Attualità

Manifestazione. «Roma dice basta» al degrado. La protesta al Campidoglio

Luca Liverani sabato 27 ottobre 2018

Il Campidoglio oggi è il cuore della protesta dei romani contro la giunta di Virginia Raggi. La manifestazione, "apartitica ma non apolitica" e organizzata da cittadini senza sigle né strutture, coglie in pieno il bersaglio. La piazza michelangiolesca è strapiena di romani, stufi della grande fatica quotidiana che richiede oggi vivere nella Caput Mundi. Un sit in di protesta organizzato con pochissimi mezzi, sul passa parola e sui social dal movimento "Tutti per Roma, Roma per tutti". «Dimissioni - dimissioni», «A casa - a casa», gli slogan cantati dalla folla.

Nessuna bandiera di partito: sul palazzo senatorio è appeso lo striscione #Romadicebasta, attorno a Marco Aurelio dalle 10 si affollano cittadini che stufi degli autobus che non passano mai o prendono fuoco, dell’immondizia a mucchi, delle strade mai spazzate, dell’asfalto sventrato, dell’inquinamento, degli uffici comunali inefficienti, dell’abbandono delle fasce più fragili. Una rabbia pacifica che ora vuole incanalarsi in azione e proposta.

A volantinare c’è il comitato che ha promosso per l’11 novembre il referendum comunale consultivo sulla liberalizzazione del trasporto pubblico. Virginia Raggi non si fa vedere, ma in piazza c’è la sua sosia con tanto di fascia tricolore, l’attrice Giulia Maulucci che negli spot del Comitato interpreta una Sindaca giuliva e svagata. E oggi cerca di boicottare l’appuntamento referendario: «L’11 novembre non succede niente. È San Martino. Invece – annuncia raggiante - il 1° gennaio arriva l’anno nuovo».

Lo spirito sarcastico dei romani si legge sui tanti striscioni e cartelloni fatti in casa: "Miraggi e raggiri", "Più bici e meno Raggi", "Nun te Raggi più" che parafrasa Rino Gaetano, “Una buca vi inghiottirà”, “Roma oltRAGGIata”, “Il vento è cambiato e sa di monnezza", "Quo usque tandem abutere, Virginia, patientia nostra?", chiedono gli studenti di un liceo classico. In tanti indossano o sventolano pezzi della rete arancione di plastica da cantiere, che a Roma spunta ovunque, simbolo di lavori in corso che non finiscono mai, delle buche e degli alberi crollati. Ma non c’è solo l’ironia: “Quante Desirée devono morire per vietare di bere in strada in tutta la città?", chiede su un altro cartellone.

«Siamo tantissimi, almeno 10mila, non riusciamo a crederci», dice la portavoce Emma Amiconi, a nome della squadra di sei donne che hanno messo in moto tutto questo. «Una soddisfazione e una felicità grandissima – prosegue la portavoce delle “sei ragazze terribili” – e questa grande energia positiva ci conferma che abbiamo indovinato. È solo l’inizio, ora dobbiamo andare avanti. A fine novembre faremo sintesi delle proposte raccolte per presidiare questa marea di contenuti e impegno civico che nessuno dovrà strumentalizzare. Costruiremo una rete di referenti territoriali, abbiamo volontari in tutti i quartieri».