Attualità

Palazzo madama. Unioni civili, il Pd fa quadrato: troppi i rischi del voto segreto

ROBERTA D’ANGELO mercoledì 20 gennaio 2016
Non si può correre un rischio alto per il governo al Senato sulle unioni civili. Matteo Renzi, che per mesi era rimasto defilato riguardo ai contenuti della spinosa legge e aveva relegato alla libertà di coscienza i nodi irrisolti nel suo partito, stavolta manda un messaggio chiaro. Che ieri il gruppo di Palazzo Madama ha recepito e fatto proprio. Così, a pochi giorni dalla scadenza dei termini per presentare gli emendamenti alla legge, fissata per venerdì, i democratici si rimettono intorno al tavolo e riaprono la discussione. Partendo dalla Cirinnà, su cui si riprendono i capitoli spinosi, ma senza stralci. Ovvero, senza sfilare la questione delle adozioni dal testo. Il timore del voto segreto, dunque, agita i piani alti di Largo del Nazareno e convince tutti ad abbassare i toni, per trovare l’intesa, ormai indispensabile, se non si vuole finire nelle maglie del M5S. I grillini, infatti, per impallinare l’esecutivo, hanno fatto trapelare la possibilità di votare contro la legge sulle unioni civili, pur condividendo la legge nella stesura che approderà in aula il 28. Proprio il voto segreto con la libertà di coscienza, pensato per risolvere la questione, potrebbe rivelarsi un boomerang per il premier. E allora ieri il capogruppo Luigi Zanda ha invitato tutti ad una assunzione di responsabilità, con la ricerca di un accordo che dovrebbe recuperare Ap, rimasta in silenzio alla finestra. Il presidente dei senatori dem invita i suoi a mettere sul tavolo i punti critici. L’area 'cattolica' di Emma Fattorini, Maria Rosa Di Giorgi e Stefano Lepri, sostenuta anche da Vannino Chiti, chiede chiarezza, perché la legge – sulla cui necessità sono caduti tutti i dubbi – metta chiari paletti sulle differenze tra le unioni civili e i matrimoni. Via, perciò gli articoli che accomunano le coppie omosessuali alla famiglia, chiedono. E su questo si torna al lavoro. Molto più difficile l’intesa sulla stepchild adoption. Il nodo rimane l’adozione del figlio del partner all’interno di una coppia gay: i critici temono che questo spinga a ricorrere all’utero in affitto, vietato in Italia ma opzione praticata in alcuni Paesi e- steri. Lepri rilancia l’affido rafforzato: il partner ha funzioni genitoriali ma non diventa genitore. Per Fattorini a questo punto serve una «stigmatizzazione chiara dell’utero in affitto e la restrizione della stepchild ai figli che già ci sono» al momento in cui si forma la coppia omosessuale.  D’altra parte Rosa Filippin chiude alla possibilità che la questione si risolva in un’altra legge, anche in quella sulle adozioni, convinta che fuori da questo contesto, il tema si arenerebbe, lasciando campo libero alla magistratura. Tesi sposata da sempre da Cirinnà. Ma è la stessa firmataria del testo originario che si convince ormai della necessità di un accordo: la possibilità di uno «sgambetto» al governo in Aula nei voti segreti è troppo alta. «Se il voto segreto fosse semplicemente un voto di coscienza legato ai propri valori, questo rischio non ci sarebbe, ma nel voto segreto purtroppo spesso entra in ballo il gioco politico». Insomma anche M5S potrebbe far mancare i suoi sì pur di mandare a casa Renzi. «Il rischio – spiega Zanda – è un’Aula con un esito incerto». Emerge dunque il desiderio di una «sintesi alta», per dirla con Di Giorgi. Da trovare entro venerdì. Quindi, martedì della prossima settimana, a due giorni dall’avvio dei lavori dell’Aula, i senatori democratici si danno un nuovo appuntamento. «Dobbiamo avere tutti un atteggiamento molto serio e responsabile» per «cercare di costruire una convergenza più ampia possibile», conferma in serata il vicesegretario Lorenzo Guerini. «L’obiettivo è arrivare all’approvazione e su alcuni punti specifici credo si possa discutere all’interno di un quadro normativo».