Attualità

LO SFOGO DEL PREMIER. «Dimettermi? Siete matti E non andrò in Procura»

Arturo Celletti mercoledì 19 gennaio 2011
«Non ho commesso nessun reato, non ho mai pagato nessuna ragazza... Vedrete tutta la vicenda si risolverà nel nulla più totale...». Silvio Berlusconi non indietreggia. Parla di «processo mediatico con fini eversivi». Di «persecuzione politica». C’è indignazione anche nel tono della voce. «Vogliono farmi fuori, ma io reggo, io vado avanti. E alla fine questa inchiesta sarà un boomerang per chi l’ha costruita: è scandaloso tutto quello che è successo, è scandaloso questo spionaggio continuo... La mia casa controllata per undici mesi... Basta, è troppo, questi pm hanno violato la legge». Una pausa solo per prendere fiato. «Io in Procura? No, i miei avvocati mi hanno detto che non essendo Milano il tribunale competente non è logico che io vada». C’è rabbia per l’offensiva giudiziaria della procura di Milano. C’è dolore per quello che il premier ha letto sui giornali. «Sono storie incredibili, paradossali... Ci sono nomi e cognomi che non conosco, persone che non ho mai sentito nominare in vita mia». L’amarezza è però attenuata dalla certezza che il suo consenso e la sua credibilità non ne usciranno intaccati. «Il mio gradimento è stabile al 52,3 per cento, il Pdl è appena sotto il 32. Gli italiani sanno giudicare, credono in me». È una giornata operativa. Segnata da incontri, da dichiarazioni. Giulio Tremonti in missione a Bruxelles parla con un unico vero scopo: spiegare che lui non si presta a prendere il posto del Cavaliere. «È stato e sarà sempre un onore e una ragione di orgoglio far parte di questo governo e rappresentarlo all’estero». In quelle ore dall’entrata posteriore di Palazzo Grazioli arriva Luca Cordero di Montezemolo. Quel "faccia a faccia" dura cinquanta minuti; quattro ore dopo davanti allo stato maggiore del Pdl il premier è chiaro: Montezemolo non sarà mai alleato della sinistra.Gli incontri si accavallano. Berlusconi, a metà pomeriggio, sale anche al Quirinale. Poi attraversa il centro di Roma e arriva a Palazzo Montecitorio. Le porte dell’ascensore che sta portando il premier alla riunione del gruppo del Pdl si aprono a sorpresa al quinto piano di Palazzo Montecitorio. I giornalisti non perdono l’occasione: presidente come è andato l’incontro con il capo dello Stato? «Non chiedetelo a me, chiedetelo al presidente della Repubblica». I cronisti insistono: presidente, davvero pensa di dimettersi? Il Cavaliere prima scherza: «Io o il capo dello Stato?». Poi, sempre sorridendo, esclude un suo passo indietro: «Io dimettermi? Ma che siete matti!».Dentro la sala intitolata a Lucio Colletti i big del Pdl stanno ragionando sul caso Ruby. Niccolò Ghedini non usa giri di parole per denunciare un «blitz» condotto senza regole, senza rispetto. «È stato fatto un abuso di legge», ripete l’avvocato del premier. Ma è ancora una volta Berlusconi il protagonista. È lui che prova a stupire i suoi. «Sono sereno, mi sto divertendo... Mi attribuiscono tutte queste relazioni con tutte queste donne, si parla di 24... Non sono mica Superman». È il solito monologo e Fini ancora una volta diventa bersaglio: «È lui che non ci ha fatto fare le riforme».È un Berlusconi a due facce. Sorridente quella pubblica, tesa quella privata. «Sono tre notti che non dormo, che non chiudo un occhio. Passo giornate intere a parlare con i miei avvocati». È questa la verità: il premier sta vivendo il momento più difficile della sua vita politica. Perché «vedo cose strane, cose che non capisco... Sì, sono preoccupatissimo». La "preoccupazione" di Berlusconi è per quello che il premier vive come un «attacco al Paese e alle istituzioni», un «fiume di fango» messo in piedi da quello che oggi ha definito uno «stato parallelo». Nella notte le parole sono ancora più amare. «Mi vogliono fare fuori. Hanno montato tutto questo per eliminarmi. Sto vivendo un incubo, temo per la mia vita e per la mia famiglia». L’ultimo pensiero è a Veronica. «Domenica è passata ad Arcore e non mi ha nemmeno salutato».