Attualità

Il ricordo. Sassoli, politico gentile del cattolicesimo democratico

Eugenio Fatigante martedì 11 gennaio 2022

Una stella dell'Europa attenua la sua luce. Davanti alla scomparsa prematura di David Maria Sassoli (questo il nome completo) si può davvero dire che ci lascia appena a 65 anni con almeno la soddisfazione di aver visto compiere grandi progressi a quell'Europa che per lui, presidente del Parlamento Europeo, è stata una delle grandi passioni dell'esistenza, assieme al giornalismo. E' stato infatti uno dei grandi protagonisti del Recovery plan, il piano di rilancio del continente sferzato dal Covid, di cui ha avuto la soddisfazione di veder muovere i primi passi.

Un approdo e una dimensione, quelli europei, naturali per un politico sui generis, volto gentile dal ciuffo accattivante, sorriso costante e mai eccessivo, sempre misurato, più a suo agio sui grandi palcoscenici continentali che nelle risse, spesso da cortile, della politica italiana. Non a caso andava fiero di una fotografia che lo vedeva picconare, come tanti in quelle storiche notti del 1989, il Muro di Berlino, il simbolo più tragico invece di un'Europa divisa. Fiorentino e tifoso della squadra viola, poi trapiantato a Roma dove aveva studiato al liceo Virgilio (e dove conobbe la futura moglie), appassionato di musica classica e di giardinaggio (che praticava soprattutto nella casa di Sutri, nel Viterbese), Sassoli si chiamava David Maria nel segno dell'omaggio voluto dal padre - Domenico, giornalista del Popolo che aveva combattuto nella Resistenza, quotidiano della Dc, venuto a Roma da Firenze negli anni Sessanta - a frate David Maria Turoldo, figura luminosa e a tratti anche scomoda. Già questo la dice lunga sul cammino formativo di Sassoli che, da giovane talentuoso, seguì presto le orme paterne, senza nemmeno completare l'università a Scienze politiche. Egli stesso, nei cenni biografici presenti sul suo sito, ricordava i primi passi percorsi, sulla scia di Turoldo, all'interno della tradizione di quel cattolicesimo democratico che a Firenze ebbe anche un faro come Giorgio La Pira.

Da ragazzo si impegnò nello scoutismo dell'Agesci, poi sotto l'impulso del giornalista Paolo Giuntella era stato attivista della Rosa Bianca, associazione che riuniva giovani provenienti dall'associazionismo cattolico, e aveva preso parte all'esperienza della Lega Democratica, un gruppo di riflessione politica animato da Pietro Scoppola, Achille Ardigò, Paolo Prodi e Roberto Ruffilli. In parallelo, Sassoli si diede da fare nel giornalismo, fra l'agenzia Asca (per la quale fu testimone nel 1985 di un incontro clamoroso a Parigi tra l'allora ministro socialista Gianni De Michelis e Oreste Scalzone, leader dell'autonomia) e i quotidiani "Il Tempo" e poi "Il Giorno". Fu proprio nella redazione del Giorno che una volta, benché appassionato della carta stampata, chiese consiglio a un collega su un possibile approdo in Rai. Così fu: Sassoli cominciò a lavorare con Michele Santoro da inviato de "Il Rosso e il Nero" e salì rapidamente i gradini prima del Tg3, poi del Tg1 fino ad arrivare alla meta più ambita: la conduzione del telegiornale delle 20. Trampolino di lancio, come per altri suoi colleghi, per quel futuro in politica un po' sempre agognato. Fu Dario Franceschini, sempre nel segno del dossettismo e del cattolicesimo democratico, a volerlo nel 2009 come capolista del Pd per l'Italia centrale, alle elezioni europee. E quando, 4 anni dopo, volle cimentarsi per una volta nella politica nostrana non gli andò bene: alle primarie democratiche per candidarsi come sindaco di Roma nel 2013, arrivò secondo, nettamente staccato dal chirurgo Ignazio Marino.

Da qui il ritorno nell'alveo europeo, a lui più congeniale. Negli anni, anche tumultuosi, dell'elaborazione politica di un nuovo pensiero europeo, che l'ha visto protagonista. Fino a un'altra meta ambitissima: la presidenza dell'Europarlamento, che lo rese primattore anche a tanti vertici europei. E' stato proprio Sassoli, come ha ricordato nelle prime ore del lutto Enrico Letta, segretario del Pd, a battersi con ogni forza per mantenere sempre aperta l'assemblea continentale, anche nei mesi più difficili della pandemia, facendo mettere a punto tutte le accortezze tecniche per non dover chiudere un presidio di libertà per tutti gli europei. Fino agli ultimi mesi, segnati dalla rapida e brusca malattia. Di lui, per qualche giorno, si era parlato anche come possibile candidato alla presidenza della Repubblica in quota Pd, per succedere a Mattarella. La sua preoccupazione, in ogni caso, è stata sempre quella di non nuocere al bene supremo della collettività, come ha dimostrato con l'annunciato passo indietro dal massimo seggio di Strasburgo pur di favorire un accordo fra le due grandi famiglie dei socialisti e dei popolari. Un ultimo atto vissuto nel segno appunto di quella politica gentile, di quella disponibilità e apertura al dialogo, di cui Sassoli è sempre stato volto.