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Il video. Sammy Basso, malato di progerie, parla dopo l'intervento al cuore

Redazione Internet mercoledì 6 febbraio 2019

Sammy, a una settimana dall’intervento è ancora stanco, ma pronto a ripartire.

Sammy è stato operato lunedì 28 gennaio all'Ospedale San Camillo di Roma. È stato il primo intervento al mondo al cuore di un paziente affetto da progeria, una rarissima sindrome che causa invecchiamento molto precoce. Il paziente, Sammy Basso, 23 anni, grazie all'associazione da lui fondata ha fatto conoscere al mondo questa malattia.

Lo studente universitario vicentino – fresco di laurea triennale con lode in Scienze Naturali – è uno dei cinque casi di Progeria registrati in Italia, su circa 100 in tutto il mondo. Da anni viveva a Boston dove era seguito al Boston Children's Hospital come paziente e come ricercatore, proprio per studiare la sua malattia. Sammy è anche uno dei pazienti più longevi con questa patologia, avendo sviluppato una stenosi calcifica severa della valvola aortica, fenomeno tipico dei pazienti anziani. Il restringimento della valvola è una patologia che progredisce rapidamente per cui in un arco di tempo relativamente breve avrebbe potuto causargli la morte. L'unica terapia consiste nella sostituzione della valvola calcifica con una protesi valvolare fatta con tessuto biologico.

Dato l'alto grado di complessità anatomica e quindi l'elevato rischio chirurgico, dal centro di Boston dove Sammy è in cura erano state sollevate perplessità sull'esecuzione dell'intervento. Il team del San Camillo, in sintonia con lo stesso Sammy, tuttavia ha ritenuto l'intervento fattibile per via trans-catetere, mediante l'introduzione del catetere attraverso la punta del ventricolo sinistro, anche se con un rischio molto alto per le caratteristiche cliniche dei pazienti con progeria e la complessità anatomica del caso.

"Io sono un paziente molto complicato - ha detto Sammy - per la mia patologia e per la paura che ho degli aghi. È stato gestito tutto benissimo. A distanza di una settimana cammino e sto bene. Ora abbiamo una nuova speranza nella ricerca per i malati di progeria e sarà una svolta. Prima quando insorgevano delle complicanze, dovevamo solo sperare, ora possiamo intervenire. Una grazie - è il caso di dirlo - di cuore".