Attualità

La sentenza. Utero in affitto, «il diritto ha le spalle al muro»

martedì 8 aprile 2014

Sono volati in India per "assemblare" un bambino con il seme dell'uomo, l'ovulo di una donatrice e un utero in affitto appartenente ad un'altra donna. Al rientro in Italia hanno dichiarato che il bambino era loro e chiesto la trasmissione dell'atto di nascita al consolato. La coppia è stata assolta dall'accusa di alterazione di stato, ma condannata ad un anno e quattro mesi per il reato di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità propria e di altri. La sentenza è stata emessa oggi dal giudice per l'udienza preliminare Gennaro Mastrangelo. Nelle motivazioni contestuali alla sentenza, il gup scrive da un lato che oggi dal punto di vista giuridico "la stessa definizione di maternità è ormai controversa" e che "le possibilità offerte dalla scienza in questa materia sono talmente vaste" da aver "messo il diritto con le spalle al muro nella penosa scelta di tutelare il minore e di non privarlo dei suoi genitori 'tecnologici'". Mastrangelo infine ha respinto la richiesta del difensore di concedere agli imputati il riconoscimento delle attenuanti dell'aver agito per motivi di particolare valore morale e sociale, affermando che "la condotta tenuta" è stata "finalizzata a realizzare un proprio desiderio, senza considerazione alcuna della socialità dell'azione intrapresa pur "a prescindere da ogni valutazione etica, ovviamente preclusa in questa sede". Il giudice ha preso atto di una realtà in continuo mutamento: quella della contrattualizzazione delle forme di procreazione e delle possibilità date dalla tecnologia.

La coppia, lui 48 anni, lei 54, ha spiegato di essere ricorsa alla fecondazione eterologa in India visto che la donna aveva perso la capacità riproduttiva in seguito alle cure per un tumore. Entrambi si sono detti consapevoli che la proatica è vietata dalla legge italiana ma non in India dove vige un'estrema incertezza giuridica circa la legittimità dei cosidetti contratti di surrogazione e voe la 54enne è giunta due giorni prima della nascita, suscitando i sospetti del consolato.