Attualità

Cuperlo. «Renzi ci ascolti, il Pd non è una caserma»

Roberta d’Angelo venerdì 27 marzo 2015
Apochi giorni dalla Direzione del Pd voluta da Renzi per blindare l’Italicum, Gianni Cuperlo, leader della Sinistra dem, non vuole neanche prendere in considerazione l’ipotesi che il testo della riforma elettorale possa rimanere quello concordato dal segretario del Pd e da Silvio Berlusconi. Renzi considera l’Italicum non più emendabile. Lunedì la Direzione dovrà dare il via libera. Voi che farete? Se passa com’è, voterete a favore per disciplina di partito o contro, come ha detto Bersani? Io continuo a pensare che riforma della Costituzione e legge elettorale siano come i pedali della bicicletta: per stare in equilibrio devono funzionare entrambi e così adesso non è. Nell’Italicum bisogna limitare i deputati nominati dalle segreterie di partito e quindi occorre un aumento del numero di collegi. E occorre consentire l’apparentamento in caso di ballottaggio, anche per evitare un premio spropositato con un’alterazione del principio di rappresentatività. Con questi miglioramenti avremmo l’unità del Pd. Bersani e D’Alema dicono che Renzi è autoritario. Se vince le regionali, può sentirsi ancora più autorizzato a dettare la linea? Che il segretario detti la linea è del tutto ragionevole. Altra cosa è cristallizzare i rapporti di forza del congresso e dire «si fa così e chi non è d’accordo guardi pure altrove ». Perché un partito non è una ditta né una caserma, ma una comunità che discute e cerca le sintesi migliori. Non nel nome dell’unità, che pure qualcosa conta, ma nell’interesse di riforme efficaci. Il progetto di Landini può attrarre gli elettori delusi del Pd? Landini è un leader sindacale e giustamente lo rivendica. Poi con la sua iniziativa occupa uno spazio vuoto e un deficit di rappresentanza. L’ansia che ho io, come sinistra del Pd, è recuperare un legame con quel mondo che oggi non si sente visto e rappresentato da noi. Le accelerazioni di Renzi servono a rottamare anni di privilegi? Ma qui rottamazione e privilegi non c’entrano nulla. Qui si parla della qualità della nostra democrazia e di come ricostruire un rapporto di fiducia tra i cittadini e le istituzioni. Le Grandi opere sono da 'rottamare'? Le ultime vicende dovrebbero spingere a una riforma profonda prima di tutto nella mentalità e gestione. Dopo Tangentopoli, la risposta fu la legge Merloni che voleva chiudere con la spartizione degli appalti tra poche grandi imprese che versavano tangenti. Nel 2001 la legge Obiettivo del centrodestra ha aperto la via a un elenco di opere in deroga ai piani regionali e alle stesse gare d’appalto. Gli ultimi scandali sono figli di quelle scelte. Il ministero a un esponente della minoranza può essere un segnale distensivo? Ma il problema non è se il ministro sarà della maggioranza, della minoranza dem o della Sudtiroler Volkspartei. Il tema è se il governo vuole davvero cambiare verso, aggredire il nodo della rotazione degli incarichi, azzerare il sistema del massimo ribasso, ripristinare il principio per cui un appalto non viene assegnato in uno stadio immaturo dell’opera lasciando all’impresa appaltatrice margini enormi di discrezionalità. Se il ministro fosse Speranza sarebbe un segnale o il tentativo di controllare il gruppo della Camera? Roberto fa il capogruppo alla Camera e mi pare lo faccia bene. Le primarie del Pd sono state un disastro? Se guardo ad Agrigento (dove ha vinto un candidato 'vicino' a Fi, ndr) mi chiedo se siano primarie del Pd o di altri. Metto in fila i titoli, Liguria, le polemiche sulla Campania, lo scandalo di Mafia Capitale. Penso che serva una legge di attuazione dell’articolo 49. Vorrebbe dire regole certe e trasparenti per la democrazia nei partiti e un controllo dal basso sulle scelte e attività. Il Pd di Roma e del Lazio secondo Orfini stanno cambiando. Ma le inchieste lambiscono le giunte Marino e Zingaretti… Marino e Zingaretti sono amministratori capaci e onesti. Sono i primi ad avere bisogno di un partito liberato da ogni opacità. Perché se hai 20 anni, non ti iscrivi a un comitato elettorale permanente o a un comitato d’affari. Guai se la sinistra non è in grado di capirlo e di risalire la china.