Attualità

Cronaca. Mafia, appalti e tangenti: cupola su Roma

Vincenzo R. Spagnolo martedì 2 dicembre 2014

«A Roma non c’è un'unica organizzazione mafiosa a controllare la città, ma diverse organizzazioni. Oggi abbiamo individuato quella che abbiamo chiamato Mafia Capitale, romana e originale, senza legami con altre organizzazioni meridionali, di cui però usa il metodo mafioso…». È il capo della Procura di Roma, Giuseppe Pignatone, a sintetizzare la natura della gigantesca "cupola" politico-affaristico-criminale, guidata da ex elementi dell’eversione di destra e disarticolata stamani da un’operazione dei Carabinieri del Ros e della Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di 37 persone (8 ai domiciliari) e ad oltre 100 indagati, oltre al sequestro di beni del valore di oltre 200 milioni di euro. Ai 37 indagati la Procura contesta i reati di associazione di stampo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altro ancora. Oltre agli arresti, sono state eseguite perquisizioni presso la Regione Lazio e in Campidoglio e i carabinieri del Ros hanno acquisito documenti presso gli uffici della Presidenza dell'Assemblea Capitolina e presso alcune commissioni della Regione Lazio. Al centro dell'indagine del Ros, che hanno chiamato l’operazione “Mondo di mezzo”, la presunta esistenza di una holding criminale che spaziava dalla corruzione (per aggiudicarsi appalti), a estorsione, usura e riciclaggio. A capo del sodalizio, dicono gli inquirenti, ci sarebbe l’ex Nar ed ex Banda Magliana Massimo Carminati, 55 anni, accusato di essere dietro la holding affaristica che avrebbe messo le mani negli ultimi anni su un gran numero di appalti assegnati dal comune di Roma e dalle società da esso controllate. Gli inquirenti hanno ricostruito un sistema corruttivo finalizzato all’assegnazione di finanziamenti pubblici comunali e delle aziende municipalizzate, con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza per gli immigrati. Nell’inchiesta è finito anche Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa “29 giugno”, che si occupa fra l’altro della manutenzione delle aree verdi del Comune di Roma e di servizi di pulizia. E ancora, ha detto il procuratore Pignatone, sono indagati pure «alcuni uomini vicini all'ex sindaco Alemanno, che sono componenti a pieno titolo dell'organizzazione mafiosa e protagonisti di episodi di corruzione. Con la nuova amministrazione il rapporto è cambiato ma Carminati e Buzzi erano tranquilli chiunque vincesse le elezioni».

Per i magistrati romani, l’ex ad dell'Ente Eur Riccardo Mancini e l'ex amministratore di Ama, Franco Panzironi, rappresentano «pubblici ufficiali a libro paga che forniscono all'organizzazione uno stabile contributo per l'aggiudicazione degli appalti». Tra gli oltre 100 gli indagati figura pure l’ex sindaco della capitale, Gianni Alemanno, al quale il Gip contesta il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso. Gli inquirenti hanno proceduto alla perquisizione della sua abitazione, ma lui si difende con forza: «Dimostrerò la mia totale estraneità ad ogni addebito e da questa incredibile vicenda ne uscirò a testa alta. Sono sicuro che il lavoro della Magistratura, dopo queste fasi iniziali, si concluderà con un pieno proscioglimento nei miei confronti».

Nell’inchiesta figura pure l’attuale assessore alla Casa della Giunta Marino, Daniele Ozzimo del Pd, che nelle scorse ore si è dimesso, dichiarando: «Sono estraneo ai fatti ma per senso di responsabilità rimetto il mio mandato». Decisiona analoga ha preso anche Mirko Coratti, presidente dell’Assemblea capitolina: «Sono estraneo ai fatti, ma ho deciso di dimettermi».