Attualità

Riforme. La partita di Grillo sulle preferenze

Luca Mazza giovedì 17 luglio 2014
​Il clima, in casa Cinque Stelle, è simile all’atmosfera che si respira alla vigilia di un appuntamento decisivo. Tensione ai massimi livelli, volti tirati, poca voglia di parlare con la stampa e la consapevolezza che, dall’esito della giornata di oggi, dipenderà il futuro politico del Movimento. Dialogo o opposizione dura? Tra 24 ore ci sarà il verdetto. Così, M5S si prepara al secondo round con Matteo Renzi sulla legge elettorale, previsto alle 14 a Montecitorio. La pressione è tutta o quasi sulle spalle di Luigi Di Maio. Sarà lui - come è successo la volta scorsa - a confrontarsi direttamente con il presidente del Consiglio. Gli altri membri della delegazione (composta dai due capigruppo alla Camera e al Senato Paola Carinelli e Vito Petrocelli, con l’aggiunta dell’estensore del Democratellum, Danilo Toninelli) sono destinati a recitare solo il ruolo di accompagnatori. Perché il vicepresidente della Camera è diventato ormai a tutti gli effetti il nuovo leader della creatura politica di Grillo e Casaleggio. E nelle ultime settimane si è speso molto per far entrare in extremis i pentastellati nella partita che si sta giocando sulle riforme. Il 28enne campano è convinto di riuscire a «portare a casa qualcosa», ma allo stesso tempo è consapevole che, se non ci saranno passi avanti concreti e tangibili già dallo streaming odierno, la trattativa appena intavolata è destinata a saltare. Del resto, l’aut-aut di Grillo è stato chiaro e perentorio: «Se ci diranno no alle preferenze, finisce qui», ha detto nel corso della riunione a Palazzo Madama. A confermare la linea, sono le dichiarazioni di un fedelissimo come Federico D’Incà: «Vogliamo le preferenze, lo chiedono i cittadini italiani» L’ex comico, comunque, è convinto che non esistano margini per dialogare con il premier. Il capo genovese è pronto a scommettere che Renzi non romperà mai il patto del Nazareno siglato con Berlusconi. Non a caso, anche nella visita dell’altro ieri al Senato, non ha perso l’occasione per ricordare come «la democrazia sia in pericolo, a un bivio». E ha ricordato come lo scopo di M5S sia quello «di scardinare un sistema fatto di menzogne».Per tale ragione i Cinque Stelle si sederanno al tavolo provando a giocare a carte scoperte e lanciando una sorta di ultimatum sui dieci punti che negli ultimi giorni sono stati al centro del movimentato botta e risposta cartaceo con il partito di Renzi. È quasi impossibile, invece, che Grillo faccia una sortita all’incontro. L’intenzione - comunicata ai suoi l’altroieri nel corso del pranzo al ristorante di Palazzo Madama - è quella di defilarsi un po’ e cedere temporaneamente il timone a Casaleggio. Per ora comunque, la responsabilità del movimento, è nelle mani di Di Maio. Poi, toccherà agli attivisti esprimersi in Rete sull’esito del confronto. E a quel punto si capirà anche da che parte sta la base.