Attualità

MORTI SUL LAVORO. Thyssen: la tragedia un anno fa

Paolo Ferrario sabato 6 dicembre 2008
La commemorazione e le polemiche. Con una messa celebrata nella cappella del Cimitero Monumentale, è iniziata a Torino la lunga giornata del dolore e del ricordo in memoria delle sette vittime del rogo nello stabilimento ThyssenKrupp di Torino avvenuto il 6 dicembre del 2007. «Il loro sacrificio non è andato perso» ha sottolineato don Corrado Bettiga, il cappellano del cimitero torinese. Alla messa erano presenti i familiari delle sette vittime. Presente anche Antonio Boccuzzi, oggi deputato del Pd, che quella notte si salvò. Hanno cercato di dare loro conforto la presidente della Regione Mercedes Bresso, il presidente della Provincia, Antonio Saitta, il sindaco Sergio Chiamparino e il prefetto Paolo Padoin, ma accanto a loro c'erano anche Piero Fassino, il segretario regionale del Pd Gianfranco Morgando, la segretaria generale del sindacato Ugl Renata Polverini e l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano. Polemiche per l'assenza di esponenti del governo alle celebrazioni: «Non dimenticare l'atroce tragedia dei lavoratori della Thyssen è non solo un dovere morale, ma un impegno politico: un paese civile, infatti, non può tollerare. È certo sconcertante che nessun esponente del governo e della sua maggioranza abbia sentito la sensibilità di essere questa mattina accanto ai familiari delle vittime». Le tappe giudiziarie. È il 17 novembre del 2008 quando vengono rinviati a giudizio l’amministratore delegato del gruppo italiano, sul quale pende l’accusa di omicidio volontario e incendio con dolo eventuale, due consiglieri delegati, il responsabile in servizio alla sede di terni, il direttore dello stabiliomento di Torino e il responsabile del servizio prevenzione. La prima udienza del processo è programmata per il 15 gennaio presso la Corte d’Assise di Torino. Morti bianche: un fenomeno che non cessa. È già passato un anno ma la ferita è ancora aperta. Oggi, primo anniversario della tragedia, saranno in tanti a Torino a ricordare i sette operai morti nel rogo della ThyssenKrupp, il più grave incidente mortale sul lavoro accaduto negli ultimi anni in Italia. Ma se per l’Anmil – l’associazione dei mutilati e invalidi del lavoro – la data del 6 dicembre 2007 ha «segnato un punto di non ritorno che ha consentito l’approvazione di determinanti riforme legislative, che devono però essere seguite da fatti concreti», è certo che questa è stata soltanto la più crudele emergenza di un fenomeno che continua a mietere vittime, giovani in moltissimi casi. Il quotidiano tributo di sangue ammonta infatti, secondo i dati dell’Anmil, a 3 morti e 27 invalidi in 25mila incidenti. L’ultima vittima, di ieri, si chiamava Matteo Bozza, aveva 25 anni, ed è rimasto schiacciato da una pressa nel Veronese.I dati dell'Inail. Stando ai dati comunicati dall’Inail – l’Istituto nazionale assicurazione sul lavoro – nel 2007 sono state registrate 1.207 morti bianche, con un calo del 10% rispetto al 2006. Una nuova contrazione è prevista anche nel 2008, anno per il quale le stime prevedono 1.150 infortuni mortali. Nei primi nove mesi dell’anno ne sono stati contati 880 rispetto ai 926 dello stesso periodo del 2007. In controtendenza gli infortuni mortali “in itinere” (quelli, cioè, che si verificano durante il tragitto da casa al lavoro e viceversa e che sono conteggiati, a tutti gli effetti, come incidenti sul lavoro): dai 274 del 2006 si è passati ai 300 del 2007 (+9,5%).Vite spezzate. Il settore più colpito è quello delle costruzioni, con 96.315 infortuni nel 2007 (244 dei quali mortali). Nemmeno la scuola è immune dagli incidenti; sempre lo scorso anno, gli infortuni denunciati dagli insegnanti sono stati 12.912 e 90.478 quelli subiti dagli studenti. Dietro questi numeri ci sono persone le cui vite sono state spezzate o, nella migliore delle ipotesi, segnate per sempre da invalidità. Un dramma che si ripercuote su migliaia di famiglie che però, come dimostrano le due storie raccontate in questa pagina, in alcuni casi riescono a ritrovare in se stesse (e con l’aiuto delle istituzioni e della società) le forze morali, fisiche e anche economiche, per «ricominciare». Per sostenere questo sforzo, che per tanti è una vera e propria fatica, non bastano, come denuncia sempre l’Anmil, le «collette tra i compagni di lavoro», come avveniva un secolo fa. Nemmeno le “gare di solidarietà”, avviate soprattutto in occasione di fatti eclatanti che colpiscono la pubblica opinione, possono «assumere una funzione surrogatoria di uno Stato sociale che tende a ritrarsi, con progressivo deterioramento dei livelli di tutela» delle famiglie, che in molti casi sono costrette a vivere con «indennità non adeguate». Un’ingiustizia che diventa «una grave offesa alla memoria dei caduti sul lavoro».