Attualità

Disegno di legge . Unioni civili, regole solidali per convivenze stabili

Luca Liverani mercoledì 22 ottobre 2014
No ai "matrimoni" gay, sì al riconoscimento dei diritti delle persone che convivono stabilmente: per motivi affettivi - sia etero che omosessuali - di parentela, di mutuo sostegno. Nel dibattito infuocato che contorna il braccio di ferro capitolino tra sindaco e prefetto, si fanno avanti i deputati del gruppo Per l’Italia con una proposta ispirata «ai principi solidaristici che ci contraddistinguono». A illustrare il testo - firmato dai deputati Gigli, Dellai (il capogruppo), Buttiglione, Fautilli e Marazziti, è lo stesso Gian Luigi Gigli e il viceministro Andrea Olivero. «Ferma restando la particolare tutela che il nostro ordinamento riconosce alla famiglia naturale fondata sul matrimonio» - si legge nell’introduzione - con l’articolo 29 della Costituzione, la proposta riconosce ai membri della convivenza una serie di diritti e doveri già riconosciuti alle famiglie, attraverso l’iscrizione a un registro presso l’anagrafe.  Serve la maggiore età e la convivenza stabile dimostrata da almeno due anni di comune residenza anagrafica e di domicilio fiscale. Tre anni quando uno dei due è extracomunitario. Adozione e procreazione artificiale sono riservate solo alle coppie eterosessuali sposate. Per le pensioni di reversibilità e l’eredità, il testo rimanda a un decreto governativo che dovrà tenere conto «di un criterio di proporzionalità legato alla durata della convivenza». I conviventi sono inoltre tenuti «al mutuo aiuto morale e materiale anche in caso di cessata convivenza», e alla reciproca «assistenza sanitaria e penitenziaria». «Apprezziamo che il governo abbia deciso di farsi carico del tema – spiega Gigli – ma essendo un argomento fortemente sensibile, e non compreso nel programma su cui è stata chiesta la fiducia, auspichiamo che non nasca da una decisione unilaterale ma dalla ricerca di un consenso di tutte le forze che lealmente e responsabilmente lo sostengono. Una proposta calata dall’alto e in rotta di collisione ci creerebbe imbarazzo». «È importante che nella maggioranza si ascolti anche la nostra voce – dice Olivero – su una proposta che parte dalla solidarietà e dall’accoglienza delle diversità, senza omologazione. È più utile per una società plurale e solidale un accoglimento che espliciti le differenze per comporle in forma armonica». Gigli chiede un «doppio binario: aiutare le famiglie, riconoscere le esperienze di convivenza solidali per evitare la deriva individualistica». Olivero, poi, critica Marino: «È sbagliato esporre le istituzioni per battaglie politiche. Chi ha un ruolo istituzionale le leggi deve applicarle».  Dal sindaco di Roma il prefetto Giuseppe Pecoraro attende una cancellazione ma riceve resistenze. «Mi consulterò con gli altri sindaci», dice Ignazio Marino. Allo studio del Campidoglio ci sarebbero strategie legali imperniate sulla «potenziale discriminazione di una cancellazione di un atto civile, contratto legalmente nella Ue, solo sulla base del sesso». Ieri sindaco e prefetto si sono incrociati casualmente a Palazzo Valentini: «Ci sentiamo dopo, buon lavoro», ha detto Marino a Pecoraro.  Dal Ncd Alessandro Pagano ribadisce il «no a qualsiasi simil-matrimonio di serie B tra coppie omosessuali. Sosteniamo tutte le iniziative di associazioni e comitati per la famiglia aperti al dialogo sul riconoscimento civilistico di diritti e doveri dei conviventi anche omosessuali». «Assolutamente contrari al progetto di Renzi si dicono i comitati «Sì alla famiglia», una trentina di associazioni cattoliche ed evangeliche, presieduti dal sociologo Massimo Introvigne: il modello tedesco con la possibilità di adottare i figli biologici di uno dei conviventi «offre un assist alla magistratura per allargare costantemente l’area dell’adozione».