada di 1.979 dollari.

L'India potrebbe subire una contrazione dell’economia fino a 786 miliardi di dollari, equivalenti a oltre il 27%, del Pil nazionale.

Il Sudafrica potrebbe veder calare del 24% il proprio PIL, con una diminuzione di circa 874 dollari della spesa media pro-capite.

Le Filippine potrebbero registrare un calo del PIL del 18%, con circa 450 dollari di spesa pro-capite in meno.

Ovviamente i paesi ricchi potrebbero pagare un prezzo alto, ma la disuguaglianza di accesso ai vaccini colpirebbe più duramente i paesi a basso e medio reddito. E i 12 miliardi promessi dalla Banca Mondiale sono insufficienti, cruciale sostenere i paesi poveri senza farne aumentare il debito. Anche perché si tratta di una misura che, se da un lato offre una soluzione parziale nella lotta al virus, dall’altro non farà che aumentare il debito estero di paesi che in questo momento non possono davvero permetterselo.

Il tutto mentre, non va dimenticato, il prezzo dei vaccini per loro rimane proibitivo. Secondo le stime di Oxfam, un paese come l’Uganda, ad esempio, dovrebbe stanziare oltre il doppio di quanto spende per il proprio sistema sanitario in un anno, per vaccinare interamente la propria popolazione. I 12 miliardi di dollari stanziati dalla Banca Mondiale, quindi, serviranno a coprire solo una piccola parte del fabbisogno di vaccini nei paesi poveri.

Una considerevole emissione di nuovi diritti speciali di prelievo potrebbe invece sostenere il rafforzamento dei sistemi sanitari e la ripresa economica soprattutto nei paesi a basso e medio reddito. Una misura che potrebbe evitare il rischio di ulteriore indebitamento a paesi che non hanno la forza di mettere in campo Recovery Plan da migliaia di miliardi e che può essere assunta rapidamente. Basti pensare che sono stati sufficienti pochi mesi nel 2009 per stanziare con lo stesso meccanismo circa 250 miliardi di dollari.

L'appello​

Da qui l’appello urgente di Oxfam ai paesi ricchi di deliberare senza esitazioni una nuova emissione di diritti speciali di prelievo, di riallocare la propria quota di diritti speciali di prelievo a favore dei paesi poveri, di favorire la cancellazione del debito dei paesi a basso reddito e di rispettare i propri impegni in materia di aiuto allo sviluppo.

Oxfam ha anche lanciato una petizione per chiedere la sospensione del monopolio delle multinazionali farmaceutiche sui brevetti dei vaccini Covid, che si può firmare CLICCANDO QUI

Diritto alla cura: oggi il «click day»

Tra le varie iniziative c'è anche "un click per liberare i brevetti dei vaccini dai superpoteri delle aziende farmaceutiche". È questa la parola d'ordine del Comitato Italiano della Campagna Europea Diritto alla Cura, che ha promosso l'iniziativa Facebook: "Firmate la nostra petizione per la raccolta di un milione di firme CLICCANDO QUI, non c'è più tempo da perdere".

«La carenza di quantitativi adeguati di vaccini, già gravissima per i Paesi poveri, rischia di avere
pesanti ripercussioni anche per i Paesi "ricchi"- sostiene anche il Comitato Italiano della Campagna Europea Diritto alla Cura - e l'allarme di alcune regioni come Veneto, Friuli, Umbria Puglia, Veneto, che hanno "finito le dosi", ne sono drammatica riprova: è urgente spezzare il condizionamento delle aziende
farmaceutiche e mettere i brevetti a disposizione delle aziende che ne abbiano le tecnologie
. Solo così si potrà porre fine al vergognoso "balletto dei numeri", in un vortice di cui sono esclusive responsabili le aziende farmaceutiche, che sfuggono ad ogni controllo e decidono solo in base ai profitti, senza rispetto di accordi e contratti».

L'obiettivo della Campagna Europea Diritto alla Cura, promossa in Italia da un gruppo di personalità di prestigio, a cui aderiscono ad oggi 94 Organizzazioni, è quello, appunto, di raccogliere 1 milione di firme, utilizzando lo strumento dell'Ice, Iniziativa Cittadini Europei, per obbligare l'Ue a modificare gli accordi commerciali con una sospensione, almeno temporanea, dei brevetti dei vaccini. Sospensione richiesta da
India e Sudafrica, con il sostegno di un centinaio di Paesi alla riunione del Wto dello scorso 11 marzo e fino ad ora contrastata da Usa, Ue, Regno Unito, Giappone, Brasile, Canada, Svizzera, Australia e Singapore: una pesante e pericolosa battuta d'arresto per il diritto alla salute della comunità mondiale.

La pandemia, insomma, non può essere una gallina dalle uova d'oro da sfruttare sulla pelle dei più poveri e deboli per ottenere immensi profitti.