Attualità

L'emergenza. «Se scompare Mare Nostrum Mediterraneo senza controllo»

RAFFAELE IARIA venerdì 29 agosto 2014

Aumentare il sostegno all’Italia per rafforzare gli sforzi compiuti dal nostro Paese nel soccorso ai migranti che non vanno lasciati soli. È questo l’obiettivo del progetto 'Frontex Plus' annunciato a Bruxelles dopo un incontro tra il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e il commissario Ue per gli Affari interni, Cecilia Malmström. Un intervento giudicato «certamente positivo», dal presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, perché «tutti abbiamo sempre invocato la presenza dell’Europa non come una benevola concessione ma come un’assunzione di responsabilità ». L’Italia, ricorda il porporato, «è la porta dell’Europa. Quindi o l’Europa si fa carico di questa situazione oppure l’Italia sarà sempre a rincorrere emergenze che sono più grandi di lei». Occorre tuttavia «non far morire l’impegno di Mare nostrum ma continuarlo con maggiore coinvolgimento di tutti», sottolinea il responsabile dell’Ufficio immigrazione di Caritas Italiana, Oliviero Forti. L’impegno dimostrato dall’Italia sino ad oggi costituisce «un raro esempio di umanità di cui l’Europa deve andare fiera. Si è evitato che in moltissimi casi il 'mare nostrum' si trasformasse in un 'mare monstrum' capace di inghiottire migliaia di persone tra cui moltissimi, troppi, bambini». «Non si hanno notizie precise su questa operazione: in attesa di capire meglio i contenuti, ieri racchiusi in un accordo verbale ed in alcune dichiarazioni alla stampa », Forti auspica in una dichiarazione al Sir,che «il progetto continui a salvare vite umane evitando ulteriori morti nel Mediterraneo. Per questo occorre richiamare con maggiore forza l’Europa ad un impegno che non sia solo di facciata». Ancor prima delle risorse e dei mezzi necessari Caritas italiana per questa «faticosa e costosa operazione umanitaria» chiede «una piena consapevolezza circa i valori fondanti l’Unione Europea tra cui il rispetto dei diritti umani». Mare nostrum evidenzia dal canto suo la Fondazione Migrantes, ha salvato persone migranti in fuga da Paesi in guerra e alla fame, alla ricerca di sicurezza, pace e libertà che attraversavano il Mediterraneo su imbarcazioni precarie, portandole direttamente in salvo in diversi porti italiani ed ha permesso di individuare numerosi scafisti. «La non assicurazione della continuazione degli obiettivi di Mare nostrum, il ritorno a un nuovo Frontex non chiaro negli obiettivi, il parziale coinvolgimento di tutti gli Stati europei nella consapevolezza di una situazione drammatica di migrazioni in atto che chiede strumenti efficaci per accompagnare persone in fuga – sottolinea il direttore generale di Migrantes, monsignor Giancarlo Perego – rischia di riportare la situazione del controllo del Mediterraneo al 3 ottobre scorso con il pericolo duplice: un ritorno di protagonismo dell’isola di Lampedusa nell’arrivo di migliaia di migranti, con l’impossibilità di gestione dell’accoglienza». Da qui l’auspicio che gli obiettivi «efficacemente realizzati dall’operazione Mare nostrum possano continuare, rafforzati su tutto il Mediterraneo con il coinvolgimento dell’Europa».  «Va compresa la posizione del governo italiano che cerca una soluzione europea più condivisa, come è nell’auspicio anche delle Nazioni Unite. Però – evidenzia in una intervista alla Radio VaticanaBernardino Guarino, responsabile progetti del Centro Astalli dei Gesuiti di Roma – la paura c’è perché ci sembra di capire che si chiederà in maniera volontaria agli Stati di dare una mano all’Italia. Quindi, questo vuol dire tutto e il contrario di tutto». Se 'Frontex plus' diventa «qualcosa di simile a Mare nostrum  – aggiunge Guarino – può avere un senso». In caso contrario... L’annuncio di Frontex Plus è giudicato positivo anche dalla Focsiv: «Da quello che ci sembra di capire, dovrebbe essere un’assunzione a livello europeo dell’impegno italiano di Mare nostrum  – dice all’agenzia Redattore Sociale  il direttore Attilio Ascani, sottolineando però che occorre «intervenire sui corridoi umanitari, prima che le persone si mettano in mare». Con Caritas Italiana e Migrantes la Focsiv sta ragionando su cosa si può concretamente fare nei Paesi d’origine «per aiutare una migrazione responsabile, cosciente, di persone che sanno cosa vanno ad affrontare e ci ripensano un attimo prima di partire, anche se devo ammettere che in contesti come la Siria e la Somalia non si può fare molto». E visto che anche in Libia la situazione è decisamente pesante, rimane da capire quali possano essere nel concreto le possibilità per intervenire nei Paesi di partenza dei barconi della speranza.