Attualità

Sicurezza. Dopo Parigi la congiura della paura

Vincenzo R.Spagnolo giovedì 19 novembre 2015
L’ultima segnalazione investigativa è giunta ieri sera dal Federal bureau of investigation, che indicava all’intelligence italiana quali possibili obiettivi San Pietro a Roma, il Duomo e la Scala a Milano. L’Fbi ha rilanciato ai servizi italiani una informativa ricevuta dalla Dea, l’antidroga statunitense, segnalando 5 nominativi sospetti di origine araba. Oltre agli accertamenti, sono scattati subito posti di blocco lungo arterie e strade principali, a partire da Roma e Milano. «Siamo consapevoli di essere all’interno di una minaccia – osserva il prefetto di Roma Franco Gabrielli –, ma questo non ci deve indurre ad atteggiamenti di paura». In una Roma vigilata da 24mila fra militari e agenti di Polizia, è pronto il dispositivo collegato al livello d’allerta «2» disposto dal Viminale, con 2mila militari in 140 siti: «Avremo un presidio in quasi tutte le stazioni delle tre linee della metropolitana, nei nodi di scambio e in tutti quei luoghi di aggregazione che possono rappresentare degli obiettivi». Ma il segretario locale del sindacato di polizia Siulp, Saturno Carbone, chiede di adottare, nelle stazioni, di tecnologie rapiscan «per controllare i bagagli» e di dotare gli agenti di «giubbotti antiproiettile non scaduti». Un’altra misura in arrivo è il divieto di sorvolo della Capitale in occasione del Giubileo. Tra le possibili minacce, mini-velivoli senza pilota radiocomandati a distanza, carichi di esplosivo: «Che ultraleggeri e droni volino è un dato scontato – fa notare Gabrielli –. Il tema è non farli alzare in volo e perciò, memori di quanto avvenuto al funerale di Vittorio Casamonica, stiamo potenziando sistemi di intercettazione e di abbattimento». Ciò che preme al prefetto è non creare allarmismi: «Ricevo lettere da molti dirigenti delle scuole che mi chiedono se venire a Roma è opportuno, se ci sono le condizioni di sicurezza. Ma se entriamo in questo vortice, faremmo quello che quei 'signori' vogliono fare, rendere la nostra società invivibile attraverso la paura». Sul fronte parlamentare, ieri sera la Camera dei deputati ha approvato con voto quasi unanime (395 favorevoli, compresi M5S e Lega; 26 astenuti, compresa Sinistra italiana; 5 contrari) l’emendamento al decreto legge sulle missioni internazionali, chiamato «disposizioni in materia di intelligence» che attribuisce ai servizi segreti la possibilità di cooperare con «assetti della difesa» per interventi in situazioni «di crisi o di emergenza all’estero che coinvolgano aspetti di sicurezza nazionale o per la protezione di cittadini italiani all’estero». Di fatto, il testo estende ai militari impegnati in aree di crisi alcune garanzie previste per gli '007'. Luoghi da presidiare restano pure le carceri, dove scontano la pena diversi integralisti. La Procura distrettuale antimafia di Catanzaro ha avviato «accertamenti preliminari» sulla presunta esultanza, per le stragi di Parigi, di alcuni soggetti nel carcere calabrese di Rossano, dove sono detenuti 21 elementi radicali. Un episodio ridimensionato dal prefetto di Cosenza, Gianfranco Tomao, per il quale a esultare sarebbero stati solo tre detenuti. E il Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria precisa che le «carenze di personale, alquanto diffuse in molti istituti, non sono di livello tale da compromettere la sicurezza delle strutture».  Calma e gesso: Matteo Renzi esclude "rischi concreti" per l'Italia nonostante il Giubileo alle porte. In Italia, rassicura il premier, l'attenzione è massima e il governo è pronto a maggiori stanziamenti sulla sicurezza. Ma leggi speciali o modifiche della Costituzione, come quelle annunciate da Francois Hollande, non servono, così come prima di unirsi alla missione in Siria l'Italia vuole capire "chi andiamo a bombardare" in un'unità di intenti e di coalizione come ai tempi dell'alleanza contro Hitler che, come propone Vladimir Putin, elimini il terrorismo del Daesh. Nessun paese europeo, è convinto il premier italiano, è meno esposto di altri alla violenza terrorista. Per questo per Renzi é giusto - e l'Italia lo aveva già proposto "nel settembre 2014" - che le spese per la difesa restino fuori dal patto di stabilità europeo, come Bruxelles ha sancito. Per il presidente del consiglio la sottovalutazione è da evitare, come "reazioni isteriche e di pancia". "Bisogna trovare un equilibrio, - sostiene Renzi in una lunga intervista a Sky Tg24 - chi dice è il momento della sicurezza, bisogna rinunciare a tutto forse esagera. Noi dobbiamo prima di tutto vivere, ci vuole anche il coraggio di non rinchiudersi e di non rinunciare alla nostra identità". Impedire al terrorismo di "snaturarci", rinunciando ad abitudini, libertà e identità, è la linea che unisce il premier al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, impegnati a rassicurare il paese dopo i tragici eventi di Parigi. "Non sradicheremo l'odio facendolo entrare nelle nostre vite e nella nostra civiltà. Il terrore vuole snaturarci. Noi non ci piegheremo. Non ci faremo rubare il nostro modello di vita e il nostro futuro" ha detto ieri il presidente Mattarella. Renzi ha assicurato di non aver alcuna intenzione di chiedere a Papa Francesco di rinunciare al Giubileo straordinario per ridurre i rischi di attentati. "Il Papa se è un obiettivo è un obiettivo sempre". La guerra si vince sui valori, sull'identità ma anche nell'unità a partire della politica. Nei prossimi giorni il governo, oltre ad inserire nuove risorse per la difesa nella legge di stabilità, con maggiori investimenti sulla cyber security, farà una proposta "a tutti i partiti per un investimento ulteriore non solo di sicurezza ma anche di recupero di determinate realtà", come le periferie che, in Francia, sono diventate terreno di coltura dei terroristi.