Attualità

Costi della politica. Soldi ai partiti, è corsa contro il tempo

Gianni Santamaria venerdì 7 febbraio 2014
Il tetto per le donazioni private ai partiti scende a 100mila euro, i partiti pagheranno l’Imu sulle sedi, non ci sono le agevolazioni per le scuole quadri e il due per mille scatta dal 2017. Sono queste alcune delle misure contenute nel testo del decreto legge sul finanziamento dei partiti, approvato ieri a maggioranza dalla commissione Affari costituzio­nali del Senato. Palazzo Madama, dunque, cerca di ac­celerare su questa misura, cara a Matteo Renzi, ma non solo. Infatti la prima commissione ieri ha fatto slittare l’esame del decreto Salva Roma proprio per affrontare ­con una discussione ad oltranza - il tema dei soldi ai par­titi, che approderà in aula martedì in prima lettura. In realtà alla Camera era transitato già un ddl in materia poi trasformato dal presidente del Consiglio Enrico Letta in decreto legge per il carattere di urgenza attribuito alla questione (la scadenza è il 26 del mese). Insoddisfatto il M5S con Beppe Grillo che subito twitta: «Finanziamen­to pubblico, i partiti dicono tra volte no. Renzie che di­ce? ». Resta il nodo sulla tempistica con la quale dovrà entrare in vigore le riforma. In commissione è stato lasciato il te­sto del governo che stabilisce che il finanziamento sia ri­dotto in tre anni del 25%, 50% e 75% dell’importo spet­tante che ora è fissato a 91 milioni. Rimane quindi il ta­glio graduale in tre anni in modo da evitare che i partiti si trovino ad affrontare bilanci fallimentari. Non sono passati gli emendamenti di M5S e Sel, che fanno parte dell’opposizione, e di Nuovo centrodestra. Questi tre gruppi hanno annunciato che ripresenteranno i loro e­mendamenti in aula per un’abolizione immediata del fi­nanziamento dei partiti, senza alcuna gradualità. Il tetto a 100mila euro è una mediazione tra i 500mila i­potizzati da Forza Italia e i 10mila previsti da M5S che co­munque rimane critica sul limite previsto. Parla di «otti­mo risultato e buon punto di equilibrio» la relatrice del provvedimento, la senatrice democratica Isabella De Monte. «Ora – aggiunge – siamo pronti per andare in au­la martedì e ci sono il tempi perché il decreto possa es­ser approvato dalla Camera entro la fine di febbraio». Non c’è traccia nel testo di possibili rimborsi per le im­minenti europee. Prima del voto lo ha escluso la stessa De Monte («dovrebbe rimanere il testo attuale senza mo­difiche » per cui non è previsto che i partiti possano usu­fruire di un finanziamento). Dopo lo ha confermato An­drea Augello (Ncd). «Il fondo per le elezioni europee non c’è. Noi abbiamo detto con chiarezza che se fosse stato proposto, avremmo votato contro». I Cinque Stelle sono particolarmente irritati per la bocciatura di due loro pro­poste, dalle quali ci si poteva attendere, dicono, un ri­sparmio di 2,5 miliardi. «Si tratta – spiega il capogruppo al Senato Maurizio Santangelo – dell’emendamento che abolisce immediatamente ogni forma di finanziamento pubblico ai partiti e quello che, rispettando la recente sentenza della Corte dei Conti, chiede l’immediata re­stituzione dei finanziamenti pubblici percepiti illegitti­mamente e contro la volontà popolare dal 1997 ad og­gi ». Parla, infine, di «ulteriori passi indietro rispetto al te­sto della Camera» il deputato e tesoriere di Sel Sergio Boccadutri. In particolare «non si capisce perché le a­ziende che finanziano un partito debbano avere addi­rittura vantaggi fiscali maggiori rispetto ai cittadini».