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Intervista. Cantone: con Mattarella stop agli scontri sulla giustizia

Antonio Maria Mira domenica 1 febbraio 2015
«Con un presidente così politici e magistrati non hanno più alibi. Sarà un ottimo presidente del Csm, perché al di fuori delle logiche della politica ma anche con la capacità di muoversi con l’autorevolezza che gli deriva dalla sua storia, che è storia di garanzia. Tutelare i valori di indipendenza della giurisdizione non necessariamente significa tutela dei magistrati che qualche volta possono anche sbagliare e andare fuori dal seminato...». Così Raffaele Cantone (nella foto a destra, ndr), presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, riflette sull’elezione di Sergio Mattarella e su quello che aspetta il nuovo capo dello Stato, sui temi della giustizia. Non lo conosce personalmente, mentre conosce il nipote Bernardo, uno dei maggiori studiosi del fenomeno della corruzione. Ma ci tiene a sottolineare un tratto di vita comune col nuovo inquilino del Quirinale. «È l modello di formazione. Lui e il fratello hanno studiato a Roma al San Leone Magno, io molto più modestamente a Giugliano, ma sempre dai Fratelli Maristi, che mi hanno telefonato tutti contenti...». Ma in comune c’è sicuramente anche l’impegno per la legalità e la lotta alle mafie. «Essere fratello di una vittima di mafia ha un grande valore simbolico, prima di tutto perché è stato valorizzato espressamente dal presidente del Consiglio fra le ragioni dell’elezione. E questo è un segno di cambiamento. Ma da solo non basta. Dobbiamo rifuggire dalla logica retorica che solo perché sei il familiare di una vittima di mafia questo ti qualifica. Invece siamo di fronte a una persona che avendo questa caratteristica di fondo ha dimostrato negli anni il suo rigore e la sua scelta di legalità e correttezza nella vita pubblica. E non è scontato». Perché dottor Cantone? Lei per il suo lavoro di pm anticamorra ha conosciuto molti familiari di vittime... Queste esperienze ti segnano oltre ogni limite, è difficile fare qualunque cosa senza tenere conto di quello che diventa come un macigno nella propria vita, e che può condizionarla qualche volta anche in modo negativo. Ma proprio perché vissute direttamente sulla propria pelle, ti portano a una conoscenza del fenomeno mafioso che non ha pari per nessuno dei soggetti istituzionali. Ti fa conoscere davvero che cosa significano le mafie in un Paese e non solo in Sicilia. E pensa che il presidente Mattarella porterà anche questo al Quirinale? Sappiamo bene che il Presidente della Repubblica non ha poteri reali ma poteri di garanzia. La sua importanza è nel segnalare, così come ha fatto sempre Giorgio Napolitano, l’importanza delle questioni della legalità, della lotta alla mafia e alla corruzione. La storia del presidente Mattarella ci dà la tranquillità che sarà una garanzia contro qualunque eventuale indicazione normativa contraria, ma anche sul ruolo di stimolo che potrà svolgere su questi temi. Anche sul difficilissimo fronte della giustizia? Anche su questo la storia di Sergio Mattarella è una garanzia. Sia per la sua provenienza politica che per il suo rapporto indiretto con la magistratura per le vicende drammatiche che lo hanno riguardato, una magistratura che ha pagato un prezzo altissimo nella lotta alla mafia, come è capitato alla sua famiglia. Poi aver fatto parte della Consulta, il massimo organo di garanzia della nostra democrazia, ci garantisce sul suo ruolo di terzietà ed equidistanza che lo rende sotto questo profilo il miglior presidente del Csm possibile. Un ottimo presidente che svolgerà un ruolo di garanzia ma anche propulsivo, quando sarà necessario. Ci sono molti temi sul tappeto che stanno provocando, nuovamente, non poche tensioni tra politica e magistratura. Parecchie incomprensioni e in qualche caso anche non poche esagerazioni. Penso ad alcune polemiche che in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario sono state assolutamente fuori luogo. E comincio a pensare che potremmo fare a meno di queste cerimonie, perché diventano una parata, uno sfogatoio spesso senza che le affermazioni siano corroborate da fatti, in cui attori istituzionali parlano a ruota libera, e non mi riferisco solo ai magistrati. Dunque il ruolo del presidente della Repubblica e del Csm sarà fondamentale, quando si tratterà di affrontare i nodi della riforma della giustizia, per moderare certi eccessi da una parte e dall’altra. Altro tema caldissimo è quello della corruzione nel mondo della politica. Una figura come Mattarella sarà un esempio, soprattutto se interpreterà il suo ruolo con rigore e umiltà, come sono certo. I cittadini spesso guardano alla politica come esempio negativo e quindi figure a cui guardare come esempi positivi possono essere un valido deterrente anche da un punto di vista culturale. Nella sua storia non si ricordano comportamenti che abbiano destato allarme sotto il profilo della moralità. Ma mi aspetto che faccia, pur nei suoi limiti, anche degli interventi. Mettere al centro l’importanza di temi come la moralità della politica, la lotta alla corruzione, il principio di legalità, il contrasto alle mafie ha una grande importanza educativa. Pensa che Mattarella lo farà? Lo darei per scontato.