Attualità

I fatti della Diaz. L'aggressione e le prove false: 25 condanne

martedì 7 aprile 2015
Per le violenze che si verificarono all'interno della scuola Diaz di Genova, sede del Genoa social forum, la notte del 21 luglio 2001, a margine del vertice G8, la Corte di Cassazione, il 5 luglio del 2012 confermò 25 condanne su 28 imputati, tutti appartenenti alle forze dell'ordine, per un totale di 98 anni di reclusione. I fatti della Diaz sono avvenuti la notte tra il 21 e il 22 luglio del 2001, a conclusione del summit del G8 di Genova. Nella scuola Diaz, insieme alla vicina scuola Pascoli, fecero irruzione le forze dell'ordine, ritenendo che all'interno dell'edificio si nascondessero i "black bloc" responsabili delle devastazioni avvenute in città nei giorni del vertice. Nella scuola, invece, c'erano manifestanti pacifici che nei giorni precedenti avevano partecipato alle manifestazioni di piazza. Alla fine del blitz, definito poi durante il processo "una macelleria messicana" dall'allora vice questore aggiunto Michelangelo Fournier, vennero arrestati 93 attivisti, molti dei quali furono portati in ospedale. Di questi, 3 finirono in prognosi riservata (tra cui Arnaldo Cestaro, allora 60enne, che venne picchiato all'interno della scuola e riportò molte fratture in diverse parti del corpo, ndr) e uno (il giornalista inglese Mark Covell, massacrato nel cortile esterno dell'edificio) in coma, con otto costole rotte, denti spaccati e lesioni a un polmone. Gli altri manifestanti vennero trasportati e rinchiusi nella caserma di Genova Bolzaneto, trasformata in carcere temporaneo. L'irruzione delle forze di polizia nella scuola avvenne pochi minuti prima della mezzanotte. Molti dei manifestanti all'interno della scuola, tra i quali numerosi stranieri, stavano riposando nei sacchi a pelo, stesi sul pavimento della palestra della scuola. L'irruzione fu improvvisa: gli agenti aggredirono e colpirono con i manganelli tutti coloro che si trovavano nell'edificio. In base a quanto accertato dalle successive sentenze processuali, per giustificare le violenze avvenute durante la perquisizione e, in parte, la perquisizione stessa, alcuni dirigenti delle forze dell'ordine decisero di portare all'interno della scuola Diaz due bottiglie molotov, trovate in realtà durante gli scontri della giornata, oltre agli attrezzi da lavoro trovati in un cantiere vicino. Quegli oggetti e soprattutto le due molotov divennero le "prove regine" utilizzate dalle forze di Polizia per dimostrare la presenza nella scuola dei "black bloc", l'ala violenta dei manifestanti. Il reato di cui i pubblici ufficiali furono ritenuti colpevoli è quello di falso aggravato mentre era prescritto il reato di lesioni gravi contestato a 9 agenti del VII nucleo speciale del reparto Mobile. Non fu mai provata la responsabilità dell'azione dei vertici massimi della polizia, tra cui il capo Gianni De Gennaro.