Attualità

Pozzallo. Quattro bimbi e tre donne morti di stenti in mare. "Nessuno li soccorre"

Nello Scavo lunedì 12 settembre 2022

Loujin, 4 anni, morta di sete durante la traversata nel Mediterraneo

Nessuno di loro aveva conosciuto un solo giorno di pace. Figli della guerra e dei campi profughi siriani. Famiglie senza ormai alcuna speranza di poter lasciare una tenda per tornare in una casa. E con la rotta balcanica sorvegliata dai manganelli e dai cani rabbiosi delle polizie di frontiera, molti tentano la via del mare. E sono morti così sette rifugiati siriani, tra cui quattro bambini a bordo di due diverse imbarcazioni. Una è giunta a Pozzallo, in Sicilia. L’altra è ancora alla deriva e nessuno la soccorre.
«Sono morti di sete, fame e gravi ustioni. Questo è inaccettabile», ha scritto su Twitter Chiara Cardoletti, rappresentante dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati in Italia. Cardoletti ha nuovamente chiesto di «rafforzare i soccorsi in mare». Unhcr-Acnur spiega che le vittime facevano parte di un gruppo di 26 persone che si trovavano in mare da giorni. Due dei bambini avevano meno di 2 anni di età, l’altro ne aveva 12. Cono loro sarebbero morti anche la madre e la nonna. Poi, stando ai racconti dei superstiti che vengono verificati dalle forze dell’ordine con l’ausilio della banca dati dei rifugiati iriani registrati dalle agenzie Onu, i cadaveri sono stati gettati in mare quando hanno cominciato ad accumularsi. Un’altra donna e sua figlia sono state trasportate in ospedale con un intervento dell’elisoccorso maltese avvenuto domenica. Un dettaglio, questo, che conferma come i profughi siano stati volutamente abbandonati nonostante il ripetuto allarme. L’agenzia delle Nazioni Unite ha dichiarato che quest’anno più di 1.200 persone sono morte o scomparse nel tentativo di raggiungere l’Europa.Tuttavia, ancora una volta, nessuno pagherà per la deliberata omissione di soccorso e per i consueti scaricabarile che stavolta cominciano ad Atene e finiscono a Roma, passando per Malta che non ha mai firmato gli “addendum” alle convenzioni del mare che la obbligherebbero a soccorrere i natanti in difficoltà in acque internazionali ma di sua competenza. In questi anni nessun governo dei Paesi europei della frontiera Sud ha mai chiesto a La Valletta di sottoscrivere gli impegni oppure di ridimensionare la propria area di ricerca e soccorso, estesa 750 volte il territorio dell’isola, ma che Malta non è in grado (e spesso non ne ha alcuna volontà) di gestire in situazioni di emergenza. I superstiti giunti a Pozzallo sono stati soccorsi anche dal sindaco, il medico Roberto Ammatuna: «Un’immagine terribile – ha detto – paragonabile a quella dei sopravvissuti nei lager nazisti».
Negli ultimi giorni si stanno moltiplicando le partenze di profughi di guerra siriani dalle coste del Libano. Sono almeno 4 le imbarcazioni che hanno chiesto aiuto a partire dal 10 settembre. La traversata può durare più di una settimana, attraversando le aree di ricerca e soccorso di diversi Paesi, tra cui Cipro, Turchia, Grecia, Malta e Italia.
Nei giorni scorsi si era saputo di Loujin Ahmed Nasif, bimba siriana di 4 anni, morta nel Canale di Sicilia nonostante i ripetuti appelli di Alarm Phone, deceduta «tra le braccia della madre mentre chiedeva da bere», denuncia Nawal Soufì, l’attivista punto di riferimento della comunità siriana in Sicilia. Assieme a loro per 10 giorni su un peschereccio con 60 migranti, senza più cibo e acqua, c’era anche la sorellina di appena un anno. E una neonata di 3 mesi sarebbe morta di sete sempre ieri. Lo denuncia ancora Alarm Phone che è in contatto con il papà della piccola, alla deriva insieme ad altre 249 persone su un barcone in zona Sar Maltese provenienti dal Libano.
«La classe politica, tutta, deve dire nettamente che i bambini e le bambine non possono morire in mare» chiede il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini. «I partiti lascino per un giorno l’agenda – aggiunge – e pensino che tragedie atroci come questa, che avvengono da anni, non possono essere tollerate. Riteniamo necessario rafforzare il soccorso in mare perché è un modo fondamentale per evitare morti come queste».