Attualità

Referendum. Trivelle vicine, quorum lontano

Marco Iasevoli sabato 16 aprile 2016
L'ultimo giorno prima del silenzio elettorale è una prova di forza verbale tra l’invito a restare a casa e la chiamata alle urne. Un frontale diretto tra Renzi e Grillo, con le scintille che arrivano sino al Colle. Mentre l’invito a restare sul merito del referendum arriva dalla Chiesa, a partire dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco: «La Chiesa italiana non si è pronunciata ufficialmente – specifica il cardinale a margine di un incontro a Genova sull’Amoris laetitia –. Ci sono stati giudizi locali dei vescovi perché conoscono le situazioni molto meglio di chi sta altrove. Se vado a votare? Ci penserò domenica - domani, ndr -». E un vescovo che si è lasciato particolarmente interrogare dal quesito sulle trivelle, Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione Cei per la Pastorale sociale, ha ribadito a RadioVaticanache l’invito della Chiesa è innanzitutto a «riflettere sui temi del referendum». «Il quesito ha fatto interessare la gente», riprende il prelato, e anche alla luce della centralità che il tema ambientale ha a Taranto, Santoro ribadisce che «è importante andare a votare». SE VINCE IL SI', SE VINCE IL NONon è facile però, con questo clima politico, restare sul merito. Renzi vive un’altra giornata tra impegni istituzionali e campagna elettorale. Stavolta tocca a Bologna dove è ricandidato Merola: lì si fa intervistare da Il Resto del Carlino e sigla l’accordo sul 'Passante di mezzo'. Ma la testa è a domani, al referendum. La sua linea, non andare e non far andare a votare, non cambia. Anche se l’approccio è più prudente di qualche giorno fa. «Non si tratta di votare su nuove trivelle, ma sul fatto che quelle che ci sono vadano avanti finché c’è gas e petrolio. L’alternativa è prendersi le petroliere russe e arabe. Noi rispetteremo il volere dei cittadini, chi vuole votare 'sì' ha il diritto di farlo, chi vuole percorrere la strada dell’astensionismo lo fa, chi vuole votare 'no' idem. Rispetteremo quello che dicono gli italiani senza alimentare la polemica. Ma ribadisco: non è un referendum astratto, un referendum politico. Riguarda 11mila lavoratori, il loro futuro, le fonti di approvigionamento. Stiamo chiudendo le centrali a carbone, ma nei prossimi cinque anni le rinnovabili non bastano». Insomma, non si possono bloccare gli investimenti. Anche perché, spiega parlando del 'Passante di mezzo', «senza opere la recessione sarà permanente». La giornata bolognese è colorata anche da una insolita nota personale: «Io arrogante? Mi importa solo che il Paese si muova. Ma a volte quando leggo i giornali non mi riconosco, forse tiro fuori un’immagine che non è quella mia...». È chiaro che nelle ultime ore il pericolo di un quorum più alto del previsto ha spinto il premier a moderare i toni. Anche se non si raggiungesse il 50 per cento degli aventi diritto al voto (la consultazione riguarda quasi 51 milioni di italiani), una bella affluenza sarebbe letta come un «segnale» a Renzi in vista del decisivo referendum costituzionale di ottobre. E infatti le opposizioni spingono a tutta per portare le persone alle urne. Soprattutto M5S. Grillo in persona si scaglia contro Renzi e Napolitano per la loro difesa della linea dell’astensionismo: «Sono antidemocratici, boicottano il voto». E chiosa: «Mattarella intanto tace». I parlamentari pentastellati danno seguito a questa linea annunciando a ore una denuncia contro il premier e l’ex capo dello Stato perché «l’invito esplicito all’astensione è un reato». I leader del direttorio intanto usano i social a ritmo continuo per convincere i cittadini a partecipare, soprattutto Di Battista. La tentazione di dare la 'spallata' è forte. È da vedere se Lega, Forza Italia e - soprattutto - minoranza pd riusciranno a mobilitare le loro 'basi' contro il premier.