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Attualità

Migranti. Tripoli si dichiara "porto non sicuro" e respinge una propria motovedetta

Nello Scavo giovedì 9 aprile 2020

Migranti su una motovedetta libica

“La Libia considera i suoi porti non sicuri per lo sbarco dei migranti”, rifiutando l’ingresso in porto perfino a una sua motovedetta con 280 migranti catturati in mare. E’ tarda serata quando l’agenzia Onu per le migrazioni conferma la notizia circolata a Tripoli. Per la prima volta il governo riconosciuto (e finanziato) dalla comunità internazionale ammette che a causa dei bombardamenti non ha più neanche il pieno controllo del porto, dove si trovano anche gli uffici del premier al-Sarraj.

“Il personale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), che si trova nel punto di sbarco per fornire assistenza di emergenza, riferisce che ci sono donne e bambini tra i migranti intercettati”, spiegano dal quartier generale dell’organizzazione a Ginevra. “La situazione è tragica. Centinaia di persone, stremate dopo un pericoloso viaggio di 72 ore, trascorreranno la notte su una barca sovraffollata in situazione di alta tensione”, denuncia Federico Soda, capo della missione Oim a Tripoli.
Se in passato il ricatto a Italia e Ue passava dall’improvviso stop alle operazioni di sorveglianza marittima, a cui regolarmente seguiva la promessa di nuovi stanziamenti, invio di equipaggiamento e forniture e la riconferma del memorandum triennale, con l’impegno di Roma a continuare a versare altre centinaia di milioni (sui circa 5 miliardi promessi dall’Italia), stavolta “a causa dell'intensità dei bombardamenti, alcuni dei quali in precedenza avevano preso di mira il porto principale di Tripoli”, la Libia si dichiara “unsafe”, non sicura allo sbarco, spiegano dall’Oim.
La decisione, non si sa se temporanea, arriva il giorno dopo che anche l’Italia ha dichiarato “non sicuri” i propri porti a causa della pandemia, e nelle stesse ore in cui Malta viene accusata dalle organizzazioni umanitarie di avere rifiutato il soccorso a un gommone con 70 persone, date per disperse.
Per i naufraghi significa non avere più scampo. Anche La Valletta, infatti, in tarda serata ha dichiarato che non può più garantire il salvataggio dei migranti né consentire il loro sbarco durante il periodo di emergenza sanitaria. Un annuncio arrivato 24 ore dopo che l'Italia ha chiuso i suoi porti.
Spinti in gran parte dal miglioramento delle condizioni meteorologiche e dall'aggravarsi del conflitto, oltre 500 migranti sono partiti dalla Libia questa settimana, nel tentativo di raggiungere l'Europa. Circa 150 sono stati salvati con due interventi dalla nave umanitaria tedesca Alan Kurdi, altri 67 sono arrivati autonomamente a Lampedusa, il resto sono stati presi dalla cosiddetta Guardia costiera libica.
L’Oim ha ripetutamente chiesto “l'istituzione di un meccanismo di sbarco chiaro, sicuro e prevedibile” in Europa, ma gli Stati dell’Ue non hanno mai trovato un accordo stabile. I profughi “continuano a essere sottoposti a detenzione arbitraria. Molti negli ultimi mesi sono stati segnalati come dispersi e migliaia di altri - ricorda l’agenzia Onu - sono detenuti in condizioni disumane nelle prigioni dai trafficanti”.