Attualità

Intervista. Rutelli: «Raggi non può governare Roma»

Angelo Picariello sabato 30 aprile 2016
 «Questa città, nella situazione grave in cui è, non può dare carta bianca all’inesperienza». Francesco Rutelli, sindaco di Roma dal 1993 al 2001, boccia la candidata di M5S: «Non c’è traccia di una sola iniziativa della Raggi». In questi mesi Rutelli ha messo insieme con 'Prossima Roma' le proposte di 4.100 persone e - pur avendo votato Marchini tre anni fa e avendo avuto Bertolaso come stretto collaboratore - la sua scelta l’ha fatta da tempo: «Il mio cuore batte per Giachetti», rivela. «Ma senza una squadra non si governa Roma. Chi vince deve saper unire, prendendo il meglio delle competenze. Anche fra gli avversari».  Simboli di partito non se ne vedono sui manifesti. Anche su quelli di Giachetti il Pd non c’è. Roma è una situazione di decomposizione amministrativa, marcio che emerge da tutte le parti. E in una situazione come questa Giachetti (che conosco da circa 30 anni, e ha collaborato con me tante volte) rappresenta, per il Pd, un elemento di inevitabile discontinuità. Non è che quando arrivò lei nel ’93 le cose fossero messe bene... Forse anche peggio, a dire il vero. Si veniva da Tangentopoli, era finita in carcere metà giunta comunale e gli amministratori di tutte le aziende. Ma allora, almeno c’erano partiti e associazioni radicati che nel frattempo hanno smarrito la loro funzione. Oggi sono i partiti appesi ai candidati. E Marchini? Lo votai al primo turno e ne ho stima, lo voteranno diversi miei amici. E di Bertolaso, che ha lasciato, che cosa dice? Lo conobbi in Etiopia con il camice bianco, a curare i bambini vittime della carestia, e gli chiesi di collaborare con me al Giubileo del 2000. Guido è una persona perbene e anche le sue presunte gaffe, che ha pagato a caro prezzo, sono la conferma che non leggeva un copione scritto da altri. Dici Roma e pensi a 'Mafia Capitale', che lucra anche sui poveri. A proposito di Giubileo, come si fa a gestire grandi opere senza finire sotto inchiesta? Alla base di tutto deve esserci il disinteresse personale. Posso rivelare, non l’avevo mai detto, che l’unica variazione economica per la mia famiglia dopo 8 anni da sindaco fu l’esproprio di un terreno pregiato sull’Appia antica di proprietà di mio suocero. Ne facemmo un parco. Ma al di là degli aspetti personali la cosa importante sono i controlli: per il Giubileo chiamammo il prefetto Mosino per svolgere un controllo preventivo e in itinere, di legalità e sicurezza: fu semplificata la burocrazia e non solo non ci furono inchieste, ma neppure vittime sui cantieri. Di che cosa ha bisogno, Roma, più di tutto? Di progettualità. Roma è una macchina enormemente complessa, soprattutto sulla fase di gestione. Ha un problema organizzativo colossale. In ogni settore occorrono super-manager per una città che è stata abbandonata a sé stessa, con gestioni che hanno mostrato grandissima incompetenza. M5S si candida a segnare la svolta. A Roma ci si adatta velocemente, vedo già una corsa sul carro del presunto vincitore. O vincitrice in questo caso. Veda, non ce l’ho Virginia Raggi, persona anche simpatica. Ma siccome vivevo già a Roma quando è nata non vedo traccia di una sola proposta, di una solo cosa che abbia realizzato. Da consigliere di opposizione, prima di diventare sindaco, posso ricordare che la delibera di localizzazione dell’auditorium, che poi come sindaco ebbi l’onore di realizzare, la firmammo Cederna e io. Non ci si può candidare alla guida di una metropoli come Roma senza aver realizzato nemmeno un giardinetta e, soprattutto, senza indicare una squadra. La squadra verrà indicata dopo, dicono. Ma come si fa a dire che la squadra verrà decisa dai corrispondenti web dei Cinque Stelle? Una città di 4,2 milioni di abitanti, calcolando tutta la città metropolitana, non può dare carta bianca all’inesperienza. E su Giorgia Meloni che cosa dice? Non credo nemmeno che la strada giusta per questa città possa essere la demagogia. Serve spirito costruttivo e mi pare che con Marchini si sia data razionalità anche al campo del centrodestra. Non conosco gli esponenti leghisti di Roma, ma quando Alemanno ammette di essersi circondato di amministratori incompetenti mi pare che il grosso di questi si sia spostato con Meloni. Marchini e Giachetti potrebbero stringere un patto per il 'dopo'?Non penso a patti. Veda, Bertolaso con la sua ingenuità politica dicendo di essere pronto a fare l’assessore anche per gli avversari ha sostenuto una cosa che molti romani condividono. Ci vogliono 100 persone per rimettere in piedi questa città. Il mio sogno è che chi vince, un minuto dopo, sia disposto a scovare competenze anche in campo avverso. Per ridare a questa città uno smalto internazionale serve l’apporto di tutti. Da solo non ce la fa nessuno. Neanche il 'suo' Giachetti? Con tutta la stima che gli porto, gli dico: non abbiamo ancora visto la squadra. E se pensasse a un’impostazione solo politica per la sua giunta commetterebbe un grave errore.