Attualità

Unioni civili. Unioni di forza. Renzi: vince l'amore

venerdì 26 febbraio 2016
Il Parlamento italiano dà il suo primo via libera alle unioni civili. Una partita difficilissima per il Pd, disseminata da dissensi trasversali, segnata dalla trincea di Ap sul nodo cruciale, quello delle adozioni poi stralciate, colpita dallo stop del M5S al "canguro" e sfociata in un emendamento del governo, con tanto di fiducia, frutto di un delicato patto con i centristi. Al testo arrivano i 173 sì del Senato (71 i contrari) in una votazione non priva di una coda velenosa: quella, per la prima volta, dei 18 sì verdiniani, ininfluenti per l'approvazione in prima lettura del ddl ma determinati nella blindatura, sopra quota 161, della maggioranza.      È una giornata che "resterà nella storia, ha vinto l'amore" esulta in stile obamiano Matteo Renzi, sottolineando che "se, come minaccia qualcuno, andrò a casa perché colpevole di aver ampliato i diritti, lo farò a testa alta". "Abbiamo legato la permanenza in vita del Governo a una battaglia per i diritti mettendo la fiducia. Non era accaduto prima, non è stato facile adesso. Ma era giusto farlo" ha aggiunto Renzi. Per il ministro Maria Elena Boschi il ddl "è un contributo alla felicità delle persone" mentre il Guardasigilli Andrea Orlando parla di "legge che unirà il Paese più di quanto abbia diviso il Parlamento". Il testo arrivato al voto è il maxiemendamento concordato tra le forze che appoggiano il premier Renzi. Un testo che ha rivisto il ddl Cirinnà apportando alcune modifiche. Prima tra tutte, quella che ha fatto sparire la stepchild adoption. Il provvedimento passa ora alla Camera dove, almeno stando ai numeri, non dovrebbe incontrare ostacoli particolari. Il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda ha rivendicato la correttezza della scelta della fiducia sul testo modificato con il maxiemendamento. "Sono sollevato", è una legge che, con lo stralcio della stepchild adoption "evita scontri e equivoci anche pericolosi", ha dichiarato il presidente emerito Giorgio Napolitano, senatore a vita. Favorevoli anche i verdiniani e Ncd, seppure con il dissenso di un gruppetto guidato da Roberto Formigoni, che ha però precisato che non ci sarà alcuna fuoriuscita dal partito. Aperto dissenso è stato manifestato anche dal senatore Ap Maurizio Sacconi. Durissima l'opposizione della Lega, il cui presidente del gruppo Gian Marco Centenario ha dato del "Giuda Iscariota" a Lucio Barani di Ala (verdiniani). Scontata la contrarietà di M5s, che voleva la discussione puntuale in aula senza ricorrere al voto segreto. I senatori grillini hanno però scelto di non partecipare al voto, uscendo dall'aula. No alla fiducia anche da Forza Italia. "Fi è sempre stata favorevole al riconoscimento dei diritti delle coppie omoaffettive, ma contraria alla stepchild adoption e alla corrispondenza perfetta tra unioni civili e matrimonio", ha dichiarato il senatore di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Bilancio, Andrea Mandelli. E Monica Cirinnà guarda avanti: nuova legge sulle adozioni Il voto di oggi è "un buon risultato, ma solo un primo traguardo - ha detto la senatrice Monica Cirinnà, intervenendo in aula al Senato - altri ne dovremo superare con lo stesso impegno e la stessa determinazione. Il Partito Democratico ha sacrificato un punto fondamentale del suo programma": l'adozione speciale del figlio del partner. E ha detto che sta "già lavorando a una riforma organica della legge sulle adozioni, una legge che dovrà consentire a tutte le famiglie, comunque composte, di poter adottare e tutelare tutti i bambini. "Abbiamo fatto un primo passo per cambiare - ha concluso Cirinnà - dal Diritto di famiglia al Diritto delle famiglie. Da oggi cambierà la nostra società". 

"Abbiamo impedito una rivoluzione contro-natura e antropologica" esulta il leader di Ap Angelino Alfano a margine del consiglio Ue degli Interni. "Ha vinto il buonsenso perché è assolutamente di buonsenso dare più diritto ai soggetti anche dello stesso sesso che compongono un'unione e al tempo stesso l'istituto giuridico del matrimonio è ben distinto da quello dell'unione", ha spiegato Alfano. "È stato un bel regalo all'Italia aver impedito che due persone dello stesso sesso, cui lo impedisce la natura, avessero la possibilità di avere un figlio". Parole che accendono un violento botta e risposta con il Pd Speranza che accusa il suo partito di aver fatto un "accordo al ribasso". La legge sulle unioni civili "è un Frankenstein" che darà adito a "infiniti ricorsi alla Corte Costituzionale", e in più sta avendo un iter parlamentare che "è un vulnus alle regole della democrazia" poiché "al Senato è stato impedito di discutere" hanno affermato in una conferenza stampa i capigruppo del centrodestra Paolo Romani, Gianmarco Centinaio e Cinzia Bonfrisco, nonché Gaetano Quagliariello (Idea), Mario Mauro (Pi) e Maurizio Gasparri. Da loro critiche anche al presidente del Senato Pietro Grasso e a Ncd, definiti come "traditori per 30 denari".

In base all'accordo raggiunto, dal testo delle unioni ciivli spariscono le adozioni gay, niente obbligo di fedeltà tra i due partner dell'unione. Resta, invece, il mantenimento, la possibilità di assumere il cognome del partner e aggiungerlo al proprio, restano i diritti successori e la possibilità di una separazione lampo. Vengono eliminati i riferimenti agli articoli del codice civile che regolamentano il matrimonio (modifiche già contenute negli emendamenti Lumia), così da mettere al riparo la legge dal rischio incostituzionalità per equiparazione delle unioni civili al matrimonio. E' stata invece salvata l'ultima parte del vecchio articolo 3, che di fatto assegna alla libertà di azione della magistratura ordinaria il delicatissimo tema di stepchild adoption, vero nodo del contendere tra Ap e Pd. Renzi alla vigilia del voto aveva definito l'accordo "un fatto storico".  Intanto in una conferenza improvvisata davanti al Senato, Massimo Gandolfini, portavoce del movimento che ha animato il Family Day, torna a criticare la legge e a paventare ripercussioni al momento del voto. "Ce ne ricorderemo, e ci ricorderemo del premier in particolare". È il messaggio che lancia a Palazzo Chigi guardando già al referendum sulle riforme, come risposta all'ormai prossimo varo al Senato della legge sulle unioni civili. "Ce ne ricorderemo, visto che non noi ma lui ha legato il suo futuro politico al referendum sulle riforme, è una bella data in cui ci ricorderemo chi ci ha offeso in maniera arrogante e proterva". Gandolfini parla di "dittatura" e fa appello al presidente Mattarella affinché eviti questo sfregio alla democrazia, rappresentato dal voto di fiducia sul tema delle unioni.