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Il caso. Tabaccaio uccide un ladro, la procura indaga per eccesso di legittima difesa

Redazione Interni venerdì 7 giugno 2019

La tabaccheria dove è avvenuta la sparatoria

Aveva subìto sette furti negli ultimi anni. Così, quando, la scorsa notte, ha sentito i ladri che tentavano l’ennesimo colpo, è sceso armato. E dopo una colluttazione con i malviventi ha sparato. Marcellino Franco Iachi Bonvin, 67 anni, ha ucciso un ladro 24enne di nazionalità moldava che, insieme a due complici fuggiti, aveva assaltato il bar tabacchi “Winner Point” di Pavone Canavese, a due passi da Ivrea.

L’uomo è ora indagato dalla procura di Ivrea per eccesso colposo di legittima difesa. Un «atto dovuto», precisa il procuratore Giuseppe Ferrando: «Non si tratta di criminalizzare nessuno, ma di capire come sono andati i fatti». L’episodio potrebbe diventare uno dei primi “casi di specie” dopo l’entrata in vigore della nuova legge – appena due mesi fa – sulla legittima difesa. «Purtroppo qualcuno è morto ma, se invece di fare il rapinatore avesse fatto un mestiere onesto, oggi staremmo parlando di altro», commenta il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che esprime «totale solidarietà» al tabaccaio.

È accaduto tutto poco prima delle tre. I balordi, incappucciati e armati di un palanchino, sono arrivati con un furgone bianco. Sono entrati in cortile e hanno forzato una delle porte laterali del negozio. Poi hanno messo le mani su una scambiamonete. È allora che è suonato l’allarme. Franco Iachi Bonvin si è svegliato di soprassalto, nell’alloggio sopra la ricevitoria: ha detto ai famigliari di rimanere tranquilli, ha preso la pistola, regolarmente denunciata, ed è sceso. Una volta in cortile i balordi avevano già caricato sul furgone la scambiamonete con 2mila euro all’interno. Ne è nata una colluttazione. Urla, minacce, i tre che cercavano di scappare e il tabaccaio che ha premuto il grilletto. Più volte.

Uno o due colpi hanno raggiunto al petto il 24enne. Il ragazzo ha cercato di allontanarsi, ma è crollato a terra dieci metri dopo. Ed è morto sul marciapiede. Un incensurato, scopriranno poi gli agenti del commissariato di polizia di Ivrea. Dopo aver chiamato i figli, il tabaccaio ha atteso l’arrivo delle volanti. Portato in commissariato e poi in procura, di fronte al magistrato Ferrando si è avvalso della facoltà di non rispondere. Era con il suo legale, l’avvocato Sara Rore Lazzaro. «Lo risentiremo la prossima settimana e ci spiegherà come sono andate le cose – conferma il procuratore – umanamente è molto provato: sa che, in ogni caso, è stata una cosa grave. Si tratta di una persona pacata che vive in una famiglia normale».

Le armi trovate in casa sono risultate tutte regolarmente denunciate. Il tabaccaio le aveva acquistate proprio per difendersi da quei furti. La scientifica ha passato al setaccio la palazzina dove l’uomo abita con la moglie e due dei tre figli, la ricevitoria e il bar. Si cerca di chiarire la dinamica dell’accaduto e valutare se potranno essere applicate le nuove norme che regolano la legittima difesa.