Attualità

Il premier. Renzi: «Non mollo, basta a chi dice solo no»

venerdì 25 luglio 2014
«In Italia c’è un gruppo di persone che dice "no!" da sempre. E noi, senza urlare, diciamo "sì!". Piaccia o non piaccia, le riforme le faremo». Matteo Renzi non molla e in un’intervista televisiva si è detto ieri sera determinato ad andare avanti.Nel colloquio il presidente del Consiglio spiega poi che sarà «molto difficile» per l’Italia crescere quest’anno di 0,8 punti percentuali come indicato dal Def. «La nostra priorità è lavoro. Ma le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015», ha detto il premier aggiungendo comunque che «una crescita allo 0,4 0,8 o 1,5% non cambia niente per la vita quotidiana delle persone». È la prima volta che un esponente del governo ammette che l’obiettivo ufficiale di crescita non sarà raggiunto, mentre tutti gli osservatori economici hanno già ridimensionato le stime del Pil dell’Italia. Ultimo ieri è stato il Fondo Monetario Internazionale che ha dimezzato al + 0,3% la previsione sul 2014. Bankitalia indica lo 0,2, così come Confindustria.Nel ribadire che l’esecutivo pagherà alle imprese tutti i crediti commerciali accumulati con la pubblica amministrazione, Renzi ha precisato che le somme in gioco sono inferiori ai 60 miliardi finora presi a riferimento. «Entro il 21 settembre dovremmo riuscire a pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione», ha detto il capo del governo. Tuttavia, ha aggiunto, la somma totale sarà «molto meno» di 60 miliardi e sarà calcolata con esattezza entro 10 giorni. L’obiettivo di liquidare 60 miliardi è contenuto nel Documento di economia e finanza. Renzi sembra suggerire che, a seguito di istruttoria, il valore delle fatture inevase sia risultato inferiore a quanto a suo tempo stimato dal ministero dell’Economia.Il premier è tornato anche sul nodo della candidatura del ministro Federica Mogherini come responsabile della politica estera Ue: «È una persona molto capace e molto brava, sarebbe un ottimo commissario ma noi, a questo punto, non mettiamo il nome sul tavolo finchè non c’è certezza che tocca all’Italia. Non sono io arzigogolato ma le procedure e io non faccio crocifiggere il ministro degli Esteri».