Attualità

ROMA. «Sporco italiano»: la banalità del razzismo

Umberto Folena sabato 21 settembre 2013
Con un singolare gusto del paradosso, il «vigliacco dell’offesa» ha atteso il bus in via Eroi della Difesa. Ieri un cittadino del Regno del Marocco, a Roma, ha preso a picchiare furiosamente sulle porte del mezzo pubblico in sosta a un semaforo. L’autista deve aver scelto il male minore. Far salire (o scendere) i passeggeri lontano dalle regolari fermate è vietato. Ma l’energumeno rischiava di danneggiare le porte. Quindi meglio aprirgli. Il nordafricano si calmava? Al contrario, s’intrufolava nella cabina di guida, aggredendo l’autista e gridandogli: «Sporco italiano!».Non soddisfatto, scendeva dal bus, raccoglieva una pietra e gliela scagliava contro. Nel frattempo accorrevano i poliziotti del Commissariato Spinaceto, che identificavano l’uomo, lo portavano via e lo denunciavano per danneggiamento, violenza a pubblico ufficiale e anche, perbacco, per violazione della legge che vieta tutte le forme di discriminazione razziale.Quali soprusi possa aver subito il cittadino del Marocco per maturare tutto quell’astio nei confronti degli italiani, fino a definirli «sporchi», lo ignoriamo. Che cosa gli avesse mai fatto il povero autista per meritarsi un simile assalto, pure. Possiamo solo registrare la sua scarsissima fantasia. «Sporco» è l’aggettivo più scontato da abbinare a una categoria umana da dileggiare. «Sporco» da non intendersi nel senso letterale di «poco attento all’igiene personale, sozzo, lurido». In ogni Paese al mondo – è la nostra netta sensazione e lo suggerisce la nostra pur magra esperienza – c’è qualcuno che non ama il sapone. Per cui, definire «sporca» un’intera nazione è ingiusto, stupido e razzista; d’altronde, ogni espressione di razzismo è ingiusta e stupida. Poiché i razzisti, essendo stupidi, sono dotati di scarsissima fantasia, volendo offendere ricorrono al solito «sporco eccetera». Infine, vale anche qui la regola secondo la quale le espressioni più idiote sono pure le più popolari e di successo, usate da chi vuol darsi un certo tono; così, anche chi non è razzista finisce per utilizzare, compiaciuto, espressioni razziste.Dicendo «sporco», l’ignobile figuro – sicuramente lindo e profumato – non si riferisce dunque al sudiciume. Egli ricorre (inconsapevolmente: è stupido) a una sottile metafora: «sporca» è l’anima, «lurida» è la coscienza. «Sporco» è spesso abbinato a «brutto e cattivo», a formare il trinomio più prevedibile e banale. Ed è questo a ferire la prima volta. A ferire la seconda volta è il sospetto che, con quello «sporco italiano», l’esagitato marocchino possa aver voluto restituire, a un innocente autista romano, un epiteto che egli stesso si sia sentito affibbiare. Magari in risposta a qualche sua prepotenza... Molte guerre cominciano così, dall’irrefrenabile impulso a restituire offese reali o immaginarie. Non a caso tutte le guerre sono «sporche». E solo la pace è pulita.