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SPARI A PALAZZO CHIGI. L'aggressore: «Obiettivo i politici, deciso 20 giorni fa»

Pino Ciociola domenica 28 aprile 2013
Gran caldo, sole, turisti, bimbi che ridono, domenica capitolina quasi estiva. Uno, due, otto colpi di pistola. A un passo da Palazzo Chigi, contro due carabinieri, che crollano a terra, feriti. Li esplode, freddamente (dicono i testimoni), un uomo, Luigi Preiti, 49 anni, giacca e cravatta, calabrese di Rosarno che vive in Piemonte, niente precedenti penali. "Ho deciso di fare tutto questo 20 giorni fa', ha detto Preiti confessando il suo gesto al procuratore aggiunto Gianfilippo Laviani nel corso dell'interrogatorio. Preiti ha aggiunto di avere acquistato "la pistola quattro anni fa al mercato nero ad Alessandria". "Ho voluto fare un gesto eclatante in un giorno importante: non odio nessuno in particolare ma sono disperato", ha tentato di giustificarsi l'uomo.È separato, ha perso il lavoro, non ha il porto d'armi e dev'essere andato fuori di testa (spiega il fratello che non ha mai avuto problemi psichici). Lo bloccano, resta ferito nella colluttazione e poi dice «sparatemi». È colpita, lievemente, da alcune schegge, anche una donna che era lì vicino. Tutti e quattro di corsa in ospedale, nessuno per fortuna morirà, il più grave è uno dei due militari. Urla, paura, sorpresa assurda, qui è il cuore delle istituzioni. Ci sono molte telecamere e altrettanti fotografi – stanno aspettando l'arrivo dei nuovi ministri - e qualcuno riprende la scena, mentre qualcun altro, fra i passanti, scappa terrorizzato. Scatta il piano antiterrorismo e il centro di Roma viene blindato in un batter d'occhio: traffico deviato e al Palazzo non ci si avvicina nemmeno a piedi. Viene svuotata in pochi minuti anche la piazza del Quirinale, dove negli stessi momenti stanno giurando i componenti dell'esecutivo. Per il ministro di Grazia e Giustizia, Annamaria Cancellieri, è «un fatto inquietante, ma non credo ci sia una regia», sebbene «dobbiamo ancora appurare le esatte dinamiche dell'evento». Secondo il presidente del Senato, Piero Grasso, «non dobbiamo farci impressionare dal clima di tensione», ma «capire al più presto le origini di questo fatto e cominciare a dare risposte concrete».​