Attualità

Senato. Riforme, da lunedì si lavora anche di notte

Marco Iasevoli martedì 22 luglio 2014
L’ostruzionismo resta implacabile, e i nodi aumentano anziché diminuire. Al Senato va in scena la seconda giornata di battaglia tra la maggioranza che vuole riformare il bicamerlismo perfetto e l’opposizione M5S-Sel-Gal, e si conclude con il primo atto di forza del Pd sul calendario: da lunedì prossimo sedute a oltranza, dalle 9 a mezzanotte, con l’obiettivo dichiarato, dice il capogruppo Luigi Zanda, di chiudere prima di Ferragosto. Ma anche questa scelta tutto sommato prevedibile, approvata dalla riunione dei capigruppo senza però il parere favorevole di Forza Italia, ha l’effetto paradossale di aumentare e non diminuire l’ostruzionismo. Decine di interventi per chiedere modifiche agli orari d’Aula rallentano ulteriormente i lavori. «Io devo andare a messa la domenica...», protesta qualcuno in un clima sospeso tra una goliardia un po’ stucchevole, la rassegnazione e la frustrazione. Nei fatti i turni di notte sono solo il primo atto della guerriglia tra Renzi, presidente del Senato, opposizioni e dissidenti democratico-forzisti. L’ipotesi della ghigliottina, della tagliola secca degli emendamenti, è solo rinviata. Se ne riparla al termine della prossima settimana, nel frattempo si procede con il "canguro", l’esame "a grappolo" di emendamenti simili o collegati che quindi possono cadere tutti insieme. I nodi tecnici si intrecciano a quelli politici. Le fibrillazioni nel centrodestra, unite alle incertezze su come sarà riscritta la legge elettorale, spingono anche Ncd a puntare i piedi su aspetti che sembrano superati. Maurizio Sacconi reintroduce il tema - indigesto a Renzi - dell’elettività di primo livello dei senatori, e chiede al premier un’«iniziativa politica», insomma un ritorno al rito delle mediazioni e dei compromessi a tavolino. Ciò che si chiede è di allargare il perimetro dell’accordo sulle riforme, trattando insieme nuovo Senato, Italicum e Giustizia. Ma Renzi al momento non cede. Ieri mattina, firmando i 24 accordi per lo sviluppo del Sud, commentava su Facebook: «È proprio vero i politici non sono tutti uguali. Da un lato chi con l’ostruzionismo prova a bloccare l’Italia e le riforme chieste dalla maggioranza dei cittadini. Dall’altro chi si occupa di creare posti di lavoro e pensa alle famiglie. Avanti, senza paura». Poi in serata un nuovo tweet: io lavoro mentre loro... Renzi non chiude quel messaggio, ma il j’accuse ai frondisti che "provano a bloccare l’Italia" è netto.