Attualità

Ambiente. Terra dei fuochi, confronto Galletti-Patriciello

Gianni Santamaria sabato 23 agosto 2014
Termovalorizzatori e roghi tossici «facce di una stessa emergenza»? L’affermazione del ministro dell’Ambiente - unita alla sottolineatura della diffidenza della gente verso quegli impianti - solleva un polverone di reazioni da quella Terra dei Fuochi che vive sulla propria pelle le ricadute del sistema illegale di interramento degli scarti industriali. Intreccio di interessi e malaffare, non semplice questione di 'monnezza', ribadiscono le persone impegnate sul fronte della lotta al degrado nella zona tra Napoli e Caserta.  Oltre a don Maurizio Patriciello, il cui intervento è ospitato a pagina 3 di questo giornale, parla Antonio Marfella, oncologo impegnato in prima linea nell’informazione su inquinamento e cancro. Il problema, dice, non sono i rifiuti urbani, ma quelli speciali, industriali, tossici. Sono questi a «massacrare» l’Italia e in particolare la Campania. Marfella si dice dapprima preoccupato per «l’inspiegabile e gravissimo ritardo nel report Ispra 2014», che compete proprio al ministero guidato da Galletti. Poi, il medico napoletano sfida Galletti sul terreno di casa sua. Il ministro ha citato, infatti, gli otto termovalorizzatori dell’Emilia Romagna, accettati dalla popolazione. Bene, snocciola Marfella, questi impianti tutti insieme bruciano 967mila tonnellate all’anno, quello di Acerra da solo fa per sette di loro, arrivando (dati Ispra del 2013) a 670mila tonnellate. Alle quali, con l’entrata in funzione dei due impianti aggiuntivi previsti del governo Renzi - prosegue Marfella - se ne aggiungerebbe un altro milione, fatto di rifiuti indifferenziati (quindi con la sovrapposizione illegale anche di quelli speciali). In totale, dunque, l’effetto sarebbe pari a quello di 15 inceneritori. Il tutto «a vantaggio dei proprietari della A2a (la società che gestisce il sito ndr), cioè i Comuni di Milano, Bergamo, Brescia e Varese e a tutto danno dei campani». In particolare del Comune di Acerra «che non vede un solo euro di ristoro ambientale». Non a caso, ricorda il medico, i gestori hanno messo in campo una «roboante» pubblicità, «con buona pace dell’ottimo vescovo di Acerra che la contesta». Il riferimento è alle parole con cui, nella Messa dell’Assunta, monsignor Antonio Di Donna ha preso con forza le distanze dallo slogan 'Stiamo scrivendo un’altra storia': «Non è accettabile che di fronte al dramma di tanti morti per tumore, tra cui molti giovani, vengano usate espressioni al limite della provocazione». Al ministro si concede l’attenuante di essere stato probabilmente male informato dai tecnici del suo dicastero (Marfella lo invita a «un confronto tecnico sulle gravissime sciocchezze che gli fanno dire»), ma la requisitoria è sferzante. Termovalorizzatori e roghi tossici questioni «legate a filo doppio», ha detto Galletti? «Mai affermazione più falsa poteva essere proferita », sbotta Lucio Iavarone, portavoce del Coordinamento Comitati Fuochi (Ccf). I roghi tossici, ricorda il rappresentante delle associazioni che si battono contro il degrado ambientale nel territorio campano, non riguardano il piano di smaltimento dei rifiuti solidi urbani, ma sono «relativi ad attività illecita di smaltimento di rifiuti delle industrie». Per questo «la costruzione di un inceneritore non risolverà mai il problema dei roghi tossici». L’invito al responsabile del ministero dell’Ambiente piuttosto è di dare seguito «a quello che da anni non vediamo qui in Campania e che accoglieremmo con molto favore», cioè la costruzione di impianti di compostaggio per lo smaltimento della frazione organica. È su questi che Iavarone incalza il ministro: faccia partire i dieci previsti in Campania nei famigerati «cento giorni» (la tempistica indicata da Galletti) e che «fino ad oggi non si è voluto realizzare». In tal modo i Comuni sarebbero messi in grado di abbassare le spese per smaltire l’umido fuori regione e si alzerebbe la differenziata ben oltre il 50% (attualmente il dato campano è al 44%). «Abbiamo già ampiamente dimostrato che i rifiuti solidi urbani possiamo smaltirli senza la costruzione di altri inceneritori. Non abbiamo bisogno di dimostrare null’altro». Sul fronte dei roghi tossici, occorre puntare, conclude Iavarone, se non sulla repressione, che si dimostra inefficace, su meccanismi fiscali che rendano conveniente alle realtà sommerse di smaltire i rifiuti senza rivolgersi al circuito illegale.