Attualità

Le richieste delle imprese. Servono 65 miliardi in 30 anni

Diego Motta mercoledì 13 gennaio 2016
La premessa doverosa è che, nell’ultimo biennio, sull’acqua si è fatto molto di più rispetto al passato remoto: è stato creato un sistema tariffario, sono stati avviati investimenti, è partita la corsa per colmare il gap infrastrutturale che soprattutto il Mezzogiorno avverte ancora addosso quando si parla dell’'oro blu'. Secondo l’Autorità per l’Energia, il gas e i servizi idrici, le nuove regole hanno interessato 1.961 gestori e circa 50 milioni di abitanti, pari all’83% della popolazione nazionale. Tutto questo non basta, però, per dire che il sistema funziona. È per questo che l’esecutivo spinge, così come le comunità locali che vivono la mancanza di acqua come un’emergenza sociale da chiudere al più presto. Basta guardare alle richieste dei comitati civici e soprattutto ai disservizi che si registrano, purtroppo, con una certa regolarità. Per Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia, la federazione che riunisce tutti i gestori del servizio idrico, «serve un piano idrico nazionale, un piano straordinario per la qualità delle infrastrutture e dei servizi pubblici che metta a sistema tutti gli attori e le risorse disponibili». Il primo nodo da affrontare, per un sistema ancora in via di costruzione, riguarda il ritardo nei confronti del Vecchio continente. «Le sanzioni europee registrano impietosamente questa situazione – sottolinea Valotti – distogliendo ulteriori risorse finanziarie che andrebbero invece dedicate agli investimenti nel settore, a beneficio di tutti i cittadini. Serve una razionalizzazione dell’offerta, attraverso la creazione di operatori industriali più efficienti». Nello schema delle imprese è necessario uscire al più presto dal dualismo pubblico-privato, sapendo che occorreranno circa 65 miliardi di investimenti per ammodernare il settore nei prossimi 30 anni.  Sullo sfondo si intravede una sfida a distanza con l’Autorità sull’entità delle tariffe applicate dal primo gennaio scorso, con le aziende che chiedono un segnale forte per continuare a investire e l’ente regolatore impegnato come sempre a garantire equità e massimo accesso ai servizi a famiglie e cittadini. Toccherà probabilmente alla politica individuare una mediazione in grado di conciliare le diverse istanze.