Attualità

PROCEDURA D'INFRAZIONE. Rifiuti e prevenzione gli ultimatum della Ue

Antonio Maria Mira giovedì 22 novembre 2012
​Doppia bacchettata e doppio ultimatum della Ue all’Italia su discariche e prevenzione delle alluvioni. Per quanto riguarda i rifiuti la Commissione europea ritiene che nel nostro Paese, nonostante i progressi realizzati, «alcune discariche non siano ancora state chiuse o messe in conformità» alle regole previste dalla direttiva Ue in materia. E scatta l’ultimatum con l’invio, da parte della Commissione, di «una lettera di messa in mora» che rappresenta la seconda fase delle procedura di infrazione secondo il Trattato Ue, prima di un ricorso alla Corte di giustizia europea. Tempi strettissimi perché, avverte la Commissione, l’Italia «ha due mesi di tempo per rispondere».E due mesi vengono concessi sempre dalla Commissione anche per adeguare la normativa italiana alla direttiva Ue in materia di prevenzione dalle alluvioni. Anche qui si tratta del secondo avvertimento. I Paesi membri, a norma della legislazione europea, devono svolgere valutazioni del rischio alluvioni per i propri bacini idrografici e predisporre piani di gestione di tale rischio. Ebbene, la Commissione ritiene che la norma italiana che ha recepito la specifica direttiva non comprenda tutti i tipi di rischio. Dopo una prima lettera di messa in mora dello scorso marzo, il governo italiano aveva assicurato che avrebbe messo mano alle modifiche. Ma per la Ue il problema permane ancora. E quindi è scattato l’ultimatum di due mesi.Per rispondere agli ultimatum, il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini lancia due proposte-appello. La prima riguarda i rifiuti ed è rivolta allo stesso governo. «Per evitare la condanna della Corte di Giustizia europea – ha spiegato nel corso di un’audizione alla Camera – ho deciso di proporre al Cipe un programma di ulteriori finanziamenti per le bonifiche dei siti che sono ancora sotto infrazione». Il ministro ha riferito di aver già «preparato una delibera e avviato una collaborazione con le Regioni per verificare lo stato di avanzamento degli interventi». Di questo, ha aggiunto, «abbiamo riferito al Commissario Ue all’Ambiente e questo potrebbe portare a una sospensione della notifica». I numeri sembrano far ben sperare. Dei 5.297 siti da bonificare segnalati inizialmente dalla Commissione si è scesi a 234. In 148 di questi sono in corso gli interventi, in 77 sono programmati, mentre 7 sono sotto sequestro.E sempre al Cipe, nella prossima riunione, il ministro presenterà il piano di adattamento ai cambiamenti climatici, strumento fondamentale per combattere il dissesto idrogeologico. La stima dei fondi necessari, ha confermato Clini, è di 1,6 miliardi all’anno, il 60% a carico della finanza pubblica, il 30% di interventi privati sostenuti col credito d’imposta, il 10% a sostegno di iniziative di gestione del territorio, in particolare cooperative forestali. Ma tutto questo non servirà se, come ha scritto il ministro in una lettera ai Commissari Ue per il Clima e l’energia, Connie Hedegaard e all’Ambiente, Janez Potochnik, non saranno allentati i vincoli del Patto di stabilità. Con l’aggiunta della richiesta dell’apertura di una linea di finanziamento per far fronte alla gestione del territorio vista come «misura infrastrutturale per la crescita». Ma, scrive Clini, «qualora i vincoli impedissero di "liberare" le risorse pubbliche, oltre a registrare il fallimento della nostra strategia comune per l’adattamento ai cambiamenti climatici, dovremmo mettere in conto i costi aggiuntivi della "non azione"». Che Clini quantifica: a partire dagli anni ’80 «l’Italia subisce danni sempre più rilevanti che costano mediamente 3,5 miliardi all’anno con effetti significativi per l’economia nazionale».