Attualità

Dibattito. «Contro l'utero in affitto Italia in prima linea»

Angelo Picariello giovedì 24 marzo 2016
Per combattere la pratica dell’utero in affitto sul piano universale, evitando che venga aggirato il divieto contenuto nella legge 40 sulla procreazione assistita, si può fare tanto già con l’attuale legislazione. Può farlo il governo, facendo valere la sua contrarietà (ribadita più volte anche dal premier Renzi), può farlo la delegazione italiana nei diversi organismi sovranazionali. Come accaduto di recente nella Commissione del Consiglio d’Europa che ha bocciato il Rapporto della belga De Sutter, favorevole a una sostanziale liberalizzazione, proprio grazie alla compatta contrarietà della delegazione italiana. «Davanti a noi abbiamo una battaglia che va combattuta a livello trasversale, abbiamo il dovere di chiamare a raccolta esperienze, tradizioni, identità, appartenenze politiche diverse per lottare contro quella che è una vera e propria forma di schiavitù», ha sostenuto Mara Carfagna nel corso di una iniziativa promossa dai dipartimenti "Diritti umani e libertà civili" e "Scuola e università" di Forza Italia, sul tema «L’industria della maternità surrogata: nuove forme di schiavitù». L’incontro si è tenuto nella sala Aldo Moro della Camera, che ha visto la partecipazione di giuristi, esponenti del mondo associativo e parlamentari anche del Pd e dell’Udc. «ITALIA IN PRIMA LINEA»Per vincere questa battaglia «il Governo deve assumersi la responsabilità di far diventare prioritaria la lotta per i diritti femminili e la messa al bando universale dell’utero in affitto», ha detto Carfagna, portavoce del partito ed ex ministro delle Pari opportunità. Che ha ricordato la sua presenza, da ministro, alla sessione Onu dedicata alla condizione femminile. Mentre i governi successivi «hanno sempre inviato un sottosegretario - denuncia - privo di delega, quindi senza diritto di parola e reale potere di incidere. La maternità surrogata - ha aggiunto - lede profondamente i diritti umani di donne e bambini e non tiene conto del fatto che la donna che presta il proprio utero e che per contratto non sarà la madre del bambino che porta in grembo, non è un mero incubatore. E questo non sarà ininfluente perché tra gestante e nascituro c’è, è scientificamente provato, uno scambio continuo di materiale biologico che influisce sullo sviluppo del bambino». LA MOZIONECarfagna si rivolge alla collega Fabrizia Giuliani, del Pd (in sala c’è anche Paola Binetti dell’Udc): «Su questo tema non siamo avversari ma alleati. Siamo disponibilissimi a collaborare con il Governo e continueremo a far sentire la nostra voce». Lo strumento che Forza Italia mette in campo è una mozione presentata «confidando nella volontà dell’esecutivo, senza inutile spreco di retorica, di non sprecare ulteriori occasioni per fare diventare l’Italia Paese guida nel contrasto alla maternità surrogata, stilando e proponendo negli ambienti internazionali una convenzione per la messa al bando universale». Da Giuliani assoluta sintonia: «L’Italia deve farsi sentire nelle diverse sedi - concorda la deputata del Pd -. Non si può essere ambigui. Occorre uno schieramento trasversale, che parta dal Parlamento europeo e dal Consiglio d’Europa, e spinga fino all’Onu, che veda l’Italia come capofila», auspica. Mentre la deputata forzista Elena Centemero porta la positiva esperienza dell’argine posto in Consiglio d’Europa - dove presiede la commissione "Equality and Non Discrimination - le parlamentari italiane sono state compatte: «Non possiamo disperdere un patrimonio faticosamente conquistato legittimando una grave violenza contro i diritti di donne e bambini». LA GIURISTA«Non è vero che le leggi non ci sono», concorda anche Emanuela Giacobbe, ordinario di diritto privato alla Lumsa di Roma. «C’è un divieto in Italia e ci sono le convenzioni internazionali», ricorda. «Gli strumenti per tutelare la dignità di donne e bambini ci sono tutti, ma purtroppo c’è anche una magistratura che si dimostra non fedele alle leggi vigenti e ai principi sovranazionali del diritto». LE FAMIGLIESoddisfatta Maria Grazia Colombo, vicepresidente del Forum associazioni familiari: «Quando un anno fa lanciammo il nostro appello, nello spirito di una mobilitazione sovranazionale nata in Francia, non potevamo sperare in una presa di coscienza così ampia. Il figlio non è un diritto dell’adulto, e questo va detto a prescindere da ogni professione religiosa, o da una militanza a destra o a sinistra. Ma ora - conclude - è il momento di passare dal sussulto alla presa di coscienza pubblica. Occorre parlarne nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle parrocchie. Spingendo la politica ad assumersi le sue responsabilità. Perché un essere umano non può essere né venduto né comprato. E una madre non può essere né cancellata né rubata».