Attualità

Fede e storia. Sant'Ambrogio, quando fu ricostruito il volto del patrono di Milano

Andrea D'Agostino, Milano sabato 4 dicembre 2021

Il volto ricostruito in 3D di Sant'Ambrogio

Aveva una corporatura esile, un naso pronunciato e una asimmetria spiccata tra le due metà del volto; era alto circa 1,70 e quando è morto aveva tra i 55 e i 60 anni. A tre anni dall’avvio delle analisi sui resti, sant’Ambrogio ha ora un volto. Tridimensionale, e neanche tanto poi dissimile dal suo primo ritratto noto nella basilica a lui intitolata: il mosaico nella cappella di San Vittore in Ciel d’oro, realizzato poco dopo la sua morte. È proprio qui che a metà dicembre verrà collocato il busto del patrono di Milano in resina poliuretanica: gli esami anatomici sul teschio hanno condotto a una ricostruzione facciale tridimensionale del volto, la più attinente alle sue fattezze reali. Particolarmente prezioso è stato poi l’apporto di una collaboratrice con disabilità visiva, che ha aiutato gli operatori a ottenere un manufatto che sarà fruibile anche da persone ipovedenti o non vedenti.
Si tratta dell’ultima tappa della campagna partita dalla ricognizione effettuata sui corpi dei tre santi - gli altri due sono i martiri Gervaso e Protaso - custoditi dalla fine del IV secolo in basilica; la ricerca è stata condotta da Cristina Cattaneo, ordinario di Medicina legale e direttrice del laboratorio Labanof di Antropologia e Odontologia forense dell’Università degli Studi di Milano, e Davide Porta, responsabile tecnico del laboratorio. Campagna che rientra nel programma promosso dalla basilica di Sant’Ambrogio per i 150 anni dal rinvenimento degli scheletri di Ambrogio, Protaso e Gervaso (gennaio 1864), condotto dalla Statale in collaborazione con la Soprintendenza della Città metropolitana.

Faccendini: Ambrogio, tesoro inestimabile da far conoscere

A raccontare come è iniziato tutto è stato l’abate parroco di Sant’Ambrogio, monsignor Carlo Faccendini: «Mi ero accorto che si stava formando una patina verdastra su alcune ossa, e temevo potesse espandersi e danneggiare i resti. Da lì è nata l’idea di contattare il team della professoressa Cattaneo». «Si è trattato in realtà di una discolorazione ossea, niente di grave – ha rassicurato l’esperta –. Per quanto riguarda lo studio, mi rendo conto che è difficile spiegare quanto è importante studiare gli scheletri dal punto di vista scientifico-culturale: sono quelli che nella maniera più precisa ci raccontano la nostra identità, il nostro passato. Oltre a ricostruire la storia di un volto, ricostruiamo la storia della società». Lo studio ha confermato inoltre le parole dello stesso Ambrogio in una lettera alla sorella Marcellina sul martirio dei fratelli Gervaso e Protaso. «Morirono di morte violenta, uno dei due fu sicuramente decapitato. Ed erano entrambi molto alti: un metro e 80 come racconta lo stesso Ambrogio». Il prossimo passo, conclude, sarà l’analisi del suo Dna.
L’obiettivo principale, intanto, è quello di avvicinare il pubblico alla figura di Ambrogio. «La sua storia e i suoi scritti rappresentano un tesoro di inestimabile valore che occorre far conoscere – ribadisce monsignor Faccendini –. E poi devo constatare che tanta gente viene qui in visita, ma molti, compresi parecchi milanesi, hanno bisogno di essere accompagnati. Tutto quello che concorre a ridurre questa distanza e ad avvicinare sant’Ambrogio alla sua città ci sta quindi molto a cuore».

Il suo primo ritratto “ufficiale” è un mosaico

Nella cappella di San Vittore in Ciel d’oro, l’ultima a destra entrando nella basilica di Sant’Ambrogio, si trova il suo primo ritratto ufficiale: è sulla parete in alto a sinistra, al centro tra Protaso e Gervaso. Ambrogio è raffigurato in abiti civili, senza l’aureola, a differenza degli altri personaggi (sulla parete di fronte compaiono il vescovo Materno tra un’altra coppia di martiri, Nabore e Felice). Secondo alcuni studiosi, il mosaico è di poco posteriore alla sua morte (nel 397) in quanto privo dell'aureola e dell’epiteto "sanctus".

Milano, "cantiere" Sant'Ambrogio: prima i lavori per la linea M4 della metropolitana, ora l'eliminazione delle barriere architettoniche - Fotogramma-M.Alberico

Tolte le barriere architettoniche dal sagrato

Non solo il volto ricostruito del santo patrono: ieri sono stati presentati anche i lavori di eliminazione delle barriere architettoniche all’ingresso della basilica, finanziati dalla Regione Lombardia. Gli interventi hanno interessato l’ingresso di destra dal quadriportico con uno scivolo per i visitatori in carrozzina (il dislivello è di circa mezzo metro) e la posa di un ascensore interno che dalla basilica salirà al piano del museo per consentire la visione dei mosaici nella cappella di San Vittore in Ciel d’oro. Il 7 dicembre, dopo il Pontificale per la festa di sant’Ambrogio, l’arcivescovo Mario Delpini benedirà il sagrato rinnovato.