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Ravenna. Slot truccate per impedire i controlli: se l'azzardo legale diventa illegale

Antonio Maria Mira giovedì 15 dicembre 2022

Azzardo legale… illegale. Lo hanno scoperto gli investigatori dell’Agenzia delle Accise, dogane e monopoli (Adm), con l’operazione “Purple Rain”, coordinata dalla procura della Repubblica di Ravenna. Accertati 12 milioni di euro di imponibile non dichiarato, per complessivi 3 milioni di euro di tasse evase. Ad essere coinvolto uno dei concessionari di Stato per le slot machine, che gestiva più di 6mila “macchinette” su gran parte del territorio nazionale. L’ulteriore conferma che dentro il mercato legale, e spesso grazie ad esso, si nascondono attività illecite.

Tutto nasce dalle anomalie riscontrate dall’Agenzia in alcune trasmissioni contabili inviate al sistema di ingegneria centrale di controllo rispetto alle giocate ritenute realmente eseguite. I controlli, eseguiti direttamente su apparecchi in Friuli Venezia Giulia, confermavano la presenza di irregolarità nelle slot, tutte con schede di gioco prodotte e distribuite da una ditta di Sant’Agata sul Santerno, in provincia di Ravenna. Partiva una verifica, dando così l’impulso all’operazione, denominata “Purple Rain” dal nome di una delle schede di gioco presenti negli apparecchi che avevano registrato anomalie.

Un “trucco” diffuso. Sono state infatti sequestrate 1.800 schede, principalmente distribuite in Emila Romagna, ma anche in Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Toscana e Marche. Le schede illegali impedivano la comunicazione delle giocate al sistema centrale di Adm e la conseguente evasione. Questi accertamenti hanno fatto scattare anche l’inchiesta penale da parte della Procura di Ravenna, con attività sia di analisi tecnica e ingegneristica sulle schede, sia finanziaria sulle transazioni fra il gestore delle schede e i vari esercizi commerciali. Si è così accertata un’evasione di circa 3 milioni di euro, a tutt’oggi già recuperati. A questo importo andranno successivamente sommate le sanzioni tributarie e amministrative per l’evasione e la messa in esercizio di schede illegali.

Si tratta della seconda importante operazione, in appena 10 giorni, sugli affari illegali nell’azzardo legale. Il 5 dicembre era scattata l’operazione “Hidden bet” della Guardia di finanza di Torino che ha portato al sequestro preventivo per oltre 2 milioni di euro, nei confronti di un bookmaker di scommesse maltese. Si tratta di Easy World che aveva aderito alla sanatoria prevista dalla legge di stabilità 2016 (ci sono stati “condoni” anche per il settore dell’azzardo), ma malgrado fosse rientrata nel mercato legale aveva continuato ad operare su tutto il territorio nazionale in totale evasione d’imposta. Il bookmaker avrebbe infatti percepito proventi pari ad oltre 8 milioni di euro, con più di 2 milioni di evasione.

Alla luce di questi ripetuti episodi, stride l’intervento di As.Tro. l’associazione, aderente a Confindustria, che rappresenta gli operatori dell’azzardo legale e che denuncia «l’intento di equiparare alle organizzazioni criminali le imprese legali, contrattualizzate con i concessionari di Stato ed autorizzate con licenze rilasciate dalle autorità di Pubblica sicurezza». E lo fa dopo l’iniziativa dei vescovi del Lazio contro l’azzardo. L’azzardo illegale, sostiene As.Tro. «si caratterizza per l’utilizzo di congegni e modalità operative che sono impossibili da utilizzare nell’ambito del sistema del gioco pubblico legale, il quale, per come è strutturato, non può, tra l’altro, sfuggire all’imposizione fiscale e alla integrale tracciabilità di tutti i flussi di denaro che gravitano al suo interno». Le due ultime operazioni sembrerebbero dimostrare il contrario.