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Terrasini . "Insieme per passione": le parabole si fanno vita

Alessandro Zaccuri, inviato a Terrasini lunedì 16 settembre 2019

Da sinistra Alessandro Zaccuri, Marco Tarquinio, padre Ermes Ronchi, Vincenzo Morgante, Amerigo Vecchiarelli

Evitare il rischio che Dio “muoia di noia” per la nostra trascuratezza, come già raccomandava padre David Maria Turoldo. E attenersi alla massima aurea di Martin Buber, secondo la quale tutto – nell’esperienza spirituale, nella professione, nella quotidianità più minuta – deve avvenire “a partire da me, ma non per me”, fino a quanto questa attitudine diventa spontanea. Automatica, anzi, come si potrebbe tradurre alla lettera uno dei termini con cui il Vangelo descrive il seme che germina e cresce. Sono le suggestioni con cui padre Ermes Ronchi ha concluso Insieme per passione, la manifestazione svoltasi nei giorni scorsi a Terrasini, in provincia di Palermo, per iniziativa dell’Arcidiocesi di Monreale, della locale amministrazione comunale e dell’associazione Così, per… passione presieduta da Ino Cardinale.

Nata nel 2016 come festa di Avvenire in Sicilia, da questa edizione la kermesse si struttura come occasione di dialogo e di incontro con tutti i media della Cei. Nel pomeriggio di domenica, infatti, al dibattito incentrato sulla riflessione di Ronchi hanno preso parte i tre direttori di testata: Vincenzo Morgante per Tv2000 e InBlu Radio, Marco Tarquinio per il nostro quotidiano e Amerigo Vecchiarelli, che ha di recente assunto la guida dell’agenzia di stampa Sir. Sullo sfondo, come già nei giorni precedenti, il racconto delle parabole, nella fattispecie quella del ricco stolto, «la cui logica – ha ribadito padre Ermes – è esattamente l’opposto di quella del seme e della terra: non agire per sé, ma per gli altri; non preoccuparsi di quanto si riesce ad accaparrare, ma di ciò che si lascia in eredità».

Nei vari appuntamenti ospitati a Terrasini nel cortile di Palazzo d’Aumale si sono intrecciate le voci di rappresentanti dell’arte e della cultura, dagli attori Lollo Franco e Pamela Villoresi al cardinale e poeta José Tolentino Mendonça, della società civile e delle istituzioni, dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando al senatore Nicola Morra, e della comunità ecclesiale, dal vescovo di Caltagirone monsignor Calogero Peri e Salvatore Martinez, presidente nazionale di Rinnovamento nello Spirito, al vicedirettore dell’Ufficio della Comunicazioni sociali Cei, Vincenzo Corrado.

Ciascuno di loro – seguendo il suggerimento di don Antonio Chimenti, responsabile delle Comunicazioni sociali per l’Arcidiocesi di Monreale – ha commentato in chiave personale una parabola evangelica, secondo un metodo che ha trovato applicazione anche nella giornata conclusiva. Per Vecchiarelli, per esempio, l’immagine più forte rimane quella del seme. «Il Sir è stato fondato nel 1988 – ha ricordato – per dotare la Chiesa italiana capace di cogliere i segnali provenienti dal territorio, con un’attenzione specifica a quanto accade anche nelle realtà più piccole e in apparenza marginali. Il seme può essere dappertutto, lo sappiamo, e dappertutto va fatto germogliare».

Morgante, da parte sua, ha dichiarato il legame con il racconto del buon samaritano. «Presi uno per uno, i verbi che ne caratterizzano il comportamento costituiscono già di per sé il vademecum del perfetto comunicatore, che si ferma a osservare e si prende cura, è disposto a pagare di persona e non abbandona mai nulla e nessuno al proprio destino», ha detto tornando a insistere sul ruolo di sostanziale servizio pubblico che InBlu Radio e Tv2000 sono chiamate a svolgere. Un appello alla creatività è venuto infine da Tarquinio, che ha proposto una lettura incrociata delle parabole del padre misericordioso e del giudice ingiusto alle
prese con la vedova importuna. «Oggi è molto diffusa la sindrome del fratello maggiore, che porta a irrigidire e a non di rado a travisare il messaggio evangelico – ha affermato–. Per i giornalisti, in particolare, c’è il pericolo di ergersi a giudici, rinunciando a una testimonianza che, per essere autentica, non può non essere sempre nuova e originale». Magari prendendo a modello la vitalità e la generosità un artista come Mario Incudine, il cantautore e attore siciliano al quale è andato quest’anno il premio Una vita per passione, consegnato in serata dall’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi.