Attualità

INCONTRI DECISIVI. Tregua Letta-Berlusconi, verifica a settembre

Marco Iasevoli mercoledì 26 giugno 2013
Sono d’accordo su un punto, Letta e Berlusconi: la situazione non può precipitare di colpo, l’Italia non può presentarsi fragile al Consiglio Ue, non può affrontare in campagna elettorale un’estate di probabili fibrillazioni finanziarie. Perciò ieri sera tardi, durante un colloquio per niente semplice, i due hanno deciso di mettercela tutta per superare l’estate senza nuovi scossoni. Poi a settembre si farà una «verifica». Una verifica sui «fatti», sul dossier fiscale ed economico. Una verifica sulla quale peseranno, inevitabilmente, gli sviluppi giudiziari dei processi che coinvolgono il Cavaliere.Prima del vertice, Enrico Letta, al Senato, ha anticipato ai suoi fedelissimi lo stato d’animo con cui si avvicinava al faccia a faccia con Berlusconi: «Sulla graticola mi sento ogni giorno, ma per i problemi del Paese, non per le sentenze». È la premessa di quello che intende dire al Cav nel colloquio privato: «L’Italia è ancora in emergenza. Basta un soffio di vento per rimetterla al centro delle turbolenze dei mercati». Lo spread tornato sui 300 punti parla da solo. Ai suoi senatori il premier dice anche altro, svolge un ragionamento politico più complesso: «Non c’è alternativa a questo governo. E Berlusconi lo sa. Se davvero si andasse al voto a ottobre, avrebbe contro Renzi, che ha 40 anni di meno. Ma la maggioranza del Pd non vuole tornare alle urne, si troverebbero altre strade in Parlamento». È una posizione di forza, quella in cui si sente Letta, che lo spinge a dire un «no» preventivo alle ipotesi di riforma della giustizia che Berlusconi ritiene «indifferibile»: «Il programma di governo non è oggetto di rinegoziazione», replicano gelidi da Palazzo Chigi.Se Letta si prepara all’incontro con due round a Camera e Senato in preparazione al Consiglio Ue, Berlusconi, il suo training, lo svolge durante un pranzo con i fedelissimi a Palazzo Grazioli. I "falchi" ormai parlano con una voce sola e mettono sempre più in difficoltà i loro ministri: «Silvio dobbiamo andare al voto, ti vogliono mettere in gabbia, ci vogliono anestetizzare». Santanchè e Minzolini quasi assediano «Silvio» e scommettono sulla sua capacità di sconfiggere anche Renzi. Il Cav li ascolta ma non è convinto, teme che rompere ora lo lasci ancora di più esposto al vento della «magistratura politicizzata». Il timore, espresso più volte ieri, è di «finire come Craxi». «Chiederò ad Enrico di mettersi nei miei panni, vorrei fargli capire quello che sto provando. La tentazione di far saltare il tavolo c’è, ma sto tenendo duro perché capisco che la situazione del Paese è delicata...». È quasi una richiesta di solidarietà. In ogni caso alla fine contano i fatti, e Berlusconi a Palazzo Chigi, alle 21.15, si presenta con il vicepremier Angelino Alfano e l’ex sottosegretario Gianni Letta. Insomma: la voglia di tenere accesa la fiammella c’è ancora. Nonostante ci si aspetti di più dall’esecutivo sulla questione giustizia (ieri il Pdl ha presentato non a caso un emendamento al ddl per le riforme costituzionali con il quale si estenderebbe la facoltà d’intervento sulla Carta anche agli articoli riguardanti la magistratura).Di certo la situazione non è semplice. Oggi Letta andrà a riferire al Colle in vista del Consiglio Ue di domani e dopodomani, ma inevitabilmente si parlerà di politica. Il premier sa di avere le spalle coperte dal segretario Pd Guglielmo Epifani, che si terrà fuori dalla gara ad alzare i toni su Imu e Iva. Il segretario democrat è in questo momento una «garanzia» per Palazzo Chigi, e in serata, tirando le somme del suo colloquio mattutino con il presidente del Consiglio, fa capire che le responsabilità di una eventuale crisi sarebbero tutte del Pdl: «Sarebbe irresponsabile far saltare il governo per le sentenze». E poi, ancora: «A traballare non è l’esecutivo, ma la situazione economica».La questione politica e quella fiscale si intrecciano in modo indissolubile. Il Pdl anche ieri ha tenuto altissimi i toni sull’Iva. Oggi il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni porterà in Cdm due proposte di proroga: una di tre (annunciata dal ministro Delrio e subito contestata da Brunetta) e un’altra di sei mesi. Ma la seconda è "sanguinosa" per le coperture. Di fronte a Letta, Berlusconi ha chiesto di rompere gli indugi e osare di più con l’Europa per ridare ossigeno al Paese. E ha portato una sua controproposta di coperture. Un dossier che però il Tesoro non sembra voler prendere in considerazione. Così come Letta non ha intenzione di derogare ai patti siglati con Bruxelles. Vale per l’Iva. E vale anche per l’Imu.