Attualità

EMERGENZA ABRUZZO. Caritas e terremoto: due mesi di solidarietà

Paolo Viana e Alessia Guerrieri sabato 6 giugno 2009
Più di 15 milioni di euro sono stati raccolti (finora) dalla colletta nazionale della Caritas italiana per le vittime del terremoto in Abruzzo. Una somma che va ad aggiungersi ai cinque milioni messi a disposizione dalla Cei. Questi venti milioni di euro sono il dato più significativo che emerge dal rapporto sul terremoto messo a punto dalla Caritas, che scatta una fotografia drammatica del cratere aquilano, colpito dal sisma del 6 aprile scorso. Il report "Con la gente" presenta una situazione in parte già nota - quella delle 308 vittime o dei 59.000 sfollati - e puntualizza il contributo della Caritas e la partecipazione della Chiesa italiana all’emergenza. A partire dall’attività del centro di coordinamento che l’organizzazione ha istituito all’Aquila fin dal 7 aprile per «rilevare i bisogni, pianificare gli interventi, coordinare le risorse», come spiega il documento. «A due mesi dal terremoto in Abruzzo, si registra la costante presenza della Caritas» si legge ancora nel report che annuncia l’arrivo di altri volontari e divide l’emergenza in tre fasi. Nella prima, quella dell’emergenza acuta, la Caritas ha affrontato i bisogni "scoperti" di alcuni campi, dove ha distribuito beni di prima necessità e attrezzature, soprattutto per anziani, disabili e minori. Bastano le statistiche a comprendere il peso di quest’intervento: più di una tonnellata di pasta, sugo e scatolame distribuiti, oltre a 14 bancali di acqua, 4 di pannolini, 3 di coperte, 5 di vestiti, 2 di scarpe... Quest’azione si fonda sull’ascolto dei bisogni e privilegia il lungo termine; lo stile dell’approccio utilizzato dai volontari, particolarmente nell’emergenza, è quello della «compagnia» e della «condivisione» e il modello organizzativo scelto è quello della rete di prossimità che lavora per progetti. Per realizzare questa complessa architettura, la Caritas ha incoraggiato numerosi gemellaggi tra le proprie delegazioni regionali e le comunità dell’Arcidiocesi dell’Aquila: oggi, Emilia Romagna e Puglia sono gemellate con l’Aquila Est, Umbria e Piemonte-Valle d’Aosta con l’Aquila Ovest, Triveneto e Campania con Roio e Bagno, Lombardia e Sicilia con Onna e Paganica, Marche e Basilicata con Montereale e Pizzoli, Lazio con Scoppito e Tornimparte, Toscana e Calabria con San Demetrio e Valle Subequana, Liguria e Sardegna con Barisciano e la valle di Navelli e Lombardia con l’altopiano delle Rocche.La seconda fase, che partirà in autunno, è considerata anche «un’occasione pastorale per acquistare la comunità ecclesiale a riacquistare maggiore consapevolezza di sè a partire dai legami di solidarietà umana». In quel periodo, sarà necessario intensificare gli interventi, realizzando luoghi permanenti di ascolto presso i villaggi che sostituiranno le tendopoli. Su questo punto, il report esplicita le inquietudini dei terremotati: «Col passare delle settimane - sottolinea - si evidenzia per la popolazione una situazione di grande provvisorietà: alcune persone hanno lasciato le tendopoli per fare ritorno a casa, decine di migliaia sono sfollate lungo la costa, si attende di comprendere con precisione in quali "villaggi" che la Protezione civile sta realizzando le persone andranno ad abitare». E non è tutto. «La situazione attuale non consente di definire con esattezza quali potranno essere le linee di sviluppo dell’intervento della Chiesa italiana attraverso il Centro di coordinamento della Caritas nei tempi lunghi», ammette il rapporto, aggiungendo tuttavia che il metodo «ascoltare, osservare, discernere» e lo stretto accordo con la Chiesa locale resteranno i punti cardinali di un’azione che punta a realizzare - nella terza fase, quella che dovrebbe portare alla ricostruzione - delle strutture per le attività liturgiche, sociali e ricreative, scuole, alloggi per anziani e strutture per studenti, nonché servizi per i poveri. La terza fase dell’emergenza porterà con sè anche numerosi «progetti unitari di promozione sociale ed economica», nella logica del «servizio segno»: saranno privilegiati cioè i progetti che rispondono alla cura delle persone, ai bisogni dei poveri, all’educazione e che si baseranno sul protagonismo dei destinatari, progetti «a forte valenza comunitaria, nella logica dello sviluppo sostenibile, che coniughino efficienza e solidarietà». La Caritas sta studiando infine con le banche degli strumenti economici idonei ad assicurare il sostegno alle famiglie e alle piccole imprese e permettere l’acquisto degli arredi, delle strumentazioni, dei mezzi andati distrutti con il terremoto nonché il credito per le piccole imprese e i laboratori artigiani: un altro contributo concreto alla ricostruzione materiale ed economica dell’Aquilano.Ricostruzione leggera: lunedì si parte. Si rialza e punta in alto, L’Aquila. Se è vero che qui nulla sarà più come prima, ora la voglia di tutti è ricostruire presto e meglio di prima una città che solo dopo il 6 aprile è stata considerata una perla dell’Italia. A due mesi dal terremoto si riparte dalle ordinanze per la ricostruzione leggera che da lunedì permetteranno i primi lavori di risistemazione delle abitazioni e dagli appalti della «missione impossibile», come l’ha definita il premier, per i venti nuclei abitativi. In più l’Abruzzo avrà nel suo capoluogo anche un aeroporto intermedio tra i più attrezzati del Paese. Ma intanto, per ora, quasi nessuno è tornato nelle case agibili perché manca il gas; del contributo a famiglia previsto per chi provvede all’alloggio in maniera autonoma neanche l’ombra, così come gli 800 euro per i lavoratori autonomi rimasti senza occupazione dopo il terremoto.È pronta l’ordinanza del presidente del Consiglio per la riparazione delle abitazioni A e B, quegli interventi insomma sotto i 10mila euro. In questo modo, assicura il capo della Protezione civile, «dalla prossima settimana il 70% degli aquilani avrà gli strumenti ed i soldi per rientrare in tempi rapidi nelle abitazioni con danni lievi». Per la ricostruzione pesante, cuore delle manifestazioni degli aquilani dei giorni scorsi, bisognerà invece attendere la conversione in legge del decreto. Dei 50mila sopralluoghi effettuati dai tecnici il 53% degli edifici è agibile e il 13% ha bisogno di piccoli interventi; ma questi dati non includono la zona rossa, quella del centro storico, in cui dai primi controlli la percentuale di abitabilità è dimezzata. La ricostruzione in Abruzzo incomincia però ad assumere un aspetto concreto: quello delle cifre a sei zeri. Nove gli appalti fino ad oggi assegnati per un totale di 95 milioni di euro, ad aggiudicarseli molte aziende del nord con il Veneto in testa; ma alla costruzione delle 3mila casette che daranno un tetto entro l’inverno a 13mila persone contribuirà anche una ditta aquilana, la Edimo costruzioni, che ha ottenuto una commessa di 20 milioni di euro. Ma per vedere gli operai al lavoro bisognerà aspettare qualche giorno. «Gli scavi verranno affidati come assegnazione entro il weekend – precisa ancora Bertolaso – per cui i cantieri saranno consegnati da lunedì. Nel corso della settimana prossima si cominceranno a vedere i primi lavori». In più, aggiunge, entro l’estate l’Aquila avrà anche un aeroporto intermedio super attrezzato in grado di ospitare velivoli di media grandezza. Dietro i numeri e le cifre però c’è tanta stanchezza della popolazione che da sessanta giorni vive fuori dalle proprie case. Stanchezza per i contributi promessi che non arrivano anche se i soldi ci sono, assicurano. Il riferimento è ai 400 euro previsti per quelle famiglie che hanno scelto una sistemazione diversa dalle tende e dagli alberghi e agli 800 euro per i liberi professioni che non hanno più un lavoro. Ma ci sono anche piccoli segnali positivi e di ritorno alle abitudini all’Aquila: 11 tendopoli sono state chiuse perché i cittadini sono rientrati nelle case dichiarate agibili; sono i campi periferici della provincia dell’Aquila e alcuni della valle dell’Aterno. Per la città invece il problema principale è l’assenza del gas nelle abitazioni, un difficoltà che secondo il sindaco Massimo Cialente verrà risolta a giorni. Ancora attendere, insomma. In molti poi stanno occupando le case sfitte, inoltre altre 3500 abitazioni sono state anche offerte dai tre comuni dell’altopiano delle Rocche; «sono gli appartamenti dei turisti che non hanno subito danni, è un modo per far ripopolare questo territorio» spiega il sindaco di Rocca di Mezzo, Emilio Nusca.