Attualità

Sara Kamiri. Senza la cittadinanza niente stage all'estero

Stefano Pasta venerdì 11 agosto 2017

La ventisettenne Sara Kamiri vive in Emilia Romagna da quando aveva quattro anni. Tra le province di Ferrara e Bologna ha frequentato asilo, elementari, medie e superiori, mentre nel capoluogo si è spostata per frequentare l’università: nella città delle due Torri ha conseguito la laurea triennale in Economia e Marketing e ora frequenta la magistrale in Relazioni internazionali. Per gli intoppi burocratici previsti da una legge degna del manzoniano Azzeccagarbugli nel trovare cavilli, a Sara non sono bastati 23 anni in Italia e cinque cicli scolastici: sulla carta non ha la cittadinanza italiana (che ha chiesto ma le è stato risposto “no”). «Eppure – dice – quando vado in Marocco in vacanza, mi sento fuori luogo, parlo male l’arabo e non so scriverlo. I marocchini, giustamente, mi etichettano come straniera». Non avere la cittadinanza vuol dire essere svantaggiata rispetto ai compagni di banco «di una vita»: «Non ho potuto fare il semestre universitario all’estero – dice – o i mesi estivi di studio dell’inglese durante le superiori». Sono tutte opportunità perse che per una studentessa di Relazioni internazionali sarebbero state importanti. «Così – continua – come lo scorso mese ho dovuto rinunciare al bando per un tirocinio con il Ministero degli esteri, in quanto “straniera”». Altre volte, invece, non è il passaporto, ma un segno religioso di minoranza, il velo, a richiamare un’estraneità che in realtà, nella sua vita, non sussiste: «Appena apro bocca – scherza – molti si meravigliano del mio italiano perfetto e fluente».