Attualità

LE REGOLE DEL VOTO. Riforma elettorale Schifani ridà la sveglia

Angelo Picariello sabato 10 novembre 2012
Renato Schifani sprona i partiti a superare lo stallo sulla legge elettorale, «altrimenti altro che 30 per cento, Grillo arriva all’80», dice. È fiducioso il presidente del Senato: «Ci sono dei notevoli margini perché a breve si possa arrivare ad un’ampia intesa», spiega.Ma dopo il muro contro muro scatenato dalla proposta di modifica a firma Pdl, Udc e Lega, che alza la soglia per far scattare il premio di maggioranza al 42,5 dei voti, resta l’irritazione del Pd, anche se i mediatori sono al lavoro, e la proposta del professor d’Alimonte vede i Democratici disposti a riaprire i giochi purché venga comunque previsto un bonus di governabilità per chi arriva primo.«Non abbiamo mai preteso con il 30 per cento di avere il 55», rivendica Pier Luigi Bersani. «Stiamo dicendo che chi vince, partito o coalizione, deve avere un ragionevole premio di governabilità, serve almeno un azionista di riferimento che sia in condizione di formare il governo. Non sto ragionando per il Pd ma per l’Italia, per evitare l’ingovernabilità», assicura.Ma ecco Beppe Grillo che la prende non meglio di Bersani, convinto com’è di poter aspirare anche lui a essere il primo partito. L’accusa ai partiti è di voler cambiare la legge per impedire al Movimento 5 stelle di vincere nel 2013 e spianare la strada a un Monti-bis. Usa parole grosse: «Di fronte al colpo di Stato del cambiamento della legge elettorale in corsa e al tetto del 42,5 per cento per il premio di maggioranza per impedire a tavolino la possibile vittoria del M5S e replicare il Monti bis, la Ue tace», scrive sul suo blog. Ma fa un po’ di confusione sulle istituzioni del Continente: La commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto ha sancito nel 2003 che «gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l’elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o ad un livello superiore a quello della legge ordinaria», ricorda. Ma trattasi del Consiglio d’Europa, non della Ue, come gli replica Stefano Ceccanti, del Pd. «C’è del marcio a Bruxelles. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere», insiste il blogger genovese. «Non c’è un colpo di Stato. La distorsione sarebbe se chi prende ad esempio il 25 per cento dei voti ottenga il 55 per cento dei seggi», interviene il presidente della Camera Gianfranco Fini. «C’era la necessità - difende la scelta - di individuare una soglia per avere la certezza che dopo il voto non ci trovassimo come il Parlamento greco. Ma se la soglia non è il 42,5 per cento, sarà il 40, poco conta», e conferma così la trattattiva in corso sulla proposta D’Alimonte. Che piace anche a Massimo d’Alema. Il quale però non accetta la polemica di Grillo. «Non siamo contenti, come è noto, di questa soglia del 42 per cento. Ma colpo di stato mi sembra un’espressione francamente esagerata. Stiamo discutendo - smorza i toni -. Spero che si faccia una buona legge, una legge equilibrata».