Attualità

Unioni di fatto. Si riscrive il ddl Cirinnà: c'è l'intesa di tutto il Pd

Angelo Picariello sabato 29 agosto 2015
La trattativa sulle unioni civili segna un nuovo, importante, passo avanti. Scompaiono nella riformulazione messa in campo dal Pd i rimandi o riferimenti espliciti al matrimonio. Mercoledì i lavori riprenderanno in Commissione Giustizia del Senato con l’approvazione dell’emendamento dei dem Fattorini-Lepri-Cucca che inserisce in premessa la volontà di dar vita a un «istituto giuridico originario», distinto dal matrimonio. La convocazione è no-stop, per l’intera giornata - non essendo ripresi ancora i lavori d’aula - ed è impensabile andare avanti senza nella discussione senza la bussola di un accordo politico. In altre parole: o si chiude un’intesa di massima con Ap in queste ore o - con i numeri risicati del Senato - l’intesa alternativa con M5S che portò all’approvazione del testo base diventa inevitabile.Un puzzle complicato, ma la virata c’è. Ed emerge dalle parole della relatrice Monica Cirinnà, che ha già dato parere favorevole alla riformulazione della premessa e - dopo aver abbracciato la linea del "prendere o lasciare" (e praticato l’asse con M5S a sostegno del suo testo) ora dice: «Accetterò qualche modifica all’articolo e 3. Invece che citare gli articoli del codice civile che fanno riferimento al matrimonio, si avrà un elenco di diritti», afferma la senatrice che sottolinea:«Nessuna grande riforma si fa chiudendo la porta in faccia a qualcuno». La mediazione, promossa da Matteo Renzi (che però ha avvertito tutti di dover chiudere entro l’anno) avviene sotto la supervisione del capogruppo al Senato Luigi Zanda e del vice Giorgio Tonini. Una volta eliminata dal testo l’analogia con l’articolo 29 (peraltro esclusa dalla Consulta, e che lo avrebbe messo a rischio di incostituzionalità) il Pd persegue la strada delle formazioni sociali (articolo 2) e c’è già una riscrittura sulla quale Ap viene chiamata a pronunciarsi.Ivan Scalfarotto, nel Pd, gioca sulle parole: «Verrà creato un istituto distinto dal matrimonio, ma con garanzia di omogeneità di trattamento tra coppie omosessuali e coniugate». Restano dubbi, quindi, che si tratti solo di riverniciatura. Dubbi di cui si fa interprete soprattutto Carlo Giovanardi, capogruppo in Commissione del partito di Alfano. E dentro Fi anche Maurizio Gasparri mette i suoi paletti.Il nodo principale resta la stepchil adoption (l’adozione del figlio del partner) e dell’utero in affitto. Un «macigno antropologico», lo definisce Maurizio Sacconi, di Ap, che la norma non prevede ma potrebbe essere introdotto - è timore diffuso - attraverso i ricorsi. Nel Pd si fa strada una proposta, che potrebbe trovare l’interesse di Ap: il varo di una legge ad hoc per imporre il divieto. «La strada maestra è questa - spiega la senatrice Emma Fattorini -, visto che la casistica tocca le unioni eterosessuali prima ancora delle unioni gay».