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Accordo. Firmato (e già scaduto) il contratto per la scuola: 124 euro in più ai docenti

Paolo Ferrario giovedì 18 gennaio 2024

Studenti durante un test di medicina. Per i loro prof è arrivato il nuovo contratto

Il percorso è stato «lungo e tormentato», ma alla fine i lavoratori della scuola hanno il loro contratto. È stato firmato ieri all’Aran il Ccnl “Istruzione e ricerca” 2019-’21, che entra in vigore oggi e, ricorda l’Aran in una nota, riguarda 1.232.248 dipendenti, di cui 1.154.993 appartenenti ai settori scuola e Afam (inclusi gli 850mila insegnanti), e 77.255 lavoratori dei settori università ed enti di ricerca (esclusi i docenti).

Il contratto prevede aumenti salariali medi mensili di 124 euro per i docenti, di 96 per il personale Ata e di 190 euro per i Direttori dei servizi generali e amministrativi. «Anche per gli altri settori ci sono aumenti significativi», ricorda l’Aran. Un’altra novità di rilievo, estesa a tutti i settori, è l’introduzione e la regolamentazione, anche per questo comparto, del lavoro agile. «Il nuovo contratto garantisce un adeguato riconoscimento economico ai lavoratori del settore, in linea con il loro fondamentale contributo alla società e all’economia italiana», commenta il presidente dell’Aran, Antonio Naddeo.

Mentre il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, parla di «passo concreto di una politica di valorizzazione del personale della scuola», ricordando che la firma del contratto è stata resa possibile «grazie allo stanziamento aggiuntivo di 300 milioni» ottenuto dallo stesso Ministro. Una strategia che, aggiunge Valditara, «sarà ulteriormente incrementata grazie al recente stanziamento nella legge di bilancio 2024 di importanti risorse da destinare al rinnovo del Ccnl scuola 2022/2024».

Sul nuovo contratto, sottoscritto tre anni dopo la sua naturale scadenza, hanno pesato anche la pandemia e l’avvicendarsi di ben quattro governi nel corso del negoziato. Proprio per ovviare al protrarsi oltre misura dei tempi, la firma del contratto, con una procedura inedita, è avvenuta in due fasi, con la sottoscrizione di una prima intesa, nel novembre del 2022, che ha permesso l’erogazione di una quota molto consistente dei benefici economici (circa il 95%), rinviando a una fase successiva, terminata appunto ieri, la definizione dell’accordo sulla parte normativa e il completamento degli aspetti retributivi.

«Questo contratto non segna certo un punto di arrivo – commenta la segretaria generale della Cisl Scuola, Ivana Barbacci –. Il 2024 è il terzo anno del triennio che segue quello per il quale abbiamo appena firmato: la nostra richiesta è che non si perda nemmeno un giorno e si dia subito il via al negoziato per il contratto 2022/’24».

Di «contratto lumaca» parla il coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti, Rino Di Meglio, che evidenzia anche i «miglioramenti normativi» prodotti dall’intesa. In particolare, sottolinea Di Meglio, «il diritto dei precari ai tre giorni di permesso retribuito. Non solo – aggiunge – siamo riusciti anche ad ottenere che la formazione degli insegnanti sia considerata orario di lavoro a tutti gli effetti, ponendo fine a decenni di contenzioso e sfruttamento».

Soddisfazione per il rinnovo del contratto è stata espressa dalla Flc-Cgil, che ora si prepara ad avviare la trattativa per il prossimo triennio. «La nostra priorità assoluta sarà l’incremento degli stipendi in rapporto all’inflazione al fine di tutelare pienamente il potere d’acquisto delle retribuzioni».

Sul rinnovo manca la firma della Uil Scuola perché, spiega il segretario generale Giuseppe D’Aprile, era «impossibile sottoscrivere un accordo che peggiora le condizioni di lavoro del personale della scuola e che indebolisce la scuola dell’autonomia e la comunità educante».

«Grande soddisfazione» arriva, invece, dallo Snals Confsal: «Siamo riusciti a consolidare la retribuzione professionale dei docenti e ad avviare in maniera concreta la valorizzazione del personale Ata e dei Dsga», sottolinea la segretaria Elvira Serafini. Che rilancia: «Il prossimo contratto dovrà assicurare l’equiparazione degli stipendi del personale della scuola almeno a quelli del restante pubblico impiego». Al nuovo triennio contrattuale guarda anche il sindacato autonomo Anief, che con il presidente nazionale Marcello Pacifico, chiede «con forza al governo lo stanziamento di almeno 10 miliardi di euro per bilanciare l’inflazione che dal 2022 è arrivata in doppia cifra».