Attualità

Ddl Cirinnà. Unioni civili, il pressing di Renzi

Gianni Santamaria martedì 5 gennaio 2016
Il Pd si presenta diviso all’appuntamento delle unioni civili, ma il segretario-premier serra i ranghi e accelera. La legge «va fatta subito». Anche con i voti delle opposizioni, in particolare M5S e Sel, aggiunge il vicesegretario del partito, Lorenzo Guerini, che si incarica di indicare il quadro delle possibili alleanze. «È una ferita che va sanata, siamo fanalino di coda in Europa», incalza Renzi in un’intervista. La legge «va fatta subito », aggiunge il premier, concedendo che il tema tocca la «la sensibilità dei singoli parlamentari» e, dunque, «su alcuni punti ci sarà la libertà di coscienza». E pure sulla discussione interna Renzi avverte: «Discuteremo ancora, naturalmente, ma il momento di tirare le fila e concludere ormai è venuto». Il nodo è sempre quello dell’adozione del figlio del partner omosessuale. La minoranza interna la blinda con Roberto Speranza che giudica la messa in discussione di questa norma «un cedimento inaccettabile». Sulla stessa linea Micaela Campana e Federico Fornaro. Ad Arturo Scotto (Sinistra italiana) non piace che si lasci libertà di coscienza: «Significa mutilare il ddl Cirinnà». Con chi vuole votare il testo (atteso in aula il 26 di questo me- se) così com’è si dice d’accordo - pur con distinguo - anche Giorgio Tonini: «Ho perplessità e riserve sulla stepchild adoption, ma alla fine il ddl Cirinnà è la soluzione più saggia e praticabile» perchè, in caso contrario, il timore è che a decidere possa essere la magistratura. Tonini non ritiene neppure praticabile, per i numori in Parlamento, la strada dell’affido rafforzato, sul quale è pronto l’emendamento del collega Stefano Lepri, che annuncia già diverse firme e si dice sicuro che sarà raggiunto il numero sufficiente. «In questo momento le posizioni sono definite, e certamente anche la nostra sarà in campo», spiega. «Se ci sono ipotesi integralmente o parzialmente alternative al ddl Cirinnà, anche dentro il Pd, si confrontino con i numeri dell’aula», afferma il senatore renziano Andrea Marcucci. Un netto «no» a norme che «aprirebbero inevitabilmente» all’utero in affitto arriva dal deputato dem Simone Valiante, che ricorda come «il problema principale rimane sempre quello di tutelare i diritti del bambino». M5S con Maurizio Buccarella si dice subito pronto a votare il ddl. Ma non esita ad attaccare Renzi che «si rende conto di non poter garantire una posizione unanime nel suo partito». Il popolo della rete si sarebbe espresso contro le adozioni, ma a favore della stepchild (cioè del riconoscimento di un figlio preesistente). Non ci stanno i centristi, da Maurizio Sacconi a Carlo Giovanardi. Alessandro Pagano ricorda la posizione di rigetto totale della Cirinnà dal punto di vista «della tempistica, e quindi delle priorità, dal punto di vista politico e infine nel merito». I paletti sono chiari, prosegue, sì ai diritti individuali, no alle adozioni. E per arrivare al risultato il Pd deve «scendere a patti con il 'diavolo'», cioè il M5S. Anche Gaetano Quagliariello (Idea) definisce la strategia del Pd «cinica e opportunista», ma se la prende anche con chi nella maggioranza, a suo dire, fa finta di niente (riferimento neppure troppo velato al Ncd). In Forza Italia si fa sentire Anna Grazia Calabria, che parla di stravolgimento della genitorialità.  Sul piano dei principi, il vescovo Pietro Maria Fragnelli, presidente della Commissione Cei per la famiglia, è intervenuto ieri sul tema dai microfoni della Radio Vaticana, invitando a «mettersi, al di là delle possibili strumentalizzazioni ideologiche, veramente dalla parte dei più deboli», cioè dei bambini, che hanno «diritto alla rappresentanza maschile e femminile, alla presenza del padre e della madre».