Attualità

La sentenza. «Sale slot, sugli orari decidano i Comuni»

Alessia Guerrieri sabato 30 agosto 2014
I sindaci posso limitare l’orario di apertura delle sale dedicate alle slot. Se non è una vera vittoria, poco ci manca. Non fosse altro che per il decisivo cambio di passo della magistratura in tema di gioco d’azzardo. Il riconoscimento ai Comuni della legittimità a regolamentare gli orari delle sale vlt è infatti un nuovo ostacolo verso il proliferare incondizionato e le aperture quasi "h24" dei nuovi punti gioco, aiutati di una legislazione locale (quando c’è) che su certe questioni entra in rotta di collisione con le normative nazionali. Un potere che invece oggi i giudici amministrativi riconoscono all’ente locale in caso di «comprovate esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica», della quiete pubblica, della libertà, «dignità umana, utilità sociale e salute dei cittadini». La recente sentenza del Consiglio di Stato, in sostanza, rafforza gli strumenti dei Comuni – finora con le mani praticamente legate – e spiana la strada alla battaglia che molti territori hanno avviato nei confronti delle società di gioco.Ad esultare stavolta è il Comune di Imola che, a gennaio, ha emanato un regolamento con cui ordinava lo spegnimento delle macchinette di notte: dall’una alle otto nei festivi e dalla 23 alle nove il resto della settimana. Un atto che non è piaciuto affatto alla società Luxor che gestisce in Emilia Romagna una catena di sale gioco, ma la sua richiesta di sospensione dell’ordinanza comunale è stata prima bocciata dal Tar e, martedì scorso, anche dal Consiglio di Stato. Diverse però le motivazioni con cui i due tribunali hanno dato ragione all’operato del sindaco emiliano. Mentre per Tar la limitazione degli orari non comporta un evidente danno alla società, visto che «in ogni caso, consente l’attività di gioco per un assai ampio spazio giornaliero»; in sede d’appello, invece, il giudice richiama un altro suo pronunciamento del 30 giugno 2014, che riguarda il Comune di Desio, in Lombardia. Per la prima volta in quella sede, infatti, la magistratura ha riconosciuto il potere all’amministrazione comunale di inibire l’attività commerciale, se viene dimostrata la lesione di interessi pubblici. Evidenza che, nel caso di Imola, i giudici sembrano avallare. Così pur non entrando nel merito della questione (l’udienza deve essere ancora fissata), il tribunale ha rigettato l’istanza di sospensiva presentata dalla Luxor, legittimando di fatto il regolamento comunale con cui si prevede un giro di vite alle aperture giorno e notte delle sale slot. A dar man forte sulle riduzioni orarie anche la Corte Costituzionale che ha riconosciuto, con la sentenza 220 del 18 luglio, «ai sindaci il potere di disciplinare gli orari delle sale giochi, ed esercizi ove siano installate apparecchiature per il gioco, anche in funzione di contrasto dei fenomeni di cosiddetta ludopatia».È dunque il cambio di prospettiva sull’azzardo la vera novità. La soddisfazione del movimento Slotmob, perciò, non può essere che massima, perché il caso Imola «rafforza sempre di più la convinzione, espressa dai giudici, che il fenomeno dell’azzardo non può essere semplicemente ridotto a problematica erariale», spiega uno dei coordinatori nazionali, Gabriele Mandolesi, ma che ci sono altri aspetti come la dignità umana e la salute dei cittadini di cui bisogna «necessariamente tener conto». Tuttavia al plauso, per lui, fa da contraltare un paradosso. Mentre ci sono molti amministratori locali virtuosi che in questi anni stanno legiferando in materia e tante associazioni che si attivano per contrastare la ludopatia, ricorda Mandolesi, «assistiamo a una contraddizione molto forte: realtà che si fondano su valori cristiani intrattengono rapporti con società multinazionali del gioco d’azzardo». Comunque il volano positivo, ribadisce, è proprio il diverso atteggiamento della magistratura che «finora bocciava qualsiasi freno messo dai Comuni».       Ma il vento è cambiato già da qualche mese. Da quando, ad esempio, ad aprile il Tar ha dato ragione al Comune di Lecco sulle limitazioni di orario per i locali con vlt. Il sindaco lombardo, infatti, aveva stabilito l’apertura di queste attività dalle 10 alle 24, per tutelare la salute pubblica. Una visione che il tribunale amministrativo della Lombardia ha accolto in pieno. Ancora. A Genova il Tar ha dato il via libera al regolamento del Comune di Genova che contrasta la ludopatia, tuttavia non ha accettato l’obbligo di chiusura dei locali da gioco alle 19.30. Freni negli orari, comunque, stanno per essere messi anche dal Comune di Torino con le macchinette nei bar da spegnere alle 22 e le sale gioco a mezzanotte; mentre già da qualche mese sono entrati in vigore – con tanto di multe – a Ravenna e a Rovereto con obbligo, nella città trentina, di staccare le videolottery anche al mattino.