Attualità

Sanità. Vaccinazioni, la vera sfida è l’informazione

Alessia Guerrieri mercoledì 8 ottobre 2014
La fiducia, in teoria, non è massima – complice anche il dottor web con le sue notizie spesso infondate – ma nella pratica poi il sì ai vaccini è pressoché unanime. Ma se si scava un po’, anche tra quel 73% che si reputa molto preparato, ecco che affiorano dubbi, paure e verità parziali. I genitori italiani, infatti, navigano nel mare delle vaccinazioni tra timori ingiustificati e bisogno d’informazione; perciò mentre quasi 9 su 10 hanno sottoposto i figli a tutte le immunizzazioni obbligatorie, solo uno su due dice di aver scelto anche i vaccini raccomandati. Non certo per soldi – anch’essi sono rimborsati dal Sistema sanitario nazionale – quanto per falsi miti. Così, secondo un’indagine Censis condotta su mille padri e madri tra 18 e 55 anni, gli italiani si dividono tra timorosi (36%), ligi (33%), favorevoli (23%) quando si tratta di dare un’opinione sull’utilità dei vaccini, con in più un 8% di critici cronici rispetto alla prevenzione medicalizzata.Insomma, la fiducia di fondo c’è. Tuttavia è da rinsaldare, visto che pure se la maggior parte dei genitori considera le moderne vaccinazioni più sicure (73%), continua a persistere un 62% di chi invece addirittura teme possano causare malattie. Il falso legame, ad esempio, tra vaccini e autismo è solo l’ultimo caso – alimentato dalla rete – nella lista delle paure. I sieri attuali sono «sicuri, efficaci» e gli effetti avversi «costantemente monitorati» rassicura in un messaggio il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. Ma certo l’aumento delle perplessità tra i genitori (la percentuale dei bimbi vaccinati in Italia cala dell’1,5% l’anno) ha sul banco degli imputati soprattutto il web, a cui si rivolge il 40% delle famiglie. In più, il 43% dei genitori utilizza proprio Internet come giudice di ultima istanza per decidere se vaccinare o meno il figlio, anche se il medico di famiglia o il pediatra restano ancora i principali sportelli d’informazione preliminare. Ecco perché vanno individuati «percorsi di certezza», secondo la presidente della commissione Igiene e Sanità al Senato Emilia De Biasi (Pd), per «conciliare al più presto prevenzione e informazione accurata» con un occhio anche alle famiglie immigrate che con maggiori difficoltà accedono ai programmi di screening. È dunque una questione di cultura - che va diffusa anche nelle scuole - «ed è compito dello Stato, non dei social network» aggiunge la senatrice Laura Bianconi (Ncd). «Solo lo 0,5% ha detto di non averli vaccinati, ma la percentuale reale potrebbe essere un po’ più alta» ammette Ketty Vaccaro, responsabile Welfare e sanità del Censis, sottolineando come le immunizzazioni siano al quinto posto nella classifica delle strategie di prevenzione della famiglia. Appena il 6% degli adulti, inoltre, sa con precisione quali siano i vaccini obbligatori e non, con profonde differenze tra Nord e Sud.