Attualità

Voto. Tra la via Emilia e Roma: le regionali (quasi) nazionali e l'effetto «Sardine»

Arturo Celletti, inviato a Bologna martedì 26 novembre 2019

Bonaccini e Borgonzoni a "Cartabianca"

Tutto è cominciato qui. Piazza Maggiore. Le note di Lucio Dalla e di 'Bella ciao'. La protesta colorata e contagiosa del popolo delle 'Sardine'. Un murales dai colori accesi sembra fermare il tempo: 'Bologna non si lega'. Piove leggero e Maria, secondo anno di Economia e una passione per il cinema, fa il punto: «Bologna, Modena, Rimini... Una partecipazione grande. Un 'basta odio' sempre più forte». La ragazza ci guarda. «Salvini vuole liberare l’Emilia-Romagna? Ma da cosa? Da una sanità tra le migliori in Italia? Da scuole e asili che funzionano?».

Mancano due mesi al voto e il clima comincia a scaldarsi solo ora. Pensiamo al significato del voto del 26 gennaio. Alle possibili ricadute sul governo nazionale. Sul destino del Pd. Su quello di Salvini. E intanto ci spostiamo da Bologna a Ferrara. Alan Fabbri, ex capogruppo della Lega in Regione e oggi sindaco della città degli Estensi, un tempo storico feudo della sinistra, scommette su una svolta netta ripetendo dieci parole: uomini e donne dell’Emilia-Romagna sono stanchi e chiedono di voltare pagina. «Viviamo in una Regione incancrenita in un sistema di potere. Le infrastrutture sono ferme, aspettiamo la Cispadana da trentacinque anni. Il sistema degli aeroporti, se escludiamo Bologna, è un totale fallimento, le fiere non tirano come potrebbero». Pensiamo a quelle parole e chiediamo a Fabbri un perché. «Perché il Pd si culla sugli allori. Perché dà tutto per scontato. Pensa di vivere a prescindere dalle scelte e dai risultati. Ma non è così. Oggi il mondo è cambiato, i giovani non sono più ostaggio delle ideologie. Guardano con occhi liberi e non capiscono perché un Dc come Franceschini cammina a braccetto con un comunista come Bersani. Adesso c’è un elettorato esigente. Vuole risposte su sicurezza e su immigrazione. Vuole dare una pedata alla burocrazia, vuole lavoro, vuole star bene».

Attraversi l’Emilia e hai però la percezione di una Regione che funziona. C’è ordine. C’è lavoro. Le strade sono pulite. Ti sposti poi in Romagna e co- gli la forza dell’industria del turismo: gli hotel, i ristoranti, i lidi. Fabbri però insiste: «A Ferrara c’è un quartiere, si chiama Gad, totalmente in mano alla malavita nigeriana. C’è paura, le case calano di valore. Io non ho la soluzione, ma ho l’onesta di dire che è un problema, il Pd non l’ha mai fatto». Ecco l’imputato numero uno: il Pd. Un partito scosso da troppe contraddizioni, perno di un governo nazionale incapace di dare quelle risposte che si attende il Paese.

Carlo Costalli, il leader del Movimento cristiano lavoratori, da sempre attento alle dinamiche politiche, attraversa l’Emilia Romagna: Parma, Reggio Emilia, Piacenza, i piccoli comuni montani, le località sull’Adriatico. «Trovo un popolo deluso dal governo nazionale e dai provvedimenti legati alla legge di Bilancio che possono avere ripercussioni anche sull’economia della Regione. Un governo immobile, e di conseguenza un Paese immobile, in una Regione che ha fatto della vitalità e dell’innovazione della sua economia una delle carte vincenti degli anni passati». E ora? Costalli va dritto al punto: «C’è tanta voglia di cambiamento. L’Umbria ha dato un primo segnale. Ora l’Emilia-Romagna. E tra pochi mesi la mia Regione, la Toscana. Non vedo un bel clima. Vedo uno scontro che si radicalizza e una proposta moderata che ancora non c’è».

Lo schema è sempre più chiaro: Stefano Bonaccini deciso a giocare la carta del buon governo, Salvini impegnato a sottolineare le contraddizioni dell’esecutivo rosso-verde. «Due campagne elettorali che non si parlano. Ma la strategia di Salvini funziona e, nonostante le novità si accavallino, già si intravede una partita apertissima », spiega Marco Valbruzzi. coordinatore dell’Istituto Cattaneo che senza pensarci su 'gira' un consiglio a Bonaccini: «Dovrebbe essere lui a trasformare un voto regionale in un voto nazionale. A trasformare l’Emilia-Romagna in un esempio per l’Italia. A dire che i risultati raggiunti qui, possono essere raggiunti ovunque ». C’è un modello Emilia-Romagna esportabile? Patrizio Bianchi, dal 2004 al 2010 rettore dell’Università di Ferrara e oggi ascoltato assessore regionale a Scuola, università e lavoro, non ha dubbi: «Nel maggio del 2015 ci siamo seduti tutti attorno a un tavolo. Tutti. La politica, l’impresa, il sindacato, il volontariato, le università. Un grande patto. Per il lavoro e per la crescita. I risultati? Primo dato: in cinque anni abbiamo dimezzato la disoccupazione. Siamo passati dal 10 al 5. Secondo dato: abbiamo dimezzato la dispersione scolastica...». Bianchi si ferma su quelle ultime parole. «Bisogna riflettere su questo dramma. In Italia un ragazzo su due non finisce la scuola, al Sud uno su tre. In Emilia oggi siamo al 9,9%, sotto la media europea».

Si ritorna a Bologna. E dal centro ci spostiamo nella provincia. Ecco i grandi marchi. La Ferrari, la Maserati, l’Alfa Romeo, la Lamborghini, la Ducati. «Oggi la produzione di fascia alta è tutta in Emilia», dice Bianchi che subito apre un nuovo file: Bologna e i grandi calcolatori. «Il centro dati dell’Agenzia europea di previsione meteo si sposterà presto a Bologna. Qui si faranno le previsioni di tutta Europa». Ecco le eccellenze della Regione. Ecco le armi di Bonaccini. Gian Luca Zattini però non ci sta: «Buongoverno del Pd? Ho qualche dubbio», dice regalando un sorriso leggero il neosindaco di Forlì: «In campagna elettorale avevo già capito molto. La gente mi fermava e mi ripeteva sempre le stesse parole: 'non c’è più ascolto, sono chiusi nel palazzo, non dialogano più con i quartieri... Il mondo economico ha trovato un muro, dalle imprese ai piccoli commercianti. Ecco, hanno perso il contatto con le persone». Molti si interrogano: il 26 gennaio il Pd subirà il colpo di grazia? Zattini, un passato nella Dc e un presente come sindaco 'civico' di centrodestra, riflette a voce alta: «Per la prima volta vedo una sfida davvero indecifrabile. Ma il fatto che l’Emilia-Romagna sia finalmente contendibile è un bel segnale per la democrazia. Un consiglio a Borgonzoni? Privilegi i temi che uniscono rispetto a quelli che dividono perché guai spaccare la comunità». L’Emilia Romagna aspetta fine gennaio. Gli imprenditori aspettano fine gennaio. Leonardo Frabetti guida da anni un’impresa che si occupa di fonti rinnovabili e risparmio energetico e ama la politica. Bonaccini o Borgonzoni? «Credo tanto nel centrodestra. E azzardo una previsione: la Regione passerà di mano», dice Frabetti, confessando di puntare ancora su Forza Italia. E sarà un bene o un male per le imprese? «Le imprese vogliono misure, scelte, risultati. E un governo nazionale di centrodestra che parla con un governo della regione di centrodestra è il meglio che può capitare ».