Attualità

Inchiesta. Tredici anni, il ricatto dell'alcol

Vito Salinaro martedì 4 agosto 2015

Valentina e Allegra sono davanti al pc; la webcam è già in funzione. Aspettano di collegarsi con Ivan, che è puntuale e le saluta agitando  la mano. «Vai a prendere una bottiglia», l’invito delle due. Ivan esegue e si presenta davanti alla telecamerina con la vodka. «Bevi, poi lo faremo noi», dicono le ragazze. Ivan beve. Tanto: 6 bicchieri in plastica da caffè. Valentina e Allegra fingono di farlo, conoscono bene gli effetti dell’alcol. E stavolta hanno ottime ragioni per non esagerare. Quando Ivan è semiubriaco, Allegra lo esorta a togliersi i vestiti: «Poi toccherà a noi due», assicura. Ivan si toglie i vestiti. Si aspetta che le due amiche lo imitino. Ma Allegra lo gela: «Ora procura a me e a Valentina 300 euro, e poi vogliamo il numero di carta di credito di tuo padre. Hai un giorno, se non lo fai pubblicheremo il tuo filmato su Facebook». Valentina, Allegra e Ivan hanno 13 anni. Frequenteranno la terza media. Ma non è la prima volta che sono protagonisti di una forma del cosiddetto  sexting (ragazzini che diffondono foto e video osé online dietro un compenso o perché costretti). In questa storia, dove di irreale ci sono solo i nomi, i tre sono anche accomunati dalla prima causa di morte dei giovani italiani: l’alcol. Rientrano infatti in quell’agghiacciante numero di minori italiani, 800mila, considerati consumatori a rischio. Non da un sondaggio o da una tendenza statistica. Ma da parametri clinici. E la cifra schizza fino a un milione 620mila se si considerano tutti i giovani sotto i 25 anni. Nel giorno in cui si scatena il dibattito politico sulla chiusura per quattro mesi del Cocoricò di Rimini, decisa dalla questura, vale la pena raccontare l’altra faccia dello sballo 2.0: dopo gli eccessi relativi alle 'nuove droghe', raccontate su  Avvenire  di domenica, ecco l’emergenza alcol. E il cocktail con Internet, che sta favorendo la diffusione delle bevande tra i ragazzini. Anche il fenomeno della neknominationinveste i giovanissimi: si tratta di una gara a chi beve di più e più rapidamente, davanti a una telecamera. Il filmato viene quindi postato sui social network dando così il via alla nomination: cioè la chiamata verso altri tre ragazzi/e che, entro 24 ore, sono invitati ad accettare la sfida. Se non lo faranno, incorreranno in una 'multa': pagare da bere agli altri (rigorosamente sostanze alcoliche), oppure essere derisi dal pubblico della Rete.  Ma web o non web, l’Italia è la nazione europea più precoce nel consumo alcolico. Altro che adolescenti. La media scende ora ai 12 anni. Siamo ormai al confine con l’infanzia. Sta nascendo una generazione chimica che costruisce relazioni, emozioni, sensazioni sulle sostanze, oltre che sul web. Il 25% degli adolescenti maschi e il 7% delle ragazze della stessa fascia di età si sta bruciando il futuro inconsapevolmente.  L’1% dei nostri ragazzi sotto i 19 anni è alcol-dipendente in carico ai Servizi socio-sanitari, mentre il 19% dei pazienti che corre al Pronto soccorso a causa di una intossicazione è un under 14. L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha recentemente rilanciato un allarme dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) che identifica, dati alla mano, nella fascia di età 12-25 anni il livello di massima vulnerabilità all’alcol. Significa che fino a 25 anni non siamo in grado di metabolizzarlo (tranne che in minime quantità). 6 grammi all’ora è la capacità del nostro fegato di 'trattare' in sicurezza questa sostanza tossica e cancerogena; ma in occasione dell’ormai diffusissimo binge drinking  (letteralmente «abbuffata alcolica»), gli adolescenti, con l’assunzione di 5-6 drink, assumono anche 80 grammi di alcol in un’ora.  Prima non c’erano evidenze scientifiche, oggi basta una risonanza magnetica per verificare i danni (permanenti) all’ippocampo, che è l’area cerebrale coinvolta nei processi della memoria e dell’orientamento. Bastano tre mesi di binge drinking  nel solo fine settimana, sottolineano dall’Iss, per ottenere una riduzione della massa dell’ippocampo  pari al 20-30%. Un deficit cognitivo che non si potrà più recuperare.  Un enorme danno al cervello. Che, prima o poi, esigerà altri debiti. Come avviene in età presenile, quando chi ha consumato alcol avrà una più facile predisposizione alla demenza.