Attualità

Lo sbarco. «Una fossa comune. Sembra Auschwitz»

Alessandra Turrisi mercoledì 2 luglio 2014
Una fossa comune galleggiante. Fa questa impressione quel barcone di venti metri azzurro, senza copertura, trainato fino al porto di Pozzallo. A bordo 45 morti, migranti rimasti schiacciati da altri passeggeri e probabilmente asfissiati dal monossido di carbonio emesso dalle macchine. La botola per accedere al vano ghiacciaia, dove si conserva il pesce durante la navigazione, è troppo stretta; i corpi si trovano lì dentro. I vigili del fuoco cercano di allargarla per consentire agli inquirenti di compiere una pietosa ispezione nei locali della morte. «Accatastati l’uno sull’altro, come all’interno di una fossa comune, che ricorda Auschwitz» dice con un nodo alla gola il capo della squadra mobile della questura di Ragusa, Antonino Ciavola. La prima salma viene recuperata con difficoltà nel tardo pomeriggio, dopo ore di lavoro: è il corpo di un giovane apparentemente proveniente dall’Africa sub sahariana. «È un’esperienza drammatica, la stiamo vivendo tutti quanti, e per chi sta operando è anche molto pesante» afferma il procuratore di Ragusa Carmelo Petralia dopo aver eseguito un sopralluogo sul peschereccio. «Ci potrebbero essere dei minorenni, dei ragazzini, ma non dei bambini – riferisce uno dei due medici legali –. Erano tutti sovrapposti perché lo spazio era troppo piccolo per il numero di persone». Intanto sul molo si prega. Le bare di legno sono pronte per accogliere i morti. «Ci vuole più cuore, altrimenti le parole girano a vuoto e non servono a niente. Dobbiamo pregare per i nostri fratelli e le nostre sorelle, ma soprattutto aprirci a loro» dice don Michele, parroco di Santa Maria Portosalvo e San Paolo, in rappresentanza del vescovo di Noto, Antonino Staglianò. «È un colpo al cuore degli esseri umani, una tragedia per tutti al di là di religioni e appartenenze» aggiunge l’imam di Scicli, Ziri. «Ho la morte nel cuore, e anche come se avessi ricevuto un pugno allo stomaco» è l’emozione del sindaco di Pozzallo, Luigi Ammatuna, che ammette: «Sono orgoglioso di essere sindaco di questa città accogliente». E ieri la procura di Ragusa ha anche identificato i due probabili scafisti del peschereccio della morte. Intanto circa 350 persone ospitate nei centri del Ragusano sono state trasferite a bordo di voli charter, in modo da fare spazio per i 566 stranieri sbarcati dalla nave Grecale.Perché ieri è stata anche la giornata di migliaia di arrivi sui moli italiani. Sono 1.044 i migranti giunti nel porto di Salerno, in attesa di raggiungere i centri di accoglienza predisposti in Campania, Umbria, Lazio, Molise e Calabria, per alleviare il sovraffollamento dei centri siciliani. Tra i passeggeri della nave della Marina Etna oltre 400 donne, alcune delle quali in gravidanza, e tanti bambini, 38 non accompagnati, per i quali la Prefettura ha disposto l’affidamento al Comune di Salerno che già oggi provvederà attraverso i servizi sociali a sistemarli in alcune case famiglia. I primi a scendere sono stati 84 profughi affetti da scabbia. Sono stati tutti trasferiti in una struttura alberghiera di Sicignano dell’Alburni. Tra i migranti sono stati individuati anche 80 marocchini per i quali scatterà il provvedimento di espulsione dal territorio nazionale. Altri 235 migranti sono sbarcati a Palermo e provengono da Eritrea, Pakistan, Bangladesh, Gambia e Sudan. Al molo palermitano si sono attivati i sanitari dell’Asp 6, i volontari della Croce Rossa e gli operatori dell’ufficio Attività sociali del Comune. A prendere in carico tutti i profughi è stata ancora una volta la Caritas di Palermo. I migranti, infatti, sono stati distribuiti per lo più nelle strutture che hanno già accolto oltre 500 persone giunte in città con lo sbarco di due settimane fa. I volontari e gli operatori guidati dal direttore della Caritas don Sergio Mattaliano hanno lanciato anche un appello per reperire sia beni di prima necessità come indumenti, scarpe e cibo, ma anche sostegni di tipo economico. «Continuiamo ad accogliere chi ha bisogno – afferma don Sergio Mattaliano – nonostante i nostri centri siano già pieni, comprese le due chiese di Brancaccio e Falsomiele».Scongiurato, infine, il rischio infezione a bordo della nave Orione. Il migrante malato, infatti, è affetto da varicella e non da Ebola, vaiolo o altra malattia infettiva. È il ministero della Salute a comunicarlo con una nota al termine delle analisi di laboratorio svolte all’Istituto nazionale per le malattie infettive “Spallanzani” di Roma. L’Orione con a bordo 396 migranti, che lunedì non era potuta attraccare proprio per l’allarme infezione, è arrivata al porto di Catania.