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L'appello. I sopravvissuti ai lager libici al Papa: «La nostra ultima speranza sei tu»

Nello Scavo sabato 16 ottobre 2021

Uno dei giovani migranti in videocollegamento con l'Incontro mondiale dei movimenti popolari

“La nostra ultima speranza sei tu, papa Francesco e la Chiesa cattolica. Chiediamo umilmente il tuo aiuto e quello delle tue missioni diplomatiche nel mondo”. Per la prima volta migranti e profughi nel limbo libico non si sono sentiti soli. E oggi con i loro telefoni sono riusciti a collegarsi con l’incontro dei movimenti popolari tenutosi in videoconferenza.

A loro sono arrivate forti le parole del Pontefice. E si sono sentiti chiamati. “I migranti - ha detto il Papa -, le persone prive di documenti, i lavoratori informali senza reddito fisso si sono visti privati, in molti casi, di qualsiasi aiuto statale e impossibilitati a svolgere i loro compiti abituali, aggravando la loro già lacerante povertà. Una delle espressioni di questa cultura dell’indifferenza è che sembrerebbe che questo “terzo” sofferente del nostro mondo non rivesta sufficiente interesse per i grandi media e per chi fa opinione. Non appare”.

Ed è così che ci si sente nei campi di prigionia di Tripoli e per le strade della capitale libica, dove da giorni alcune centinaia di subsahariani fuggiti dalle carceri stanno inscenando una protesta contro il governo di Tripoli davanti all’ufficio dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr-Acnur).

Alcuni giorni fa una lettera dei giovani passati dalle torture e dagli abusi ha raggiunto il pontefice. “Se restiamo qui molti di noi moriranno. In Libia c'è schiavitù per gli africani, c'è violenza sessuale e c'è tortura”, avevano scritto rivolgendosi a Bergoglio e ai vescovi.

“Molti di noi sono figli del genocidio in Darfur, molti sono rifugiati dall'oppressione, dal conflitto e dalla carestia in Eritrea ed Etiopia, e da altri luoghi. Inclusi donne incinte e bambini piccoli”, si erano presentati riassumendo le ragioni delle migrazioni forzate: “Siamo cristiani, e musulmani, di altre religioni e di nessuna religione, ma tutti confidiamo in lei, papa Francesco, come padre per questa umanità, e nella Chiesa cattolica come la sorella che aiuta questa umanità a costruire davvero la fraternità umana”.

Le parole di papa Francesco sono suonate come una risposta e come una conferma. Un appello e insieme un monito: “Voglio chiedere, in nome di Dio, ai fabbricanti e ai trafficanti di armi di cessare totalmente la loro attività, che fomenta la violenza e la guerra, spesso nel quadro di giochi geopolitici il cui costo sono milioni di vite e di spostamenti”.